La strategia di Buffer (o del perché non sempre l’obiettivo è portare gli utenti sul tuo sito)

Qualcuno ha detto Twitter?

Promuovere una web app efficacemente

Si chiama Buffer, ed è una web app il cui unico scopo è quello di pianificare la distribuzione dei tuoi contenuti tra Facebook, Twitter e Linkedin.

Se non l’hai mai usato, beh, dovresti. 😉

Meno di una decina di giorni fa, Buffer ha annunciato un sostanziale redesign.
La direzione? Allontanarsi dall’essere un semplice sito destinazione per diventare sempre più un tramite, un mezzo per raggiungere il risultato.

One of the key realizations we’ve had was that the Buffer web app isn’t necessarily the best place to share with Buffer. If you get up in the morning, chances are you are using one of the awesome news reading apps out there, on top of Twitter, Facebook and your browser to find great articles and content to read. So instead, to truly make Buffering smarter, we’ve worked with dozens of new apps who you can now Buffer from.

Uno degli aspetti chiave che abbiamo realizzato è stato che la web app di Buffer non è necessariamente il posto migliore per condividere contenuti con Buffer. Quanto ti svegli la mattina, è probabile che userai invece una delle fantastiche applicazioni per la lettura già presenti la fuori, che si basano su Twitter, Facebook o il tuo stesso browser per trovare grandi articoli da leggere. Così invece, per rendere la condivisione davvero migliore, abbiamo lavorato con dozzine di nuove applicazioni dalle quali ora puoi usare Buffer.

Twitter, prendi nota. 🙂

Con un volume sempre crescente di sviluppatori interessati (più del 40% del flusso di messaggi arriva da software terzi) e un nutrito numero di API al loro servizio, Buffer vanta oggi più di diecimila portali che fanno uso della relativa widget, più un altrettanto alto numero di applicazioni (non solo per iPad e iPhone) che includono la possibilità di pianificare contenuto direttamente attraverso il servizio.

Con questi numeri in mano, è facile esaltarsi e magari iniziare a chiudere qualche rubinetto. Pensare alla monetizzazione diretta. Portare utenti in casa per capire poi come fornire qualche feature extra a pagamento. Ti suona familiare?

Eppure, Buffer sta correndo rapidamente dall’altro lato.
Via il superfluo, minimale l’interfaccia ancora più di prima.

E tanto buon senso per quanto riguarda il flusso di lavoro degli utenti, che di passare da Buffer dopo aver letto una notizia non ci pensano neppure alla lontana. Ben vengano invece accordi con i principali sviluppatori e una nuova applicazione completamente indipendente dalla controparte sito.

E poi dati, tanti dati.
Tutti da interpretare per i più golosi o per chi voglia usare Buffer a un livello superiore.

A fronte di una virata così netta (e lucida) viene da chiedersi: ma è così difficile? 🙂

Pensando a un Twitter qualsiasi, è così lontano questo approccio, tanto che in altri terreni si sia pensato solo a come chiudere i rubinetti? O è Buffer che, forte della propria giovinezza, può osare tanto?

Cosa ne pensi?
Hai mai dato una chanche a Buffer?
Lo hai mai usato dalla web app?

Francesco Gavello

Francesco Gavello

Consulente, formatore e public speaker in Advertising e Web Analytics. Sviluppo strategie di Inbound Marketing per progetti web di grandi dimensioni. Appassionato da sempre di illusionismo, un’arte che ha molto da spartire con il marketing.

7 commenti

  1. Io ho iniziato a usarlo perché abitavo in Cina e, nonostante avessi una VPN, Twitter e Facebook erano spesso bloccati.

    Buffer invece mi consentiva di bypassarli. Hanno ragione quando dicono che la gente non vuole passare dal loro sito. Io per esempio utilizzo l’estensione per Firefox.

    Ogni volta che voglio inserire una pagina nel buffer mi basta schiacciare i pulsante.