Storia di Due Laghi

(semi-cit.)

scritto da Francesco Gavello [+] il 20 giugno 2012 | 3 Commenti in: Ispirazioni

Come rendere concreta un'idea sul web

C’erano una volta due laghi.
Chi abita in Piemonte, o nei dintorni di Torino, probabilmente li ricorderà.

Erano due laghi in cui sul finire degli anni ottanta, ma con molta probabilità anche diversi anni prima, (si perdonerà la memoria di un allora bambino) era sorto un piccolo parco faunistico. Qualcosa che nel più puro stile di quei tempi, combinava insieme sfumature diverse, contrapposte e stranamente efficaci.

Su uno dei due laghi, si pescava e si prendeva il sole.
Sull’altro, in un ristorante a mo’ di piattaforma al centro di esso, si ospitavano ricevimenti e matrimoni.

Intorno, la gente.
Perché la gente ci andava spesso, ai due laghi.
Nei weekend e in settimana, per sdraiarsi sull’erba e prendere il sole.

Intorno ai due laghi si sviluppavano una serie di attrattive composte da animali da fattoria e animali, beh, molto meno da fattoria. C’era un leone, in particolare. Il simbolo del parco. Che dalla sua gabbia osservava impassibile i piccoli cuccioli di uomo alternarsi anno dopo anno.

Negli anni, i due laghi hanno visto periodi alterni.

Se nel 1990 rappresentavano una tappa obbligata non appena il bel tempo e l’estate facessero ritorno, anno dopo anno sono diventati più un “contorno”. Un ricordo sempre più sfumato di una buona idea che male aveva sopportato il peso degli anni.

Sono passati gli anni, sono cambiate le persone, e oggi, quei due laghi ospitano Zoom.

Quello che prima era considerato il massimo raggiungibile: un ristorante, un lago in cui pescare, qualche animale in gabbia e bambini che scorrazzavano sbirciando cavalli e conigli da dietro a una rete, è da qualche tempo rinato come gioiellino tutto da esplorare.

Un vero bioparco, quello tra i due laghi, in cui fatichi anche solo a trovarne i resti, di una gabbia. In cui cascate, aqua corrente e isolotti permettono agli animali di continuare la loro vita in un habitat modellato su di loro. E permettono ai visitatori di muoversi tra loro in assoluta libertà e sicurezza reciproca.

In cui non si cerca di impressionare il visitatore, ma di renderlo consapevole del mondo che lo circonda proponendogli un’esperienza di apprendimento del tutto nuova.

Un bioparco in cui ogni anno si nota sempre di più la complessità del progetto dietro le quinte.

La bontà di un’idea che non può (e non deve) essere presentata tutto d’un colpo, quanto piuttosto rilasciata con i giusti ritmi. Dove nuove aree sorgono di anno in anno, senza la paura di modificare anche pesantemente quella che è la fruizione del parco da parte dei visitatori.

Visitatori che in questo modo, più che cogliere ciò che manca, colgono ciò che succede intorno a loro. Colgono la crescita e il rinnovarsi dei talk, dove biologi ed esperti raccontano le storie e la complessità di ogni specie. Colgono la voglia di indicare la strada verso esperienze nuove.

Un bioparco in cui puoi tanto passeggiare all’ombra dei diversi percorsi, quanto seguire gli eventi della giornata, quanto tuffarti nella piscina centrale e nuotare separato solo da un vetro insieme ai pinguini del parco (no, niente scivoli e altre cose simili).

Qualcosa che, se me lo avessero raccontato quando avevo otto anni, passeggiando tra i due laghi di cui sopra, avrei davvero stentato a credere. D’altronde, al tempo chi se lo sarebbe immaginato?

Qual è la morale?

È semplice: non sempre tutto ciò che vedi è solo tutto ciò che puoi raggiungere.

Spesso ciò che vedi intorno a te è dato da un compromesso – di tempi, di budget, di persone, di idee – e non rappresenta necessariamente l’eccellenza. Esiste, ed esisterà sempre, il modo di fare le cose meglio. Comprendere stimoli e necessità guardando al di là di ciò che tutti stanno facendo per proporre qualcosa di nuovo e vincente.

I tuoi pensieri, le tue idee e i tuoi sogni sono già reali.
Si tratta solo di impegnarsi per farli vedere agli altri.

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3 Commenti

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  1. ENRSIGN ha detto:

    Già, chi lo avrebbe detto ?! I Laghi Baite erano un’istituzione della mia infanzia e trovarci tanti turisti, non solo torinesi e piemontesi, affascinati dal nuovo bioparco è un’esperienza già di per sè.
    E’ fondamentale il ruolo svolto dai biologi, che rispondono pazientemente a grandi e bambini preoccupati “con questo caldo” dalla slaute dei pinguini – tranquilli, sono di origine sudafricana – della tigre, oggi simbolo del brand, uscita dalla vecchia gabbia di Cumiana e sistemata in un habitat con tanto di vasche, perchè si tratta di un felino acquatico. Ma da dove vengono questi animali? Da altri zoo, bioparchi, allevamenti e circhi. Nessuno di loro è stato catturato, ma spesso è stato liberato da abitazioni private, mansarde (come una coppia di cervi) o garage (come una coppia di tartarughe giganti). C’è tanto da vedere, toccare e imparare .. un’esperienza didattica addatta a tutti, inserita in un progetto che coivolge tanti professionisti e appassionati. Mi piacerebbe incontrare il vecchio propietario, per domandargli come è riuscito a realizzare un sogno più grande :)

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  2. deborah ha detto:

    Mi ricordo perfettamente quando il Parco Zoom era il Parco dei laghi Baite e la tristezza che mi veniva ogni volta che ci andavo e passavo davanti alla gabbia del leone.Il re della foresta costretto a muoversi in un piccolo spazio e il suo sguardo assente di fronte al passare delle persone.
    Per fortuna adesso tutto questo non c’è più e al suo posto è nato uno dei parchi preferiti dai miei figli,con la bellissima spiaggia di Bolder beach.

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  3. Dario ha detto:

    Concordo pienamente, tanto che potrei essere io ad aver scritto questo articolo.. Zoom è un parco splendido e vale ogni singolo cent che paghi per entrarci. Magari se posso consigliare a qualcuno che non c’è mai stato, provi ad andare in settimana, goderà appieno il bioparco.
    Un’altro consiglio è di farsi l’abbonamento. costa come due entrate e dura un anno, se pensi di andarci tre volte in un anno hai già ottimizzato i costi.

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