Ciò che hanno in comune tutte le newsletter a cui sono iscritto da 2+ anni

Tutti siamo bene o male iscritti a qualche newsletter.

Qualche volta si tratta del classico fulmine a ciel sereno, quando scopriamo un blog che incarna i nostri maggiori interessi. Altre si tratta di un “do ut des” per ottenere l’ebook o l’infoprodotto di turno.

Così, nel tempo, newsletter si accumulano una sopra l’altra lottando disperatamente contro i filtri antispam e le etichette del nostro client di posta. Solo alcune, pochissime, rimangono utili e resistono davvero a lungo.

Ecco ciò che ho notato dando uno sguardo alle newsletter a cui sono iscritto da almeno un paio di anni e che leggo ancora costantemente. Ci crederesti?

1) Sono dannatamente semplici

Purtroppo, niente fuochi d’artificio. Niente colonne multiple alternate a immagini come se piovesse. Solo un paio di colonne, nel migliore dei casi e testo quanto basta.

Lo stesso layout viene mantenuto a lungo. Per molte di esse non credo sia neppure mai cambiato. Ciò fa in modo che sia molto più semplice scansionarle di volta in volta senza dover reinterpretare il messaggio ricevuto.

2) Sono personali, senza volerlo essere a tutti i costi

La differenza tra le newsletter che vogliono essere intime a tutti i costi e quelle che cercano, garbatamente, di far sapere che conoscono le esigenze di chi le legge sta tutta in una parola: contesto.

Le newsletter a cui sono più affezionato sanno essere parte di un contesto più ampio. Anticipano articoli futuri sulla base di commenti ricevuti in passato (e ne esplicitano i processi di creazione). Si legano ad articoli e commenti già trattati e già discussi insieme al target (hey, sono io!) rendendolo partecipe delle meccaniche che stano dall’altra parte del blog.

Insomma, sanno far sentire il lettore qualcosa di più di un numerino in lista.

3) Sono imprevedibili

Non c’è niente di più noioso dello scorgere a colpo d’occhio tutte le malizie di una newsletter -e di un’autore- che vuole solo spremere la propria lista senza troppi sforzi.

Le newsletter che più amo sono in grado di mantenere una percentuale di contenuto “fisso” (strutturale) e condirlo di parti variabili come se piovesse. Alcuni usano ruotare interviste ricevute in sidebar, di fianco all’editoriale della settimana. Altri un tool degno di nota. Altri ancora un piccolo trick da seguire per approfondire un discorso introdotto sul blog.

Sanno quindi essere imprevedibili in modo da non lasciare che l’utente scorra il tuo ennesimo subject pensando: “Oh no, non ancora gli stessi RSS che ho già letto sul sito!”.

4) Possiedono il giusto timing

Due scuole di pensiero:

“Mantenere una lista calda è tutto in una buona campagna di email marketing.”

e

“Scrivere troppo spesso ai tuoi lettori li farà scappare a gambe levate.”

Dove sta il giusto mezzo? Le newsletter che ancora oggi leggo dopo due anni mi arrivano spesso. Fino a tre volte a settimana, nei momenti migliori.

Il punto è che lo fanno con tempismo. Insieme a quella che potremmo chiamare “frequenza ufficiale” (una volta alla settimana?) alternano mail puramente testuali come semplici promemoria su attività che il mittente sa essere importanti per me.

(perché io gliel’ho detto non appena ho avuto il tempo configurando il mio profilo al meglio)

Così, ogni qual volta ricevo una mail extra, so già che sarà in puro testo, conterrà al massimo 3 paragrafi ben scritti e un link a qualcosa di effettivamente utile per i prossimi giorni. Niente di meglio se ho deciso di seguire un evento, iscrivermi a un pre-lancio o seguire da vicino un’altra attività di un personaggio che seguo da vicino. Con buona pace del “non scrivere troppo ai lettori o fuggiranno”.

Cosa funziona per te?

Hai mai mantenuto così a lungo l’iscrizione a una newsletter? Esiste un particolare tipo di approccio che non respingi ma che, anzi, trovi estremamente utile per quanto riguarda i tuoi interessi?

Cos’hanno in comune le newsletter che hai ricevuto questa settimana, se vi sei rimasto iscritto da un sacco di tempo a questa parte?

foto: © Beat Bieler – Fotolia.com