Sapersi descrivere, sul web, è quasi …un’arte.
Saper racchiudere in pochi paragrafi tutte le informazioni più interessanti e stimolanti riguardo alla propria presenza in rete è ciò che davvero può farti salire di un gradino rispetto ai tuoi concorrenti.
E non solo per un mero aspetto estetico; sempre più tool di terze parti stanno utilizzando le informazioni che lasciamo nelle mini-bio dei nostri account sui social network per filtrare, assemblare, proporre nuovi contenuti agli utenti.
Traffico, visibilità solo da cogliere con i giusti strumenti.
Oggi voglio spendere un po’ di tempo a parlare delle mini-bio su Twitter.
Quei piccoli, minuscoli paragrafi che da sempre, nella loro limitata lunghezza di 160 caratteri, cercano di mettere un primo ordine alla massa indistinta di account twittanti.
Come si scrive una buona bio per Twitter?
Cosa distingue una buona descrizione di sé stessi, in grado di portarci un po’ più in là nella nostra rete di contatti, da qualcosa di già visto, scontato e trascurabile?
Ecco cosa.
Perché ti serve una mini-bio
Vorrei ribadire prima di ogni altra cosa un semplice concetto. Se stai usando Twitter per raggiungere una rete di contatti più vasta di quella dei tuoi lettori abituali, una mini-bio non è un semplice accessorio al tuo account.
Non lo è.
Non è qualcosa da rimandare a tempi migliori o da riempire alla meno peggio con qualche stralcio proveniente da un altro social network o (peggio ancora) la tua pagina “Chi sono”.
Una buona bio è indispensabile per
- Permettere alla gente che ti legge per la prima volta di ricambiare “a pelle” un follow
- Permetterti di venire filtrato da tutti i tool (o mashup) di terze parti. Come Formulist, di cui abbiamo discusso qualche giorno fa.
Due motivi che da soli rappresentano gli stimoli migliori per cui vorrai cominciare a lavorare sulla tua mini-bio oggi stesso. Quante volte hai notato un nuovo follow da parte di un utente con avatar predefinito, nessuna bio e un nome mai sentito in vita tua? Evita di trovarti tu stesso in quella situazione.
Rendi la tua bio intrigante, adatta al tuo modo di twittare e gli utenti arriveranno a te.
Come api sul miele.
Qualcosa che ho imparato nel tempo
Durante questi anni devo dire di essere venuto in contatto con mini-bio di tutti i tipi. Intraprendenti, descrittive, noiose, stravaganti, assolutamente fuorvianti. Inclusa qualche notevole eccezione, la maggior parte delle mini-bio che mi vengono incontro ogni giorno soffrono di alcuni problemi.
Vediamo come risolverli? 🙂
- Evita i tecnicismi – A meno che tu non voglia attirare a te una ristrettissima cerchia di utenti ignorando il resto del mondo. Puoi farlo, ma chiediti anche quanto sia grande questa cerchia.
- Non copia-incollare qualche stralcio dalla tua about page – Nella migliore delle ipotesi il contenuto estrapolato non ti renderà giustizia, nella peggiore risulterà incomprensibile ai più.
- Non lanciare un attacco – Niente cose del tipo “Seguimi, se ci riesci” o “Solo per i più cool”. Non so ancora nulla di te e una sfida di questo tipo mi lascia del tutto indifferente.
- Non essere criptico – Per favore, niente cose del tipo “No, in 160 caratteri no. Se vuoi conoscermi leggi la mia bio sul sito”. E perché dovrei farlo prima ancora di sapere qual è il tuo valore aggiunto?
- Non inserire una mini-bio in inglese se twitti in italiano (o francese, o tedesco e così via) – Potresti finire ingiustamente filtrato per mera incomprensione linguistica.
- Motiva la tua presenza – Raccontami il perché del tuo essere su Twitter. Cerca di rendermi partecipe delle scelte che ti hanno portato a condividere il tuo mondo a colpi di 140 caratteri.
- Determina (e presentami) il tuo valore aggiunto – Cerca anche di raccontarmi perché, tra tutti, dovrei seguire anche il tuo account. È l’esperienza? L’approccio? L’ironia? Raccontamelo!
- Sii personale (ma non troppo) – Il vecchio classsico: niente discorsi aziendali precotti, ma neanche apparire un “amicone” a tutti i costi. Una via di mezzo, ferma e gentile.
- Evita di schierarti a priori – A meno che l’account non abbia finalità politiche o di sostegno a uno schieramento (anche non politico) di qualche tipo.
- Evita le banalità – Un metodo rapido per capire la situazione? Immagina di dover leggere la tua mini-bio a tutti i tuoi colleghi e amici ogni giorno in ufficio. Suona scontata? Suona banale e imbarazzante? È ora di cambiarla.
- Impara la grammatica – “nIenT3 cOs3 C0s1′”, per favore.
- Non dare assolutamente niente per scontato – No farmi leggere “Questo account è la controparte Twitter dell’omonimo gruppo su Facebook”. E quale sarebbe? Neanche un url piccolo piccolo?
- Lascia i giudizio ai tuoi utenti – Prima di scrivere “pubblico costantemente contenuto di grande valore per il segmento del web marketing italiano” pensaci due volte. E poi non scriverlo lo stesso.
Punti chiave
Ma quali sono, in definitiva gli aspetti in grado di definire una buona mini-bio?
1. Keyword
Per quali parole chiave vuoi essere filtrato e trovato?
Stila una lista di dieci keyword inerenti la tua nicchia. Poi elimina tutti i sinonimi o quanto di non direttamente corrispondente ai tuoi tweet degli ultimi 30 giorni. Riduci ancora questa lista eliminando banalità e paroloni a là “social media guru & web site analysis technical developer” e taglia a metà il risultato.
A parte gli scherzi, in 160 caratteri realisticamente puoi mettere in campo da 2 a 4 parole chiave ben proposte. Fai semplicemente in modo che siano quelle giuste.
2. Valore aggiunto
Perché dovrei starti a sentire?
Per la posizione che occupi?
Per il tipo di contenuti che sei in grado di propormi?
Perché offri un approccio diverso dai tuoi concorrenti?
Perché lavori in proprio e hai un approccio più sciolto su molte questioni?
Le risposte a queste domande sono un’altra parte della tua mini-bio.
3. Motivazione
Cosa ti spinge a condividere la tua visione del mondo su Twitter?
Qual è la passione scatenante dietro al tuo account?
Non ti conosco, ma sarà la tua motivazione ciò che mi permetterà di capire con chi ho a che fare. Potrò seguirti oppure no, ma sarà un grande filtro iniziale in grado di far arrivare a te contatti veri e propri e non utenti spaesati con cui non avere nessuno scambio.
Nel dubbio
Pensa insomma alla tua mini-bio come ad un elevator pitch. Solo, molto più risretto e rivolto a persone che non spenderanno più di tre secondi per scansionare e farsi colpire (oppure no, ma fa parte del gioco) da ciò che hai scritto.
Rimani sul semplice. Immagina di parlare a un ragazzo molto giovane o a tuo nonno. 🙂
E se sei in dubbio…
- Usa una citazione; funzionano sempre
- Poni una domanda che vorresti la gente facesse a te
- Inserisci un link a qualcosa di importante (un album su Flickr, il tuo Tumblr)
- Inserisci un mantra
- Riduci quanto hai già scritto di un buon 25%
- Usa parecchi punti fermi. Le frasi compatte sono le migliori in questo caso
Hai già definito una mini-bio specifica per Twitter?
O sino ad ora ti sei limitato a coprire una delle soluzioni qui sopra?
In entrambi i casi, ti va di condividerla con me? 😉