7 aspetti per riconoscere un pessimo consulente web

Come riconoscere consulente web
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Hai mai avuto la necessità di affidarti a qualcuno che ne sapesse più di te? Ti sei mai trovato nella situazione di dover valutare più figure professionali per costruire quel puzzle di competenze che ritenevi necessarie per farti raggiungerei i tuoi obiettivi?

Saper riconoscere un buon consulente web è parte del raggiungere quel risultato che abbiamo in mente di raggiungere. Professionisti competenti possono portare sul piano della realtà progetti che di reale hanno ancora ben poco. Professionisti improvvisati possono creare stress nel cliente, tensioni nel progetto e farti perdere tempo e budget.

Da consulente, ma soprattutto da cliente-di-altri-professionisti, ecco qualche campanello d’allarme.

1. Non parla un linguaggio comune

Quale che sia la tua attività, se ti rapporti con delle persone, dovresti essere in grado di parlare un linguaggio a loro comprensibile. Poco importa se tu, quotidianamente, ti trovi ad avere a che fare con acronimi, modi di dire e termini ibridi tra inglese e italiano. Se non riesci a tradurre tutto ciò in qualcosa di estremamente semplice e digeribile da chi non fa il tuo stesso mestiere, non stai facendo un buon lavoro.

2. Non parla con te prima di inviare preventivo

Nessuna soluzione è reiterabile di cliente in cliente. Certo, ci possono essere molti spunti comuni tra due progetti apparentemente uguali, ma se hai di fronte una macchina spara-preventivi, probabilmente dietro non ci sarà un buon consulente. Prendersi il giusto tempo (anche solo una mezz’ora) per discutere del progetto con chi ti sta di fronte non è un’opzione se vuoi considerarti un professionista.

3. Google non sa chi sia…

È possibile, ma non così probabile, che tu possa trovarti di fronte a un professionista estremamente preparato e con una banale ricerca su Google per il suo nome non compaia assolutamente nulla. Di certo, se la persona che stai valutando affinché lavori con te si vende come comunicatore o professionista in una determinata nicchia, è estremamente improbabile che nessuno -davvero nessuno- ne abbia mai parlato (bene, o male). Altro campanello di allerta.

4. …ma soprattutto non lo sa LinkedIn

In particolar modo dovresti farti venire più di un dubbio se oggi, 2012, un professionista della comunicazione sul web non ha speso una mezza giornata di tempo per iniziare a lavorare sul proprio profilo LinkedIn. E non si tratta solo della storia del calzolaio che va in giro con le scarpe rotte. Se chi hai di fronte non ha colto le infinite possibilità di networking e valorizzazione della propria figura offerte da questo social network, forse è meglio guardare altrove.

5. Non è disposto a dirti “No”

Sai, una domanda che mi piacerebbe fare più spesso (ma che spesso non riesco a fare) ad altri professionisti è: “Quali lavori hai rifiutato?”. Dai “no” di una persona puoi capire parecchie cose. Ci sono moltissimi “no” che a un professionista conviene dire perché non si adattano a ciò che è il suo lavoro quotidiano, non rispettano una soglia minima di qualità o semplicemente (di pancia) non convincono. Se qualcuno è troppo ansioso di dirti “sì” senza spiegarti come può esserti utile e perché lo hai convinto, inizia a correre nella direzione opposta.

6. Non è focalizzato sul perché

È proprio sui perché conviene aggiungere un nuovo punto. I clienti, nel loro mestiere di essere …clienti, non conoscono le sfumature del nostro lavoro, o quale sia il giusto modo per raggiungere i loro obiettivi. Altrimenti hey, non sarebbero clienti. In tutto questo, un consulente web dovrebbe essere colui che alla domanda “Dobbiamo aprire n-canali”, “Dobbiamo produrre più X e più Y” risponde pacato. “Bene, spiegami perché credi di doverlo fare e valutiamo insieme se sia la strategia migliore per te”.

7. È un “consulente a 360°”

Non c’è niente di sbagliato nel voler cercare di coprire più di una nicchia, espandendosi di tanto in tanto in segmenti limitrofi della nostra attività che riteniamo poter valorizzare il servizio al cliente. Un copywriter potrebbe voler iniziare a imparare basi di SEO per proporre un servizio migliore ai suoi clienti, per esempio. Un consulente per Google Analytics potrebbe voler espandere la sua attività verso report generati da MailChimp o aWeber, così da migliorare i suoi report.

In tutto questo, il voler però arrivare ad essere la sola e unica persona che si dedica di ogni fase del progetto è, semplicemente, sbagliato e pericoloso. Puoi certamente trovare la mente, o il responsabile unico di una serie di partner o collaboratori dietro le quinte, ma se hai di fronte qualcuno che intende curarsi di grafica, progettazione, sviluppo, promozione, analitica e design del logo, io qualche domanda me la farei.

Queste sono solo alcuni dei principali aspetti che, tornassi a essere un cliente, andrei a valutare nella scelta di un buon partner.Tu cosa ne pensi?

Quali sono gli aspetti che ti fanno suonare il campanello d’allarme? 🙂