Aprendo le impostazioni di una qualunque campagna ricerca potrebbe capitarti di notare un enorme blocco di impostazioni che invita ad abbracciare le meraviglie dell’AI di Google per provare a migliorare i tuoi risultati.
Si tratta di AI Max per le campagne sulla rete di ricerca, che in questi giorni sta uscendo ufficialmente dalla fase beta, puntando a raccogliere l’eredità degli annunci DSA per la rete ricerca, gli asset generati automaticamente e l’impiego di corrispondenze generiche a livello di campagna.
Come sempre accade in questi casi, è importante sapere cosa comporta tutto ciò.
Facciamo una panoramica?
La funzionalità, di per sé, si attiva a livello di campagna (solo ricerca), proprio facendo clic su “Ottimizza la tua campagna con AI Max”.
Al clic, l’impostazione è immediatamente attivata (puoi disattivarla in ogni momento) a differenza di altre impostazioni di campagna che chiedono di confermare ancora con un clic su Salva o Annulla.
L’idea è che con AI Max la tua campagna possa espandere la copertura dei termini di ricerca già forniti a livello di gruppo di annunci e personalizzare il contenuto e la destinazione degli annunci stessi.
Sempre a livello di campagna, puoi controllare:
- l’ottimizzazione degli asset, stabilendo se lasciare a Google la personalizzazione del testo e dell’URL di destinazione
- l’inclusione o esclusione di elenchi di brand, per controllare la corrispondenza con le query degli utenti quando legate a brand o marchi
Tutte queste funzionalità non sono nuove di per sé, ma vengono attivate in blocco con AI Max e possono venire spente o maggiormente controllate – penso all’esclusione degli URL per l’ottimizzazione dell’URL di destinazione – se necessario.
AI Max suggerisce – ma non viene bloccata da – l’impiego di una strategia di offerta basata su conversioni o valore conversione. Se stai usando CPC Manuale o Quota Impressioni Target ti verrà suggerito di modificarla.
Quello che spesso sfugge è che AI Max non si limita solo a questo blocco di impostazioni a livello di campagna.
C’è anche parecchio a livello di gruppo di annunci.
Con AI Max attiva, le impostazioni del gruppo di annunci (che notoriamente in piattaforma presentavano giusto due opzioni) si moltiplicano permettendo di gestire:
- La corrispondenza dei termini di ricerca, lasciando alla piattaforma libertà o meno di espandere le keyword a corrispondenza generica
- L’inclusione di elenchi di brand, ma non l’esclusione, che rimane gestibile solo a livello di campagna
- Le località di interesse, che insieme alle impostazioni di località di campagna permettono di controllare in modo ancora più fine l’erogazione degli annunci. Su questo punto in particolare torniamo presto, perché è meno intuitivo di quanto possa sembrare.
- L’inclusione dell’URL, per permettere all’AI di Google di impiegare solo alcune pagine nell’ottimizzazione dell’URL di destinazione.
Se il gruppo di annunci è dinamico (quindi la campagna già distribuisce gli annunci sulla base di un feed di pagina o dell’indice di Google) le impostazioni disponibili sono soltanto quelle legate a località di interesse e inclusione dell’URL.
Dice: “Ok, ho attivato AI Max. Ora come faccio a vedere se sta portando risultati?”
Google ha messo a disposizione una nuova voce per segmentare i risultati a livello di parole chiave, per “Tipo di corrispondenza dei termini di ricerca”, che ora mostra anche una riga “AI Max” per tutti i valori disponibili in colonna.
Ciò significa che puoi osservare la distribuzione di budget, impressioni, clic, CTR, CPC, conversioni, valore conversione e praticamente tutto ciò che già osservi, ora anche per le corrispondenze estese generate da AI Max.
Mica male.
Più che uno strumento davvero nuovo, AI Max per le campagne ricerca è una sorta di toolkit che racchiude funzionalità in gran parte disponibili singolarmente da tempo in piattaforma ma che se usate insieme possono – è un’ipotesi tutta da testare – migliorare i risultati di una campagna.