Google non dimentica. Gli utenti invece…

È davvero così?

Come ottenere backlinks
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Sono tornato quasi per caso su un articolo pubblicato verso dicembre scorso da Jeremy Shoemaker su Shoemoney.com in cui si raccontava di come stiano davvero le cose quando si parla di SEO, backlink e strategie di marketing di più ampio respiro.

(e la cosa fa quasi il paio con quanto ho scritto circa il Piano G)

Jeremy sostanzialmente scriveva: “Quale che sia il risultato attuale, in 30 giorni, tutti si saranno dimenticati di ciò che hai scritto. Tutti tranne Google”.

Tutte le varie strategie volte alla costruzione di buoni backlink, ne consegue, non reggono il paragone con un buon post al vetriolo, ottimizzato quanto più possibile sul titolo e sull’URL, a partire dal quale il maggior numero di persone coinvolte o tirare in ballo comincino a scrivere sui loro blog solo per poter dire la loro e, beh, insultarti linkando al tuo blog.

Perché? Perché dopo trenta giorni, tutti si saranno dimenticati del polverone sollevato.
Trane Google, che si terrà validi tutti i backlinks raccolti.

Ora.
Secondo te la cosa ha senso?

Secondo me sì, con tutte le attenuanti del caso. 🙂

Solo, credo anche che su suolo italiano (o comunque in qualunque ambito un pelino più ristretto di quello americano) la cosa rischia di essere un autentico suicidio.

Davvero puntare periodicamente al più classico dei “bene o male, purché se ne parli” ha senso perché poi le persone si scordano del chi e del cosa?

Oppure, in una realtà più ristretta (quasi del paesino, se vogliamo paragonare il web italiano a quello del resto del mondo) si rischia un’etichetta a vita difficile da scrollarsi di dosso?

Francesco Gavello

Francesco Gavello

Consulente, formatore e public speaker in Advertising e Web Analytics. Sviluppo strategie di Inbound Marketing per progetti web di grandi dimensioni. Appassionato da sempre di illusionismo, un’arte che ha molto da spartire con il marketing.

5 commenti

  1. So che ci sono dei siti che hanno avuto un successo eclatante in questo modo: pensa alla truffa di italia-programmi: molti siti di news hanno pubblicato il link per avvertire della truffa, ma questo non ha fatto altro che aumentare il suo volume di “affari”. C’è da dire che adesso però la voce si è sparsa un po’ troppo, ma perché qui si parla di un caso veramente eclatante.

  2. Bhè, io credo che l’utente, in fin dei conti, non si dimentichi così tanto come si possa credere. Per quanto possa essere distratto alla fine è lui quello che decide quale azienda scegliere o di quale servizio usufruire. Come dici tu Francesco, dipende sempre dalle attenuanti 🙂

    In effetti, sul suolo Italiano rischia veramente di essere un autentico suicidio, soprattutto in un momento storico ed economico come questo, durante il quale le persone sono portate a scegliere i servizi soprattutto in base ad elementi che “circondano il servizio o il prodotto” piuttosto che sulla base del prodotto /servizio vero e proprio.

    E’ anche vero che se la strategia è ben congegnata e noi siamo sufficientemente abili nel nasconderci bene potremmo ottenere ottimi risultati.
    In realtà non ho mai pianificato una campagna puntando esclusivamente su un fattore di questo tipo.
    Magari dovrei prima testarla, chissà 🙂

  3. Credo che strategie di questo tipo, inizialmente, possano portare qualche visita in più ma a lungo andare correttezza, post ben fatti e competenza emergano.

  4. Quoto in toto quando detto da Gian luca …. buttarsi del fango addosso per prendere dei backlink e migliorare il posizionamento non è una soluzione ottimale anzi direi da suicidio. Alla lunga la correttezza ripaga sempre.

  5. Non credo che valga la pena, sono già allo studio algoritmi che giudicano il “sentiment” di un link. Tutto questo, IMHO