Call-to-action che funzionano

Come migliorare una call-to-action

Il fatto è che molte call-to-action che si vedono in giro non funzionano come dovrebbero.

Semplicemente non funzionano.

Così bombardati ogni giorno di informazioni e stimoli, siamo diventati parecchio bravi nel classico gioco del “sospetta & rimanda”, trovando sempre ottime scuse per non compiere l’ennesimo “click qui”.

Se ricordi, qualche tempo fa scrivevo di come un banale “Click Here” potesse non essere sempre tutto ciò di cui avessero bisogno le tue campagne DEM.

Certo, qualcosa di così perentorio può ancora funzionare. Se adeguatamente supportato, nel testo che lo circondi, da ulteriori motivazioni.

Può ancora funzionare se il solito Clicca Qui arriva al momento giusto nella tua pagina, dopo che un’attenta serie di spunti e riflessioni hanno messo in moto gli ingranaggi nella mente del lettore.
Se arriva, insomma, con cognizione di causa e tanti test a supporto.

Ma spesso, soprattutto quando si è alle prime armi, non si arriva a tanto.
Per semplicità e per velocità, diamo per assodato che quel Clicca Qui a fondo pagina sia il massimo che possiamo raggiungere come stimolo.

E continuando quindi a variare tutto ciò che ci sta intorno (testi, immagini, grassetti, colori), non ci accorgiamo dell’ingrato compito che vi abbiamo affibbiato, a quella povera -e fondamentale- chiamata all’azione.

Come rimediare? 🙂

Punti di vista

Il fatto è che una call-to-action, per funzionare, dovrebbe rispondere ad alcune precise caratteristiche.

Dovrebbe essere concisa. Asciutta. E contestualizzata, aggiungerei. Memorabile? sicuramente. In grado insomma di far accendere la classica lampadina senza far dubitare l’utente di ciò che troverà dall’altra parte del click.

Per funzionare deve, in buona sostanza, riuscire spostare il focus da chi scrive verso chi legge.

Tutto qui? Oh, sì.
Qualche esempio?

  • (nel promuovere una newsletter di cucina) “Iscriviti” diventa “Scopri come cucinare i macarons”
  • (in sidebar, sul tuo blog) “Iscriviti al feed” diventa “Sfoglia i contenuti in Google Reader”
  • (nel promuovere la vendita di un corso in aula) “Contattaci” diventa “Ricevi ulteriori informazioni”
  • (come sopra ma in versione #2) “Contattaci” diventa “Scopri le promozioni in corso”
  • (nel promuovere un infoprodotto) “Clicca qui” diventa “Impara a disegnare a mano libera”
  • (nel promuovere un servizio di consulenza) “Contattami” diventa “Ricevi un preventivo su misura”
  • (in header o nel footer) “Chiamaci” diventa “Parla ora con il supporto tecnico”

E così via.

Spostare il focus da ciò che noi otteniamo grazie al contatto verso ciò che l’utente riceverà grazie all’azione che sta per intraprendere è la chiave per costruire call-to-action che semplicemente …funzionano.

Èd è anche un buon modo di concepire i propri testi, se proprio vogliamo dirla tutta.

Per estensione, non è il solo Clicca Qui a venire rimesso in gioco. Lo è anche la nutrita schiera di Iscriviti, Seguimi e Contattami, i quali possono essere girati a seconda dei casi nelle loro corrispettive gratificazioni per l’utente.

Ricevi, Ottieni, Scarica, Impara sono tutti termini molto più precisi, estremamente a portata di mano e contestualizzati tanto per una squeeze page quanto per una vera e propria landing. O perché no, semplicemente per testare qualcosa di nuovo in sidebar o sulla homepage di un nuovo prodotto ad-hoc.

Spesso, clicca qui è la soluzione più ovvia. È la strada più praticata.
Lo uso anch’io? Certo che sì. Funziona davvero? A volte.

Testare nuove call-to-action che finalmente valorizzino il risultato per l’utente può dare esiti inaspettati. Perché non provare?

foto: @Lasse Kristensen – Fotolia.it