Apri il tuo account Google Analytics e raggiungi un qualsiasi rapporto che mostri come dimensione principale il “gruppo di canali predefinito”, per esempio Acquisizione > Acquisizione Traffico.
Più complessa l’attività di marketing intorno al tuo sito, più probabile che in questa tabella siano presenti, sulla sinistra, riferimenti a canali più o meno precisi.
Volendo semplificare al massimo, il gruppo di canali predefinito in Google Analytics 4 è concettualmente simile a un insieme di scatole pronte a raccogliere il traffico sulla base della corrispondenza di specifiche sorgenti o mezzo.
Più o meno tutti i report, in piattaforma, possono impiegare come dimensione principale per la tabella proprio questo raggruppamento predefinito.
Il problema è che Google Analytics può immaginare solo fino a un certo punto cosa tu stia facendo intorno al tuo sito in termini di campagne marketing e, di conseguenza, traffico in ingresso. Serve un piano. Serve affrontare Google Analytics con consapevolezza.
Il raggruppamento predefinito, che puoi osservare tra le impostazioni della Proprietà, in Impostazioni dei dati > Gruppi di canali, impiega infatti una serie di regole in progressione che cercano di trovare una giusta “scatola” per ciascuna sorgente/mezzo impiegata da un utente per arrivare sul sito.
È arrivato un utente la cui sorgente è un sito di ricerca riconosciuto, oppure il mezzo è esattamente corrispondente a organic? Ah, benissimo: allora la sua scatola sarà “Ricerca organica”.
È arrivato un utente la cui sorgente è un social network riconosciuto, e anche il suo mezzo è ppc? Fantastico, allora la sua scatola sarà “Social a pagamento”.
E così via.
E quando nessuna scatola corrisponde? Beh, rimane solo un’opzione, che probabilmente hai già incrociato in piattaforma: è il poco pratico “Unassigned”, che semplicemente viene applicato quando non ci sono altre regole corrispondenti.
Quindi, dice: che me ne faccio dei gruppi di canali in Google Analytics?
Così come nascono, non molto. Per quanto efficienti nel dare un minimo di senso iniziale alla fitta maglia di sorgenti/mezzo, i gruppi risultano molto spesso troppo generici anche quando soltanto si hanno un paio di campagne in Meta o LinkedIn attive. O quando hai del traffico in ingresso da referral che vuoi scorporare da un’unico grande contenitore.
Ecco perché diventa particolarmente interessante progettare il proprio gruppo di canali personalizzato.
Si procede sempre a livello di Proprietà, nel già citato Impostazioni dei dati > Gruppi di canali, impiegando il gruppo di canali di partenza come base a cui aggiungere, modificare o riordinare le regole interne.
Naturalmente, gettarsi a capofitto in questa opzione non serve granché se non si è fatto ordine mentale. Conviene prenderla un po’ più alla larga.
Quali sono le sorgenti/mezzo che già oggi rappresentano il tuo traffico? Puoi identificare nuovi canali personalizzati che oggi mancano della corretta suddivisione?
Quali sono i parametri UTM che le piattaforme di advertising (e non solo) stanno impiegando per marcare il traffico verso il tuo sito? Queste potrebbero riscrivere i parametri relativi alla sorgente, al mezzo, al nome di campagna, al termine di ricerca, al contenuto dell’annuncio e molto altro ancora.
Un esempio abbastanza classico è il traffico da email.
Si fa presto a gestire un unico canale “Email” per tutto il traffico che arriva con un mezzo “email”. Meglio sarebbe invece provare a distinguere tra una newsletter legata ai contenuti del blog, un’email spedita al termine dell’acquisto, o una email con codice sconto.
Una volta decisi i parametri UTM con cui marcare i link all’interno di ciascun tipo di email, rendersi pronti a battezzare tre diversi canali “Newsletter blog”, “Email post-ordine” e “DEM promo” non è così difficile.
I gruppi di canali personalizzati sono uno strumento potente in Google Analytics, che permette di osservare con efficacia la composizione del traffico del proprio sito, permettendo ai report in piattaforma di esprimersi al meglio.
Mica male, no?