Quella piccola rivoluzione chiamata BlogBurst, col senno di poi
Questo post fa un salto nel passato e parla di BlogBurst.
BlogBurst rappresenta il sogno nascosto di ogni blogger.
Immaginate di svegliarvi una mattina, di pubblicare un articolo come molti di quelli che scrivete ogni giorno e di ritrovarvi senza alcuno sforzo citati da alcuni dei più grandi news network presenti in rete.
E non sto parlando della grande community gestita da poche manciate di utenti o dal famoso blog di riferimento. No, sto parlando proprio di punti di riferimento internazionali come Reuters, USA Today, FoxNews e moltissimi altri.
Troppo bello per essere vero? Questo è tutto ciò che promette, riuscendoci, BlogBurst.
Come funziona BlogBurst
BlogBurst, datato 2006 (non stiamo affatto parlando di qualcosa di nuovo), si definisce come un “network di aggregazione in grado di portare contenuti in-topic di qualità su siti web ad alto traffico”.
In poche parole:
- Segnalate il vostro blog
- Blogburst associa i vostri post alle news sui network
- Comparire citati come “Related Blog Post” di alcune delle pagine più viste della rete
I contenuti e tutti i diritti relativamente a ciò che scrivete rimangono ovviamente di vostra proprità, mentre uno staff editoriale si occupa di trovare il giusto canale tematico per il vostro blog e per il tipo di articoli che proponete, così da sveltire il processo di associazione per i temi più comuni e popolari.
I vantaggi
I vantaggi penso siano evidenti:
- comparite come link pulito (senza il “nofollow”) sulle pagine dei maggiori main stream media.
- il link al vostro post è automatico e non richiede un vostro diretto intervento
- aumentate in maniera esponenziale la vostra autorevolezza in materia
- generate un notevole traffico in target sulle vostre pagine
Col senno di poi
Fino a qui gli aspetti interessanti e che a prima vista potevano apparire notevoli.
Come dicevo BlogBurst ha sulle spalle già un paio di anni di attività. Nei primi tempi le opinioni -pro e contro- si sprecavano e sembrava che qualcosa si fosse smosso all’interno dei grossi “main stream media” citati sopra.
Un’apertura, diciamo, in grado di portare i due lati della storica barricata a collaborare. Una contaminazione di contenuti in cui un lato, il publisher, compra i feed di blog molto ben tematizzati e l’altro, il blogger, ne guadagna visibilità e autorevolezza (più un programma di guadagno monetario in base alla popolarità).
C’erano allora discussioni tra chi ipotizzava l’avvio di una maggiore integrazione eliminando gli intermediari tra grandi network e piccoli blogger proprio indicando BlogBurst come inutile e chi invece puntava il dito contro i “blogger al servizio dei publishers” che perdevano la loro identità svendendosi per un pò di traffico in più.
Forse allora era troppo sperare in un cambiamento repentino o notare almeno i primi segni del cambiamento in un panorama così complesso.
Parlando del nostro bel paese (dove BlogBurst non è attivo), credo poi che di tentativi in tal senso non ne siano proprio stati fatti, salvo il dotare le grandi testate online di blog curati dai propri collaboratori (con risultati, devo ammetterlo, spesso piacevoli).
Ma tutto qui. Di portare i blog di tutti i giorni sulle grandi testate come contenuto aggiunto anzichè come solo argomento di discussione, questo no.
E dopotutto ci sarebbe spazio per una simile iniziativa? Un Google, uno Yahoo che prende la palla al balzo nel mercato italiano dove già è un punto di riferimento e si mette a fare da tramite tra blogger e grandi testate ?
C’era, e c’è posto in Italia ? E riusciremmo una volta partiti ad evitare la “guerra dei cloni” come accadde qualche anno fa quando si inizio a parlare di citizen journalism ?
immagine: BlogBurst
scritto da
Francesco Gavello
il 08 ottobre 2008
| 3 commenti
in: Social Media | Tool e Risorse
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Non penso che in italia si possa riproporre qualcosa di concreto. E’ infatti mal costume italico delle redazioni, per lo più di riviste, non far porre “la firma” all’articolo. Ti parlo ovviamente per esperienza personale. Scrivo per riviste del settore informatico dove appaio solo come “collaboratore” in un trafiletto di un muro di testo dentro ad una pagina che il normale lettore salta di corsa. Se poi si aggiungono anche i non recentissimi accadimenti sul portale di Repubblica.it e Nova24 sulle foto e i permessi di pubblicazione, allora la visione si può dire completa e per niente incoraggiante.
Quindi secondo te è proprio il panorama ad essere sostanzialmente diverso (per meccaniche) e non disposto ad accettare facilmente un simile cambiamento ?
Si e penso che non vi sia molto altro da aggiungere. Basta anche riflettere sulla condivisione di file nei canali p2p. Tutti vogliono e si lamentano della scarsità delle “fonti” con quelle poche persone che danno. Abbiamo una mentalità individualista e poco collaborativa alimentata dalla paura di perdere quello che abbiamo perchè condividere è come se ti togliesse qualcosa e quindi è meglio tenersi tutto stretto e solo per noi, tanto peggio per gli altri, ma mi sembra che siamo OT. =)