Diciamo che hai appena lanciato una campagna Demand Gen, Video o Display.
Gli annunci stanno iniziando a girare, e accumulano le prime impressioni.
Come fai a sapere che quelle impressioni siano state, diciamo, di valore e che abbiano contribuito a una reale esposizione del messaggio?
In advertising le impressioni non sono mica tutte uguali. E non mi riferisco solo alle impressioni ottenute sui diversi posizionamenti. O allo spaccato dei dati sulle impressioni che potresti avere segmentando per ora del giorno, località o dispositivo.
È proprio che tra tutte le impressioni che tecnicamente sono state generate dall’esposizione dell’annuncio, ne esistono alcune di molto più rilevanti. Forse le uniche utili a garantire che il tuo messaggio abbia avuto una reale opportunità di essere visto dall’utente che rientra nel tuo targeting.
Tutto parte da un concetto chiave: la visualizzazione attiva.
La visualizzazione attiva – o Active View – è una metrica creata in conformità allo standard del Media Rating Council e all’Open Measurement SDK, per misurare la visibilità degli annunci online.
Si applica in modo diverso a seconda del formato, ma è abbastanza semplice:
- Un annuncio illustrato per la rete display viene considerato “visibile” quando almeno il 50% della sua superficie è visibile a monitor per almeno un secondo.
- Un annuncio video, viene considerato “visibile” quando almeno il 50% della superficie è visibile a monitor, mentre il video viene riprodotto per almeno due secondi.
La stragrande maggioranza degli annunci che puoi pubblicare in YouTube o in rete display può venire misurata secondo le metriche di visualizzazione attiva, insieme alle metriche più classiche come impression o CTR.
E può generare dati in una serie di metriche (leggi: colonne personalizzate) che puoi aggiungere in piattaforma a livello di campagna, gruppo di annunci e annunci.
Se stai muovendo i primi passi per imparare a usare Google Ads in modo più efficace, puoi concentrarti sulle quattro più importanti.
1) Le impressioni non visibili
L’opposto di quanto abbiamo appena detto. Tutte quelle impressioni che, rispetto al totale, sono state erogate in una posizione non visibile agli utenti.
Ti aiuta a capire la quota di impressioni erogate in posizioni che, per fattori diversi – uno scrolling troppo veloce o il posizionamento troppo in basso nella pagina, magari – non hanno mai raggiunto le soglie di visualizzazione attiva.
2) Il tasso misurabile
La percentuale di impressioni totali misurate secondo la visualizzazione attiva. Un tasso vicino al 100% è ottimale, ma alcuni formati o posizionamenti possono limitare la misurabilità.
3) Il tasso di visibilità
Forse la metrica più importante. Una stima del numero di impressioni misurabili effettivamente visibili ai tuoi potenziali clienti. È l’indicatore principale che dovresti usare per ottimizzare i posizionamenti e migliorare la qualità del traffico.
4) Il CPM visibile medio
Come il CPM Medio, ma ristretto alle sole impressioni visibili. Fornisce un quadro più preciso sul costo delle impressioni di qualità.
È la metrica più efficiente per confrontare l’efficacia del costo tra diverse campagne o gruppi di annunci, perché rende uniforme il costo sulla reale esposizione.
Google ci tiene a specificare che una visualizzazione attiva è in grado di indicare quando un annuncio è realisticamente visibile, ma non se l’utente lo sta effettivamente guardando. Direi che ha senso, ma è già parecchio, no?