Chi Fallisce nel Pianificare

L'ho già detto?

scritto da Francesco Gavello [+] il 09 aprile 2015 | Lascia un commento in: Ispirazioni

Paura di fallire

…pianifica di fallire.

È una di quelle slide che in un modo o nell’altro trovano sempre spazio in una mia presentazione. E succede, quando ci si trova davanti a una riflessione di cotanta disarmante semplicità, che l’interlocutore pensi “oh beh, ma io ho so già pianificare, figuriamoci”.

E poi il disastro.

Così, oggi ti voglio raccontare quelli che sono cinque aspetti che – a mio personalissimo parere – tornano continuamente a fare capolino pochi istanti prima del fallimento. Quegli aspetti che, stranamente, ci si era proprio dimenticati di pianificare. :)

Hai un blog?
Stai per lanciare un iniziativa sul web?
Hai lavorato a un lungo a un eccellente prodotto e ora devi solo farlo vedere agli altri?

Fallisci nel pianificare se…

1. Non dai valore alla promozione

È assurdo pensare come stia al primo posto. Eppure un chiaro segno di poca lungimiranza è scoprire che di budget per la promozione semplicemente non c’è nè. Arriva dopo (ovvero, non c’è n’è). O se c’è, vale tanto quanto una pizza – margherita, economica – al giorno.

Se il valore che dai alla promozione dei tuoi sforzi non è quantificabile precisamente in moneta sonante ma assomiglia più a uno scambio di favori o a un “utile extra”, o lo stai facendo male o ti hanno fregato.

2. Ti leghi a un singolo sviluppatore

Numero due, lo sviluppatore che non c’è più. Non per colpa sua. Magari hai coinvolto un ottimo professionista che nel tempo è cresciuto, ha sondato altri lidi e a un certo punto semplicemente ha abbandonato il progetto.

E ti ritrovi con una bomba a orologeria fatta di software che invecchia, falle di sicurezza sempre più pericolose e sempre meno capacità di adattarsi a un contesto che cambia.

Se hai un solo sviluppatore che si occupa del tuo progetto e da quel progetto dipende gran parte del tuo business, o lo ricopri d’oro e lo tieni quanto più stretto a te possibile, o conviene che inizi a formare un padawan che lo succeda alla virtuale dipartita.

3. Non analizzi i tuoi dati di traffico

Andare online è solo il primo passo. È come poggiare il piede sulla linea di partenza della maratona per cui ti sei allenato per mesi con i muscoli al loro pieno potenziale, ben idratato e rifocillato. Tutto il resto inizia qui.

Eppure, ti ritrovi a prendere in mano progetti dove le statistiche sono cose di cui non si parla. Dove Google Analytics non è stato installato perché – giuro – rallentava il sistema e allora no, occhio non vede cuore non duole. Dove alla domanda “raccontami com’è fatto il tuo visitatore tipo, oggi” cascano tutti dalle nuvole o abbozzano che sì, qualcosina lo sanno ma gli obiettivi prima erano altri (?).

Se non sai con precisione a cosa sta servendo il tuo sito web o non ti serve il tuo sito web o dovresti iniziare a prendere in mano la questione prima ancora di finire di leggere questa pagina.

4. Non curi la sicurezza del sistema

Il tema sicurezza mi ha sempre affascinato. È uno di quei discorsi che quando li affronti, in tempi non sospetti, non sono in grado di intimorire nessuno. Non abbiamo backup? Ci pensiamo il prossimo trimestre. Il CMS non è aggiornato da sei mesi? Nella prossima riunione potremmo valutare di coinvolgere qualcuno che ci faccia un preventivo e poi parlandone con il capo vediamo, ché lui è molto impegnato.

E poi succede.

Succede che una mattina apri il sito e non trovi più il sito. O ti chiama il provider lamentandosi di quel paio di migliaio di email che hai spedito stanotte a mezzo mondo e di cui il mezzo mondo si è un po’ risentito.

E allora sì che la sicurezza diventa un tema interessante. Solo che è tardi, e per rimediare passano giorni, cresce il budget e naturalmente si perdono guadagni e credibilità.

Se non hai un Piano B, male. Se hai un Piano B, male lo stesso.
Il piano G, punta sempre al piano G.

5. Non indossi i panni del cliente

E alla fine, mettersi nei panni altrui. La cosa in assoluto più difficile per chi fallisce nel pianificare e che riassume il perché di molte iniziative inconcludenti, fallaci, fuorvianti o semplicemente fuori posto, là fuori.

Non importa chi sei o cosa credi di essere.
Sei chi il cliente crede tu sia.

E in questo senso, sapere perfettamente chi siamo per i nostri clienti, cosa rappresentiamo, quali valori incarniamo e perché rimaniamo nella loro sfera di interesse è fondamentale. Non è solo più visione globale sulla propria nicchia, è proprio capire come smettere i panni del brand e portarsi dietro la spalla di un potenziale contatto.

Se non l’hai mai fatto, nessuno te lo può insegnare.
È questione di allenamento e tanta umiltà. Ci si prova.

A te la parola

In quale “fallimento tipo” ti ritrovi? :P

Personalmente, con il quarto e quinto tipo mi ci sono scontrato più volte.
Per fortuna, c’è sempre spazio per fallire meglio. :D

immagine: ©ducu59us – Shutterstock.com

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