Google Analytics 4 è uno strumento potente, a portata di mano e assolutamente centrale per comprendere come gli utenti interagiscono con il tuo sito web.
Il problema è che proprio questa flessibilità e la vasta quantità di dati che può raccogliere – anche senza entrare in complicate configurazioni – possono trasformarsi in un sovraccarico informativo, rendendo difficile trasformare questi dati in azioni da compiere.
Che si fa, quindi?
Si mette in piedi una solida tracking strategy.
Una tracking strategy (o piano di misurazione) è un documento strategico e operativo. Non è solo una lista tecnica, ma una vera e propria mappa che definisce cosa misurare sul tuo sito, come implementare tecnicamente questa misurazione in GA4 e, soprattutto, perché quelle specifiche metriche sono importanti in relazione agli obiettivi concreti del tuo business.
Mica male.
Tutto questo oggi è cruciale per diversi motivi:
- Allinea i dati agli obiettivi: Assicura che ogni evento e parametro tracciato sia direttamente collegato a un obiettivo di business (es. aumentare le vendite, generare contatti) e ai Key Performance Indicators (KPI) scelti per misurarne il successo. Si smette di raccogliere “dati per il gusto di farlo” e ci si concentra su ciò che conta davvero.
- Cerca di ottenere dati significativi e azionabili: Definisce chiaramente quali azioni utente sono importanti (es. aggiunta al carrello, invio di un form, download) e come tracciarle in modo coerente. Questo porta a report più puliti e a insight che possono guidare decisioni strategiche.
- Guida l’implementazione tecnica: Fornisce specifiche chiare (nomi degli eventi, parametri necessari, setup tramite GTM o codice) riducendo errori e ambiguità durante la fase di configurazione.
- Facilita l’analisi e la costruzione di report: Sapendo cosa viene tracciato e perché, diventa molto più semplice creare report personalizzati, segmentare il pubblico (es. utenti che abbandonano il carrello vs. acquirenti) e analizzare le performance in modo mirato.
- Promuove la coerenza nel tempo: Funge da documento di riferimento per la manutenzione e l’aggiornamento del tracciamento man mano che il sito o gli obiettivi evolvono.
Senza questo piano, si naviga alla cieca: potresti raccogliere dati incompleti, irrilevanti o così disorganizzati da risultare quasi inutili.
Il piano di misurazione funge insomma da ponte, collegando le tue ambizioni di business alla configurazione tecnica di Google Analytics. Soprattutto per questo dovrebbe concentrarsi su pochi, impattanti aspetti.
Per iniziare, può bastare un semplice foglio di calcolo, magari in Google Drive, con una manciata di colonne per iniziare a mettere ordine nel caos.
- Quali sono i macro-obiettivi del nostro progetto?
- Quali sono i micro-obiettivi del nostro progetto?
- Come misureremo il successo verso quegli obiettivi?
E poi, entrando nel dettaglio:
- Di quali specifici eventi GA4 abbiamo bisogno?
- Sono eventi raccolti automaticamente?
- Sono eventi che richiedono un’implementazione manuale?
- Se viene impiegato il Data Layer, quali dati vengono resi disponibili?
- Quali eventi avranno anche bisogno di parametri personalizzati?
- Quali eventi costruiranno, con questi parametri, dimensioni o metriche personalizzate?
- Quali eventi costruiranno segmenti di pubblico utili a tattiche di retargeting?
Facciamo un esempio?
Diciamo che sei uno studio di architettura. Dal tuo sito vuoi ottenere tanti, buoni, lead profilati. Hai diverse pagine che illustrano servizi e casi di studio, e per questi ultimi hai incluso video e PDF da scaricare. Alcune pagine contengono un modulo di contatto, che porta l’utente a una pagina di ringraziamento.
Uno scenario abbastanza classico.
Il tuo piano di misurazione, per quanto concerne Google Analytics, dovrebbe definire quali eventi sono necessari per tenere traccia di tutto quanto sopra, come farlo e ricordarlo nel tempo.
Nel concreto: per tenere traccia del download di un qualunque contenuto scaricabile dalle tue pagine – anche un PDF, appunto – hai già a disposizione l’evento file_download, che porta con sé parametri aggiuntivi per recuperare nei report il nome del file o la sua estensione.
Per tenere traccia dell’interazione con contenuti video – se inclusi da YouTube – hai già a disposizione gli eventi video_start, video_progress e video_complete che rispettivamente monitorano l’avvio, l’avanzamento (al 10%, 25%, 50% e 75%) e il completamento della riproduzione del video.
Per monitorare l’invio del modulo di contatto, potresti impiegare l’evento consigliato generate_lead, attivandolo quando l’utente invia con successo il modulo, prima che venga caricata la pagina di conferma. Gli eventi consigliati richiedono una configurazione manuale, attraverso Tag Manager o interventi diretti al codice.
Lo scopo di un piano di misurazione è semplicemente tenere traccia di quanto sopra, organizzando nomi degli eventi, tipo, parametri e ruolo di obiettivi micro e macro. Per iniziare può bastare, dicevo, un semplice foglio di calcolo da far evolvere nel tempo in una serie di documenti tecnici di riferimento per chi opera oggi e per chi verrà in futuro.
Utile, infine, prevedere un piano di validazione e manutenzione: semplici ma ferree procedure per verificare la correttezza dei dati raccolti dopo l’implementazione e per aggiornare il piano nel tempo.
Insomma, una tracking strategy non è qualcosa che capita agli altri, ma una necessità per chiunque voglia sfruttare seriamente le potenzialità di Google Analytics 4. E, aggiungerei, di qualunque altro strumento di web analysis ci si trovi a impiegare.
Investire tempo nella creazione di un piano di misurazione significa puntare a ottenere dati di qualità, analisi più profonde e, non meno rilevante, prendere decisioni informate per migliorare realmente le performance del proprio progetto.