Cosa Possiamo Imparare dalla Storia di Pinterest (per promuovere un blog)

Domanda

scritto da Francesco Gavello [+] il 30 ottobre 2012 | 3 Commenti in: Featured | Social Media

Cosa imparare da Pinterest per promuovere un blog

Dice: “Come fai a creare un sito da più di 23 milioni di utenti al mese?”

Come riesci a concepire un social network in grado di portare più traffico da referral di YouTube, Google Plus e LinkedIn messi insieme?

È un percorso lineare?
In cui magari conta solo la forza di volontà, l’impegno, il sacrificio?
Uno di quei bei racconti modello sogno americano, fatto di coincidenze fortuite e geniali intuizioni?

Paul Sciarra, co-fondatore di Pinterst, ha partecipato una manciata di giorni fa al Web Summit di Dublino, rilasciando alcune interessanti dichiarazioni circa la storia dietro il network e i motivi che ne hanno portato all’esplosione solamente all’inizio di quest’anno.

Cosa ne possiamo trarre per promuovere un blog?

1. Non avere fretta

Alle persone piace credere che tutto possa accadere overnight.

E, a dire il vero, è un pensiero mica male.

Lavori duro a qualcosa. Lo concludi. Lo rilasci. Vai a dormire.
E il giorno dopo sei famoso. I contatti che crescono, i guadagni che lievitano.

Il fatto è che non succede mai così.
A Pinterest sono serviti due anni per anche solo vedere all’orizzonte quella curva crescente che facesse ben sperare il boom di utenza e attenzione. È stato a inizio 2012 che sono saltati sul carro aziende e marketer, spingendo sempre più avanti quello “strano” social network.

E il fatto è anche che le persone che cercano un immediato successo sono spesso disposte a sacrificare tutto il resto: qualità e attenzione agli utenti in primis. Esiste un tempo ragionevole in cui gettare la spugna, ma nulla di tutto questo ha a che fare con l’aspettarsi il successo nel giro di qualche mese.

2. Non si tratta te, si tratta di loro

“Sciarra said when Pinternet launched originally, it was a different product. What they discovered from the people using it was how they liked to “pin” photos so they could come back to them later. In the scheme of things, it was a relatively minor feature but users liked it to Pinterest realized it was an opportunity to pivot in a new direction.”

“Sciarra dice che quando Pinterest fu lanciato, in origine, era un prodotto diverso. Ciò che compresero dalle persone che ne facevano uso fu che queste adoravano “pinnare” foto, così che potessero tornarci in seguito. Nello schema globale delle cose, si trattava di una feature relativamente piccola, ma il fatto che agli utenti piacesse fu un’opportunità di dirigere Pinterest verso un’altra direzione.”

Parliamo di una campagna ADV (su AdWords, Facebook o LinkedIn, non importa granché). Parliamo di una strategia editoriale. Parliamo di soldi mentre cerchiamo di capire come monetizzare un nuovo progetto.

Parliamo, in sostanza, di ipotesi.

Tutto ciò che facciamo in rete riguardo un nuovo progetto, è un’ipotesi.
Una scommessa bella e buona che facciamo noi, i creatori, con loro, gli utenti.

Una scommessa che possiamo vincere, se siamo stati così bravi e geniali da interpretare le necessità del momento. O perdere miseramente, se arriviamo tardi e fuori focus. Sempre di scommessa si tratta.

Colui che vince è chi sa tenere la mente aperta a nuovi stimoli non solo prima del rilascio del prodotto, ma soprattutto durante e dopo, quando gli utenti valuteranno le nostre ipotesi e ne decideranno in sostanza le sorti. Vince insomma chi non ha paura di abbandonare la propria calda e accogliente scommessa iniziale.

3. Non si tratta neanche di numeri

Ipotizza, traccia, perfeziona e ripeti.

Il successo di un’idea in rete non è merito solo, beh, della prima idea, ma di un processo ciclico in cui questa è -per salvaguardare la bontà del progetto tutto- messa continuamente in discussione.

Buone domande generano buone risposte.
Buone ipotesi possono infrangersi miseramente contro la realtà dei fatti.

Tracciare tutto, tracciare sempre, ti permette di cogliere la minima sbandata prima che sia troppo tardi. Eppure la più grande massa di dati raccolti non serve poi a granché se periodicamente non tentiamo di cogliere, più che la quantità, l’andamento del traffico.

Quella serie di messaggi sottili che l’utenza prima o poi ti manda (“Hey, mica male questo Pin”!) attraverso le proprie azioni su un sito. E che adeguatamente colti possono fare la differenza.

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3 Commenti

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  1. Ciao Francesco, credo che le componenti che fanno di un progetto qualsiasi un progetto di successo sono sempre le stesse: una buona idea, tanto impegno e perseveranza e una grande dose di fortuna.

    Questa è la mia modesta opinione. Forse sono troppo realista e non mi lascio andare a voli pindarici ma credo che questa sia la realtà.
    _______________________________________________________________________________
    http://tecnologiaedintorni.com

    Rispondi
  2. Elisa Pepe ha detto:

    Come diceva Napoleon Hill, bisogna semplicemente iniziare, poi consizioni migliori si presenteranno lungo la strada.
    Io ho creato un mio blog e sono praticamenete autodidatta, fino a sei mesi fa non sapevo neanche cosa fosse un blog.
    E vero quello che dici tu, bisogna tenere la mente aperta, informarsi, provare, sperimentare e soprattutto perseverare!

    Rispondi
  3. ivabellini ha detto:

    Anche io sono un blogger, non mi interessa avere chissà quale successo nel blog, ma con Pinterest è diverso, ho scoperto che non è molto difficile accumulare followers e utenti che condividono una singola board.
    Mi piace la moda, sono riuscito a mettere insieme parecchia gente in questa board: http://pinterest.com/ivabellini/fashion-ivabellini

    Rispondi

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