7 Aspetti per Riconoscere un Pessimo Consulente Web

...e fuggire rapidamente in un altra direzione

scritto da Francesco Gavello [+] il 27 febbraio 2012 | 9 Commenti in: Featured | Ispirazioni

Come riconoscere consulente web

Hai mai avuto la necessità di affidarti a qualcuno che ne sapesse più di te? Ti sei mai trovato nella situazione di dover valutare più figure professionali per costruire quel puzzle di competenze che ritenevi necessarie per farti raggiungerei i tuoi obiettivi?

Saper riconoscere un buon consulente web è parte del raggiungere quel risultato che abbiamo in mente di raggiungere. Professionisti competenti possono portare sul piano della realtà progetti che di reale hanno ancora ben poco. Professionisti improvvisati possono creare stress nel cliente, tensioni nel progetto e farti perdere tempo e budget.

Da consulente, ma soprattutto da cliente-di-altri-professionisti, ecco qualche campanello d’allarme.

1. Non parla un linguaggio comune

Quale che sia la tua attività, se ti rapporti con delle persone, dovresti essere in grado di parlare un linguaggio a loro comprensibile. Poco importa se tu, quotidianamente, ti trovi ad avere a che fare con acronimi, modi di dire e termini ibridi tra inglese e italiano. Se non riesci a tradurre tutto ciò in qualcosa di estremamente semplice e digeribile da chi non fa il tuo stesso mestiere, non stai facendo un buon lavoro.

2. Non parla con te prima di inviare preventivo

Nessuna soluzione è reiterabile di cliente in cliente. Certo, ci possono essere molti spunti comuni tra due progetti apparentemente uguali, ma se hai di fronte una macchina spara-preventivi, probabilmente dietro non ci sarà un buon consulente. Prendersi il giusto tempo (anche solo una mezz’ora) per discutere del progetto con chi ti sta di fronte non è un’opzione se vuoi considerarti un professionista.

3. Google non sa chi sia…

È possibile, ma non così probabile, che tu possa trovarti di fronte a un professionista estremamente preparato e con una banale ricerca su Google per il suo nome non compaia assolutamente nulla. Di certo, se la persona che stai valutando affinché lavori con te si vende come comunicatore o professionista in una determinata nicchia, è estremamente improbabile che nessuno -davvero nessuno- ne abbia mai parlato (bene, o male). Altro campanello di allerta.

4. …ma soprattutto non lo sa LinkedIn

In particolar modo dovresti farti venire più di un dubbio se oggi, 2012, un professionista della comunicazione sul web non ha speso una mezza giornata di tempo per iniziare a lavorare sul proprio profilo LinkedIn. E non si tratta solo della storia del calzolaio che va in giro con le scarpe rotte. Se chi hai di fronte non ha colto le infinite possibilità di networking e valorizzazione della propria figura offerte da questo social network, forse è meglio guardare altrove.

5. Non è disposto a dirti “No”

Sai, una domanda che mi piacerebbe fare più spesso (ma che spesso non riesco a fare) ad altri professionisti è: “Quali lavori hai rifiutato?”. Dai “no” di una persona puoi capire parecchie cose. Ci sono moltissimi “no” che a un professionista conviene dire perché non si adattano a ciò che è il suo lavoro quotidiano, non rispettano una soglia minima di qualità o semplicemente (di pancia) non convincono. Se qualcuno è troppo ansioso di dirti “sì” senza spiegarti come può esserti utile e perché lo hai convinto, inizia a correre nella direzione opposta.

6. Non è focalizzato sul perché

È proprio sui perché conviene aggiungere un nuovo punto. I clienti, nel loro mestiere di essere …clienti, non conoscono le sfumature del nostro lavoro, o quale sia il giusto modo per raggiungere i loro obiettivi. Altrimenti hey, non sarebbero clienti. In tutto questo, un consulente web dovrebbe essere colui che alla domanda “Dobbiamo aprire n-canali”, “Dobbiamo produrre più X e più Y” risponde pacato. “Bene, spiegami perché credi di doverlo fare e valutiamo insieme se sia la strategia migliore per te”.

7. È un “consulente a 360°”

Non c’è niente di sbagliato nel voler cercare di coprire più di una nicchia, espandendosi di tanto in tanto in segmenti limitrofi della nostra attività che riteniamo poter valorizzare il servizio al cliente. Un copywriter potrebbe voler iniziare a imparare basi di SEO per proporre un servizio migliore ai suoi clienti, per esempio. Un consulente per Google Analytics potrebbe voler espandere la sua attività verso report generati da MailChimp o aWeber, così da migliorare i suoi report.

In tutto questo, il voler però arrivare ad essere la sola e unica persona che si dedica di ogni fase del progetto è, semplicemente, sbagliato e pericoloso. Puoi certamente trovare la mente, o il responsabile unico di una serie di partner o collaboratori dietro le quinte, ma se hai di fronte qualcuno che intende curarsi di grafica, progettazione, sviluppo, promozione, analitica e design del logo, io qualche domanda me la farei.

Queste sono solo alcuni dei principali aspetti che, tornassi a essere un cliente, andrei a valutare nella scelta di un buon partner.Tu cosa ne pensi?

Quali sono gli aspetti che ti fanno suonare il campanello d’allarme? :)

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9 Commenti

Update 12/02/2012: Il Regolamento Commenti è cambiato! Leggi ciò che serve sapere!

  1. Giuseppe D'Elia ha detto:

    Ciao Francesco, in effetti si può dire che questi punti siano davvero la base e mi trovo in tutto quel che dici. Ci sono moltissimi professionisti che soddisfano i requisiti (in maniera positiva) e tanti altri che non lo fanno, ma il problema principale secondo me è che ad oggi, nella nostra realtà italiana troppe figure hanno la Necessità di coprire più ruoli per offrire un servizio più completo senza affidarsi ad altri o pagare qualcuno per soddisfare tali necessità. Non dico che sia professionale, ma non certo li si può considerare il diavolo, anche perché magari (forse in minor parte, ma ci sono) coloro che decidono di ricoprire più ruoli imparando seriamente ciò che dovrebbero fare praticamente.

    Questa è la mia personalissima opinione, ma essendo un System Administrator ne vedo tante di figure di questo tipo, e in effetti se li conosci più a fondo del biglietto da visita capisci che alcuni comportamenti son purtroppo necessari.

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  2. Benedetto Motisi ha detto:

    Il punto 1 è importante davvero se si ha a che fare con un professionista che vuol “vendere” comunicazione online.
    IMHO è pure vero che c’è chi utilizza certi termini per ammantarsi di un’aura di “stregoneria”, di “guru”, in cui molti cascano.

    3 e 4 sono veramente ineccepibili!

    Questi secondo me, i componenti del “podio” ;)

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  3. Andrea ha detto:

    Concordo su tutto. Avendo lavorato in entrambe le parti della barricata il punto mi sta particolarmente a cuore. E spesso si traduce in un focus sul prodotto/servizio e non su caratteristiche- benefici che prodotto/servizio porta, ma senza raccolta informazioni preventiva si ha poco da parlare di benefici..

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  4. Mattia ha detto:

    Concordo anche io e ci sarebbero molte altre cose da aggiungere, forse meno importanti.
    Io una cosa che detesto è quando mi lasciano l’indirizzo email nomecognome@LIBERO.it .. li mi cade tutto. Peggio ancora se me lo fa scrivere su carta perchè non ha un bigliettino da visita. :(

    Tratto da una storia vera :)
    Ciao

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  5. Gabriele ha detto:

    (Ho letto solo ora il regolamento sui commenti :D )

    Aggiungerei un punto: è in grado di garantirti risultati sicuri!

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  6. Mammamsterdam ha detto:

    Sono d’ accordo su tutto e potrei trasportarlo così com’ è nel mio lavoro di traduttrice (se mi chiedi perché dopo tanti anni non ho la versione italiana del sito – ci starei lavorando- è perché clienti italiani preferisco non averne a meno che non mi vengano presentati da qualcuno).

    Anche il discorso del biglietto da visita e del dominio sono parole sante, io in fondo ho iniziato con un biglietto da visita e un logo fatto da un’ amica dell’ Accademia di belle arti. Anche se poi lavorare al logo definitivo con un professionista e al sito con altri – tutti amici, peraltro, che conoscendomi bene hanno cercato di propormi cose che si adattassero a quello che siamo – è stata una delle parti migliori.

    L’ unica domanda difficile è: quali sono i progetti a cui hai detto di no? Non me li ricordo per niente, so che ci sono stati ma o o rimosso, o mi sono organizzata in modo da nn arrivarci.

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  7. Loris ha detto:

    Mamma mia quanto è vero!!
    Ieri sera ho rinunciato ad un progetto da 21.000 euro relativo ad una App in quanto uno di questi “guru” ha promesso cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare..

    Rispondi
  8. [...] questo post è nato leggendo un articolo dedicato a tutt’altro, Mi sono divertito a rieditarlo in funzione del mio settore, ovvero quello dello spettacolo e [...]

    Rispondi

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