Come Cambierà il Modo di Fare SEO nel 2013?

Authorship. Voilà.

pubblicato da Francesco Gavello [+] il 15 gennaio 2013 | 16 Commenti in: Search Engine Optimization

Come cambia la SEO nel 2013?

Quelli che come noi vogliono capire profondamente le dinamiche e sono interessati ai fattori più importanti e influenti che condizioneranno le SERP di Google nel 2013, si devono mettere in testa di cambiare approccio. Già, dobbiamo cambiare!

La chiave del successo: l’Authorship.

Le novità si basano soprattutto sul modo di attribuire “autorità” a ciò che pubblichiamo. Infatti, i concetti che si sono già pienamente affermati in questo anno, e lo faranno sempre di più nel 2013, saranno essenzialmente basati sull’Authorship.

Ma cos’è l’Authorship?

Dall’inglese “Fonte”, è il sistema con cui si può dichiarare come proprio un determinato contenuto web. Questo sistema è stato sponsorizzato da Google e può essere implementato seguendo direttamente le loro linee guida.

Google, dopo il lancio del suo Social Network (Google Plus, o “+”, non ho mai ben capito come si chiami ufficialmente :) ) ha iniziato ad attribuire la paternità di una pagina web al suo rispettivo autore. Tramite questo, come ben noto, è possibile arricchire lo snippet nei risultati di Google.

Ma questo arricchimento non è solo una cosa estetica: da qui si parte con il concetto di paternità e di conseguenza di autorità dello scrittore che ha creato quei contenuti. 

I contenuti vengono identificati e attribuiti ai rispettivi autori attraverso processi di ricerca incrociati che Google dichiara di effettuare essenzialmente (e ufficialmente) sui siti di Wikipedia, quello del CIA World Fact Book e sul sito di Freebase.

Quindi avere la possibilità, come in passato, di essere citati su questi siti è davvero importante per aiutare Google a “riconoscerci” e a stimarci.

Ok, ma allora dove sta la novità?

Il futuro della SEO nel 2013 si baserà sul riconoscimento non soltanto di ciò che abbiamo già “dichiarato” essere nostro, ma delle diverse risorse che abbiamo prodotto e produrremo nel web: prima siamo passati all’ancoraggio dei nostri contenuti, ovvero del nostro sito, adesso passiamo all’ambiente esterno e alla identificazione degli autori!


L’Authorship è la prima cosa da sviluppare, quindi…

Cercate sempre di citare anche il vostro profilo di Google+ quando pubblicate un contenuto al di fuori del vostro sito: questo, semplicemente, rimarcherà il fatto che “voi” siete stati tirati in causa in quell’argomento e di conseguenza si suggerirà a Google un’identità.

Utilizzate sempre il nome del vostro profilo di Google Plus: cambiare nome, diversificando l’anchor text come facciamo nella link popularity è una cosa sbagliata, perché in questo caso vogliamo proprio che il testo rispecchi esattamente la nostra autorità (quel contenuto la scritto tizio ed è proprio lui!).

Quali sono i fattori SEO che mutano in qualità rispetto al passato?

Attenti alle metodologie tradizionali: fare SEO deve sempre tener presente la nostra Authorship. Vediamo cosa succede in dettaglio.

Troppi link ci penalizzano: se dalla medesima fonte volete ottenere più link, è il caso che reprimiate il vostro “istinto naturale” di SEO e scegliate di inserire il collegamento al vostro profilo Google anziché verso il vostro sito.

Basta con gli aggregatori troppo detematizzati: si rischia di incorrere, come quando andavamo a scuola, nel fuori tema! Se il vostro blog parla di “motori di ricerca”, la vostra autorità sarà inquadrata e catalogata per quell’argomento e di conseguenza uscire troppo fuori dal seminato spalmerà la vostra “competenza” che vi siete guadagnati, rischiando di perdere la considerazione che avete ottenuto su determinati contenuti.

Le directory sono morte: non ho mai capito la loro utilità, anche se con questo non voglio dire che chi organizza le informazioni compie una cosa inutile, anzi! Il fatto è che essere presenti in siti, come negli aggregatori multiargomento, che sono vasti e ricchi di contenuti promiscui, comporta nuovamente la perdita di “specializzazione”.

I social network sono la nostra salvezza o la nostra “rovina”: anche qui è importante socializzare e interagire con autori che parlano delle nostre stesse cose e affrontano, anche da approcci diversi, le nostre tematiche. Più un autore ha un seguito nutrito, ma pur sempre targettizzato, più le sue citazioni, ricondivisioni e apprezzamenti rafforzeranno la nostra “personalità”. Non dico di fare i “musoni” con chi non parla come noi, ma divagare troppo diventa dannoso.

Evitate il più possibile le zone “ombrose” delle pagine: in un futuro molto vicino (e già in parte in atto) gli algoritmi di Google daranno molto poco peso a link che sono localizzati in queste zone (come nel footer o nelle sidebar) e potremmo perdere in autorità se qualcuno di questi link verrà considerato uno “spam authority”.

Tutti questi consigli sono sempre rivolti a mantenere una qualità il più elevata possibile della vostra paternità. Infatti, in passato, l’abuso e la forzatura di comportamenti web al limite dello scorretto, recheranno molte problematiche, visto che prima si puntava alla quantità, mentre adesso si vuole sapere chi scrive e come scrive e gli verrà assegnato un punteggio in termini di reputazione!



Hai mai sentito parlare di Author Rank?

Tornando al concetto principale, ovvero, di “paternità” di un contenuto, l’Author Rank è ciò che davvero ci preme ed è la quantificazione dei benefici che otterremo dalla nostra Authorship. Avere un Authorship ben affermata e di buona qualità, porterà ad un Author Rank più elevato e di conseguenza i nostri sforzi saranno premiati in termini di considerazione elevata per i nostri contenuti.

Evitate però…

.
..di creare delle identità “alias”: non cercate di ingannare Google creando molteplici account di Google+, perché già sarà un processo difficile stabilire la vostra reale paternità e se vi mettete a confondere le idee non ci ricaverete nulla (anzi rischiate penalizzazioni!).

Quindi niente più directory e tanti +1!?

Nì! Perché rinunciare a link che possono comunque darci un vantaggio? Scegliere con cura e molta parsimonia sarà d’obbligo, mentre per i “+1”, certo che sì, ma meglio una ricondivisione dei contenuti, perché postare link sulle bacheche altrui è sempre una tecnica di link popularity! ;)

La SEO del nuovo anno, dopo il social search, sempre importante e la link popularity proveniente da siti affini in tematica e di buona qualità, si svolgerà nel campo dell’Authorship. Vi consiglio di iniziare a dargli peso se non lo avete già fatto, perché è certamente il futuro.

Questo articolo e' stato scritto da: Fabrizio Betti

Come Cambierà il Modo di Fare SEO nel 2013?

Mi chiamo Fabrizio Betti e sono il titolare dell’agenzia web Web Siena. Sempre in costante evoluzione, mi appassiono, oltre che per motivi lavorativi, alla SEO e al Web Marketing.

Inoltre, la mia passione copre anche un po’ tutti i settori informatici, dalla programmazione nuda e cruda, al test delle ultime applicazioni per gli smartphone (esclusivamente mondo Apple e Android).

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16 Commenti

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  1. Entony Tocco ha detto:

    Senza dubbio l’authorship è la grande innovazione di quest’anno! Si vedono in giro già tanti profili diciamo poco puliti che hanno tantissime persone nelle cerchie, ma spesso si tratta di persone non esistenti , cioè profili falsi! Fatto sta che Google , come ha fatto con i link credo tenga anche considerazione della velocità di aumento delle persone nelle nostre cerchie e saprà individuare queste tecniche!
    Vedremo se davvero l’authorship farà la differenza tra i buoni Seo e quelli un pò meno buoni!
    Entony Tocco on Google+

    Rispondi
  2. Riccardo Cruciani ha detto:

    Eppure gestisco ancora dei mini-siti posizionati su keyword di long-tail solo ed esclusivamente con decine e decine di soli inserimenti in directory.

    Il cambiamento è in atto, ma non è ancora avvenuto del tutto. Anche se Google sta proclamando a squarciagola una politica basata su Content Marketing e l’Authorship Marketing, ha ancora dannatamente bisogno di link con anchor text ben precisi, almeno fino a che il mondo Social non prenderà definitivamente il totale controllo.

    Fortunatamente abbiamo ancora un bel po di tempo per ridirezionarci verso un nuovo tipo di comunicazione. Anche se, chi prima inizia, prima raccoglie i nuovi frutti :-)

    Rispondi
  3. Carlo ha detto:

    Ciao Francesco, se posso qualche domanda… ma cosa accadrà allora ai siti che fanno formazione elearning, che per necessità, trattano di tanti argomenti e non di una tematica specifica?
    Ovvero, se io voglio collezionare sul mio sito la raccolta dei miei appunti di università, perché Google dovrebbe penalizzarmi solo perché parlo di tante materie una diversa dall’altra? Poi perché dovrebbe fare eccezione per wikipedia?

    Rispondi
  4. Franci ha detto:

    Grazie, Francesco e Fabrizio.
    Mi potresti fare un esempio, per favore, di citazione del proprio profilo google+ quando si pubblica un articolo?Ho visto il rimando che hai fatto tu ,ma ti chiedo se è possibile non apparire con proprio nome e cognome, ma con uno pseudonimo.

    Rispondi
  5. Daniele ha detto:

    Ok per l’authorship, ma nel caso di guest post, per esempio, come fai a gestirla?
    Inoltre sinceramente non ho capito come associare l’email allo stesso dominio dei tuoi contenuti, come scritto nelle linee guida che hai linkato. Io gestisco più siti e ognuno ha una sua email.

    Rispondi
    • @Daniele: Per quanto riguarda la verifica dell’email, è il sistema più sicuro per rivendicare la paternità di un profilo. Hai notato che nelle informazioni > email, del profilo Google+, viene fuori un tick “v”!? Beh, significa che l’email di quell’account è stata verificata e questo ci assicura ancora di più che Google considererà quel profilo “ancora più nostro”

      @Francy: Guarda, intanto grazie! Per come è nato il social di Google, devi inserire un nome e cognome, altrimenti puoi aprire una pagina, di varia natura e utilizzare il nome di quella pagina. In questo modo potrai assegnare uno pseudonimo alla tua pagina e citare quella.

      @Riccardo Cruciani: Sicuramente il modo di aumentare la link popularity si basa un po’ anche adesso alle web directory..poche ma buone però! E attento che prossimamente verranno ulteriormente declassate ;-)

      @Entony Tocco: Sicuramente la nostra Authorship sarà più consolidata se riusciremo ad incrementare le cerchie in cui saremo seguiti, in maniera costante e continua. Una cosa che credo verrà (e già adesso se ne parla nel mondo anglosassone) considerata molto in futuro è l’importanza di essere inseriti in cerchi ultra tematiche. Se mi inserisci in una cerchia che accomuna profili di qualità e che parlano dei temi di cui io sto rivendicando i miei contenuti nel web, sicuramente sarà un ulteriore passo verso la “specializzazione” dei nostri profili e la nostra autorevolezza in questi temi sarà maggiore.

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  6. Francesco Biacca ha detto:

    molto interessante …

    dovrebbe essere buona pratica, in generale, dare molta più attenzione a tutti i rich snippet, non solo quelli riguardanti gli authorship :)

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  7. D.G.Print ha detto:

    Per l’authorship in guest post l’amministratore del blog dove vai a postare dovrebbe consentirti di crearti una pagina autore sul suo blog , ma non credo che tutti permettano una cosa simile!

    Rispondi
  8. Franci ha detto:

    Grazie della risposta.Ma, mi permetto di dire una cosa: e chissenefrega di Google.Io, per vari motivi, non voglio che i miei blog siano associati a mio nome e cognome.Non che siano blog illeciti, tutt’altro.
    Ma ho i miei motivi e..le mie manie privacy:-).Mi sembra che Google stia sempre più impossessndosi di noi.Ogni 3 mesi detta legge, tira fuor algoritmi,decide, per bocca di ragazzini, cosa fare e non fare per essere indicizzati.e io me ne frego: sono stata, almeno credo,una buona Insegnante Italiano.
    Ragazzini, io me ne frego dei bloggers arlecchini.Ho 58 anni, laureata , so cosa valgo e chi sono: quando un ragazzetto viene a mettermi a posto computer, ciancia a vanvera…bè…studiare.Tesi, Antitesi, Sintesi: o ti rimando asettembre con matita blu!

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    • @Francy: Posso capire in parte il tuo sfogo, perchè sono spesso molto frustrato anche io dai miei studi e test sul funzionamento degli algoritmi di Google, ma credo che dietro tutto quanto, Google stessa stia cercando di mettere un po’ di ordine fra i contenuti. Capisco i motivi legati alla privacy, ma sicuramente potresti non usare il tuo nome e cognome e aprire una pagina dedicata, sempre su Google+, e usare uno pseudonimo.
      Parlare di blogger arlecchini però non credo sia giusto: internet è nata libera e spero sia sempre così e le opinioni e i contenuti delle persone, se non offensive o prive di fondamento, non dovrebbero essere “bistrattate” e quello che trovi in questo post (e mi permetto di dire, in questo blog!), ti assicuro, non è ne l’una ne l’altra.

      @D.G.Print: hai detto una cosa “santa”!!!…magariiii :-)

      @Francesco Biacca: Certo! Oltre all’Authorship, si può incrementare anche di molto il famoso “click” attraendolo con le faccine e le stelline. Inoltre, in ottica di Web Semantico, le informazioni che si passano verranno computate e valutate!

      Rispondi
  9. Franci ha detto:

    Farò così.Grazie Fabrizio.

    Rispondi
  10. Roberto ha detto:

    Ottimi consigli seo per il 2013. Credo che l’authorship insieme ad altri rich snippet messi a disposizione da Google siano la vera novità. Comparire nella serp con un immagine del profilo google+ può aumentare i click e far diminuire le percntuali di CTR!

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  11. Roberto Iacono ha detto:

    Ma è realmente corretto avere più possibilità di comparire in posizioni migliori rispetto a chi non possiede un account di Google+?

    Personalmente, se si intende la SEO come dare all’utente ciò che cerca direttamente nei motori di ricerca, non trovo giusto “privilegiare” chi ha implementato l’authorship nel proprio blog. I suoi contenuti potrebbero avere meno valore rispetto a quelli di un altro utente anti G+… in questo caso è giusto incentivare l’utente a cliccare sul risultato con l’immagine dell’autore?… Non credo.

    E poi chi ha detto che se 10000 utenti hanno accerchiato una persona, questa è realmente autorevole? Esistono varie tecniche black hat per arrivare a questi risultati (anche se spero che google ne tenga conto).

    In ogni caso, complimenti per l’articolo Fabrizio, e… bisogna rimanere aggiornati coi tempi, adattarsi per sopravvivere :)

    Roberto Iacono+

    Rispondi
  12. Marco Bruzzone ha detto:

    Ottimo articolo complimenti.

    Secondo me le directory non sono morte del tutto, sicuramente una spinta la danno ancora, anche se le uso con cautela.

    Rispondi
  13. Danilo Petrozzi ha detto:

    Ok l’author rank ma sfido chiunque a dimostrare il fatto che le directory sono morte :) Non c’è nulla di più falso!

    Rispondi
  14. Alessandro ha detto:

    Ho sentito dire che il 2013 sarà l’anno delle penalizzazioni. In effetti, sarebbe anche ora di liberare le SERP da chi ha giocato al limite o oltre il limite del consentito.

    Rispondi

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