Un’attività di brand protection in Google Ads è cruciale per le aziende che vogliono salvaguardare il traffico generato dalle ricerche sul proprio marchio.
Questa tattica consiste semplicemente nell’acquistare annunci mirati sulle ricerche legate al proprio brand, in modo che gli utenti trovino il sito ufficiale, evitando che competitor o intermediari intercettino per primi questo traffico così prezioso.
Al di là dei risultati in termini di vendite o lead generate direttamente da una campagna di questo tipo, un’attività di brand protection assume un ruolo strategico nella tutela della reputazione e nell’ottimizzazione della presenza nei risultati di ricerca.
Suona tutto fantastico, ma la domanda che spesso un cliente si pone è:
“Perché mai dovrei spendere denaro per una campagna rivolta a utenti che mi conoscono già, e per giunta mi cercano per nome?”
Il panorama odierno è caratterizzato da un uso sempre più frequente di campagne (semi) automatizzate da parte dei competitor, come Performance Max.
Questo tipo di campagna sfrutta un approccio basato su un continuo apprendimento automatico e posiziona annunci su tutti i canali Google, tra cui anche la ricerca di Google.
Performance Max consente quindi ai competitor di intercettare ricerche sul tuo brand senza nemmeno specificare manualmente un targeting per keyword.
In uno scenario dove la confusione tra annunci e risultati organici è ancora decisamente presente, l’uso globale di campagne Performance Max aumenta il rischio di perdere traffico qualificato a favore di concorrenti che sfruttano un targeting ampio e continuamente ottimizzato.
Questo risulta particolarmente rilevante nei settori ad alta concorrenza o quando il nome del brand è facilmente associabile a termini generici.
Quindi, devo sempre e comunque pensare a un’attività di brand protection?
Dipende.
Quali sono i pro?
- Controllo del traffico: questa tattica mira a fare in modo che gli utenti che cercano il tuo marchio finiscano sul sito ufficiale, riducendo il rischio di perdere lead qualificati.
- Riduzione della confusione: gli annunci del brand aiutano a distinguersi da concorrenti o rivenditori non autorizzati, che potrebbero approfittare del nome del marchio.
- Monitoraggio della competizione: utilizzando strumenti come il report “informazioni aste”, è possibile analizzare quali competitor puntano sulle keyword della campagna di brand protection (quindi, il tuo brand) permettendoti di adeguare le tue tattiche.
- Maggior visibilità nelle SERP: combinare annunci e risultati organici aiuta a occupare più spazio nella pagina, rafforzando la percezione del brand e la fiducia degli utenti.
Quali sono i contro?
- Aumento dei costi: è necessario investire per traffico che, solo in teoria, potrebbe arrivare gratuitamente tramite il posizionamento organico.
- Difficoltà nel calcolare il ROI: misurare il reale valore incrementale di queste campagne è complesso, soprattutto in assenza di competitor particolarmente aggressivi.
- Rischio di dipendenza: gli utenti potrebbero abituarsi a cliccare sugli annunci a pagamento invece che sui risultati organici, aumentando i costi pubblicitari nel lungo termine.
Una campagna di brand protection non è peraltro diversa, nelle meccaniche, da una qualunque altra normalissima campagna ricerca in Google Ads.
In questo contesto, diventa rilevante considerare ancora una volta le opzioni di corrispondenza sul targeting per parola chiave (in esatta, o a frase) insieme a un uso accorto di estensioni di annuncio che possano permetterci di guidare il messaggio.
L’uso di keyword escluse aiuta la campagna a contenere i costi verso query con intenti di ricerca ritenuti scarsamente rilevanti.
Una strategia di offerta in Quota impressioni target potrebbe privilegiare la semplice copertura, a prescindere dall’ottenimento di conversioni, mentre Massimizza Conversioni potrebbe aiutare a ridurre leggermente la spesa concentrando l’erogazione non più su tutte le query degli utenti, ma solo su quelle con migliore potenziale.
Infine, osservare il CPC e le sue fluttuazioni rimane prezioso per comprendere quanto la concorrenza stia spingendo verso l’alto i costi per presidiare le query del nostro brand.
Nel contesto odierno, dove strumenti avanzati come le campagne Performance Max amplificano la capacità dei competitor di intercettare traffico, proteggere il proprio brand diventa una necessità in molti settori.
Un’attività di brand protection in Google Ads non deve essere vista come una soluzione isolata, ma come una tattica parte di una strategia più ampia di digital marketing.
È essenziale integrare questi sforzi con attività di ottimizzazione SEO per consolidare la presenza organica, rafforzando il posizionamento del sito ufficiale per tutte le query di brand.
Un coordinamento efficace con le altre attività di marketing digitale, come campagne sui social media e strategie di email marketing, contribuisce a creare un’esperienza coerente per gli utenti e a rafforzare la fiducia nel brand.
La decisione di implementare una campagna di brand protection deve essere basata su una valutazione accurata delle minacce competitive e delle opportunità offerte dal mercato.