Bulloni.
Sì.
Quando mi trovo insieme a clienti nove volte su dieci mi trovo a ripetere come gli utenti non siano bulloni, da considerare maneggiabili un tanto al chilo.
Questo paragone, che di per sé mi fa sempre abbastanza ridere per come rinneghi in modo brutale tutti gli inglesismi e la parlantina cool di molti social media business explicator, nasconde in effetti una piccola realtà.
È semplice considerare i nostri utenti come fossero bulloni.
È semplice considerare chi dona linfa vitale al nostro business come fosse un oggetto, per nulla unico, un numero tra tanti da maneggiare senza ritegno secondo le esigenze del caso. Ed eventualmente verso cui sottovoce lamentarsi se non si comporta come ci si aspetta.
Un simile approccio genera abomini del tipo:
“Ho rispettato tutte le regole dell’infinito manuale della SEO, perché non vendo?”
Perché gli utenti non sono bulloni.
“Sto pubblicando trenta tweet al giorno e almeno dieci aggiornamenti di stato tramite tutti i migliori tool su piazza. Perché gli unici Like sono quelli della mia fidanzata?”
Perché gli utenti non sono bulloni.
Basta ripetere la semplice considerazione qui sopra riportata come mantra ogni qual volta l’intuito e il buon senso si sono fatti da parte per inseguire allo stremo il tecnicismo per riportare le cose un pochino più in carreggiata.
La maggior parte dei buoni progetti là fuori sono fatte da persone che parlano ad altre persone. E comprendendo come le persone pensano che si fa la differenza.
Se fallisci nel comprendere questo, se credi che chi ha successo sia solo chi possiede il mezzo più costoso o il maggior tempo disponibile, ti troverai prima o poi a guardare ai tuoi utenti come bulloni.
foto: comedy_nose