Può un Attività SEO Essere Vanificata …dal Proprio IP?

scritto da Francesco Gavello [+] il 03 dicembre 2011 | 26 Commenti in: Welcome Weekend

Google conosce l'IP di chi fa SEO?

Quest’oggi una domanda estremamente tecnica, che spero solleticherà la curiosità di tutti i professionisti SEO abituati a solcare le pagine di questo blog.

Riccardo Cruciani chiede:

Nella creazione e gestione di un network, in relazione ad una campagna SEO, se noi apriamo n-siti o blog e li hostiamo tutti su macchine diverse con numeri IP e classi di IP diversi, e poi colleghiamo tutto il network soltanto a un account di Google Analytics e accediamo alle statistiche del nostro network sempre dallo stesso computer (che probabilmente se lavoriamo in un ufficio con un contratto di telefonia di tipo business, di default al 99% avrà un numero IP statico) non rischiamo di vanificare tutto il lavoro di “camuffaggio SEO”??

Oramai il posizionamento di un sito (anche se in parte non determinante) è da attribuire anche al “bounce rate” di un sito o blog. Quindi Google sa benissimo chi entra nel blog e da dove entra. Ma cosa ancora più importante si accorge anche chi è e da dove entra chi “gestisce l’account”.

La link building dovrebbe essere naturale al 100%, ma se Google si accorgesse che per esempio 20 blog hostati su macchine diverse, sono monitorati da un solo account Analytics, al quale accede sempre e solo un numero IP, non rischiremmo di buttare via tutto il lavoro svolto per far sembrare la link building “naturale”?

Se tutto ciò fosse vero, dovremmo aprire 20 account Gmail diversi, attivare 20 account Analytics diversi ma soprattutto dovremmo avere a disposizione 20 computer con 20 IP pubblici diversi! Che ne pensate?

Già, che ne pensate? :)

Trovato questo articolo interessante?

Condividilo sulla tua rete di contatti Twitter, sulla tua bacheca su Facebook o semplicemente premi "+1" per suggerire questo risultato nelle ricerche in Google. Diffondere contenuti che trovi rilevanti aiuta questo blog a crescere. Grazie!

26 Commenti

Update 12/02/2012: Il Regolamento Commenti è cambiato! Leggi ciò che serve sapere!

  1. YouON ha detto:

    Non solo l’IP, ma secondo me Google monitora anche WHOIS del dominio, account Analytics e Strumenti Webmaster… dai su non c’è scampo ;)

    In ogni caso quei link varranno meno con tutta probabilità, ma definirli vanificati mi sembra eccessivo… certo se il network è un’insieme di blog spazzatura non c’è da stare tranquilli, ma se invece i blog funzionano allora quei link faranno cmq il loro lavoro (almeno in parte) ;)

    Rispondi
  2. seoline ha detto:

    Non penso, il Whois spesso ti dice dati diversi ( per esempio la società che ha registrato il dominio e non il tuo nome). E alla fine dei conti per Google sono troppi dati, non riesce a fare un algoritmo fatto bene, figurati bannare o filtrare gente che ha 5 blog con lo stesso account di Google.

    Rispondi
  3. Giorgio Taverniti ha detto:

    Ho vari network tutti sullo stesso ip e non succede niente da anni…ma pensa tu :)

    Questa storia dell’ip e di tutte le sue derivazioni (molte sono credenze) è valida solo se si fa spam o si crea un Network chiuso al fine di spingere un sito.

    Se i siti ricevono link dall’esterno del Network, non c’è problema e anche i link tra di loro valgono. Valgono un pò meno oppure Google ci mette di più a conteggiarli, ma valgono. Non sappiamo quanto, è difficile fare test su questo argomento se non impossibile, troppi fattori da tenere fermi e non si può. Quindi parlo per esperienza.

    Per quanto mi riguarda…così come chi fa spam e mette i siti sullo stesso ip, stesso account ect ect…può essere penalizzato, chi fa siti validi e li mette sotto lo stesso account, ip ect ect..può avere un apprezzamento da parte di Google.

    Mi chiedo quando ci sveglieremo e inizieremo a parlare di Network in modo positivo .. :)

    Rispondi
  4. luca valente ha detto:

    Fino a quando continueremo a pensare a dei rimediucci per portare in alto uno (o più siti) continueremo solo a dannarci l’anima cercando di non essere scoperti. Serve un cambio di prospettiva, come dice giustamente Giorgio da tempo.

    Anziché guardarci le spalle da Google pensiamo in maniera positiva a come impressionare le persone che sono la vera linfa della link building.

    Per chi gestisce un network che produce contenuti di qualità, in cui le persone commentano, che riceve link da siti e blog esterni, la questione dell’IP o dii un unico account è sicuramente l’ultimo dei suoi pensieri.

    Lo scrivevo un po’ di giorni fa: Siate originali, siate diversi, siate creativi.

    Rispondi
    • Antonio Mecca ha detto:

      Quando si crea un network, IMHO lo scopo non dovrebbe essere solamente “spingere” un sito, bensì fornire un insieme di informazioni utili, creare un nesso tra i siti, magari specificando settori diversi ma con un’affinità che li lega.
      Come suggerisce il buon @giorgiotave, il network deve essere visto in ottica positiva, ma è chiaro che i siti devono essere pertinenti e soprattutto utili ai visitatori.
      Se creo un network con informazioni di qualità, rilevanti, linkati dall’esterno e non faccio spam creando un circolo vizioso, credo che Google non abbia nessun motivo di penalizzarmi.

      Fermo restando i “sani principi” con i quali si crea e si gestisce un network, non ho motivo di crearmi il problema del “camuffamento”, oltretutto gestire 20 account diversi, ip e postazioni diverse non credo sia una cosa fattibile e soprattutto utile.

      Rispondi
  5. Il problema è che a volte anche se le intenzioni sono buone, avendo a che fare con delle macchine e raramente con delle persone, c’è sempre il pericolo di incappare nel sistema di controllo automatizzato di turno e i timori di Riccardo in un certo senso hanno un buon fondamento.

    Per questo è sconsigliabile lavorare da soli Riccà te lo dico sempre :D Personalmente comunque oltre ad essermi tutelato con circa 4 connessioni ad internet con operatori diversi, Fastweb, TIM e 3, approfitto del fatto che siamo un team di più persone e dislocati in giro per l’italia, per decentralizzare il analytics. Inoltre se vuoi stare tranquillo puoi sempre optare per i report automatizzati che ti arrivano in mail, così da non entrare mai o quasi in analytics e in un certo senso “prendere due piccioni con una fava” non entri troppo spesso e con lo stesso IP e non perdi tempo a farti seghe mentali :D Per queste ultime ti consiglio l’utilizzo di Histats, più immediato per un uso spot.

    P.S. Se il network è quello che penso io non conviene mettere analytics sui blog secondari :D

    Rispondi
  6. [...] Può un Attività SEO Essere Vanificata …dal Proprio IP? Quest'oggi una domanda estremamente tecnica, che spero solleticherà la curiosità di tutti i professionisti SEO abituati a solcare le pagine di questo blog. Riccardo Cruciani chiede: … Source: francescogavello.it [...]

    Rispondi
  7. Marco Antonutti ha detto:

    Certo che google fa questi calcoli, d’altronde sono di gran lunga più semplici di quelli che già utilizza per servizi come adsense (dove ti sgama con un numero molto alto di fattori). Di soluzioni tecniche ce ne sono, ma io vorrei fare una breve riflessione sulla SEO e sull’anonimato.
    Chi di noi ha smesso da tempo di guardare alle guide “1a posizione su google” avrà scoperto che il trust non si ottiene solamente con i link in entrata. Il trust ora si ottiene anche dall’authorship e dal publisher, si ottiene sincronizzando i vari SN con g+, e più ti dimostri disponibile a certificare gli articoli da te scritti, più google tende a dare a te e a loro un buon peso. In linea di massima, s’intende, come per ogni teoria SEO.
    Quello che penso è che google ora non stia più tanto a guardare chi utilizza ip diversi, whois privati, proxy server e cose così, ma piano piano stringerà la morsa fino a dire: se non so da dove o da chi proviene la risorsa non posso dargli la fiducia che, al tempo stesso, concedo ai competitors trasparenti.
    E’ in buona parte una mia teoria, ma è anche quello che google ci ha propinato in tutti i mesi scorsi. Quelle baggianate su google panda, del tipo “lo faresti senza preservativo con lo/a scrittore/rice di questo articolo?” era OVVIO che non potessero essere colmate soltanto da un copywriting originale e contenuto non duplicato.
    La fiducia, così come nel mondo reale, la si ottiene conoscendo con trasparenza – o quasi – il soggetto in questione.

    Ora mettete davanti ad ogni frase un bel: in my honest opinion :)

    Rispondi
  8. salvatore capolupo ha detto:

    Scusate la mia franchezza ma ha davvero senso porsi problemi di questo genere? Mi sembrano discorsi e problematiche un po’ fini a se stesse!

    Poi è un po’ assurdo astrarre completamente il discorso in termini tecnologici a prescindere dai contenuti… a parte il resto, un network collegato più o meno “bene” cosa offre? a cosa serve? a chi serve? cosa ha di unico? così sembra quasi di essere tornato a 10 anni fa… direi che bisognerebbe concentrarsi più sul “cosa” che sul “come”, per il resto sottoscrivo le parole di Giorgio.

    Rispondi
  9. NonSoloSalento ha detto:

    E’ risaputo che più tendiamo a forzare le cose e peggio è, senza considerare poi tutto quello che ne consegue da un’attività di quel genere.
    Un network penserei più ad usarlo per metterci i link dei partner, anziché linkare i miei stessi siti…..è più naturale no?

    La cosa importante è che questi siti non siano solo delle “pagine fantasma”, ma invece abbiano contenuti e che periodicamente se ne pubblichino altri.

    Rispondi
  10. Benedetto Motisi ha detto:

    A parte la palma della paranoia all’ottimo Riccardo ( :D ) IMHO posso capire questa strategia in un’ottica di “spinta iniziale” di un nuovo network, auto-ejectarsi un po’ più in alto in SERP prima che arrivi la vera link building naturale.

    Se così fosse, una volta che le persone vengono attirate da un network di qualità, si “scioglie” un po’ questo timore, e si diluisce fra i vari backlink. Il problema è che, se si rimane fermi o non si riesce a prendere un po’ di link in entrata naturali, fino a dove può spingere questa “forzatura”.

    La domanda vera è vale la pena impazzirsi a questi livelli? Sicuramente Google (sempre IMHO) tiene conto pure della marca delle mutande che portiamo, ma sono talmente tanti fattori che se bisogna preoccuparsi di fare le cose “furbette” poi rischia di scappare dall’attenzione qualcos’altro (c’è chi ha detto anche Adsense, mica male, se è un network MFA?).

    Pare quasi una questione d’indirizzo “morale”: è un network che spinge miei contenuti, miei progetti di qualità? Tanto vale fare i bravi ragazzi, e se proprio voglio linkarmi fra tutti i siti del network, lo faccio senza sfoderare l’artiglieria pesante. Il resto verrà da sé, authority, trust, fiducia e Galbanino.

    Mi interessa macinare un po’ di ads finché non vengo beccato? E allora, vai di costruzione artificiosa che manco il Lego.

    Ma ricorda: il Lato Oscuro è solo la via più facile, non necessariamente la più potente.

    Rispondi
  11. salvatore capolupo ha detto:

    Appunto postumo: Google punta da anni all’unificazione degli account (un solo access point per fare tutto, dalla posta agli Analytics) e questo è stato forse letto da alcuni come una battaglia contro i multi-account, come se questi ultimi fossero l’ultima avanguardia dell’hackeraggio e del black hat. Quindi qualcuno potrebbe essere portato a pensare che avere più identità possa permettere, in qualche modo, di “costruirsi la popolarità da soli”: ma sarà vero? Se fosse vero… diciamo che sarebbe certamente un lavoro immane da svolgere (20 account Gmail da 20 IP differenti con connessione italiana? Beh, in bocca al lupo!) , e soprattutto quanto durerebbe il “Lego” adesso che ci sono le ricerche personalizzate e posso togliere di mezzo autonomamente i risultati che non gradisco?

    La verità, al di là di qualsiasi dietrologia avanzata dall’articolo nel finale (per carità, scelta legittima), è che dal punto vista sistemistico i multi account sono molto difficili da gestire, ed è per questo che vengono usati quelli unificati… tant’è che finora non mi sono fatto troppi problemi a spargere contenuti con lo stesso account su multiblog Blogger, ad esempio, facendo solo attenzione a linkare e produrre contenuti di spessore (etteparèva), e nessuno mi ha punito per questo.

    Rispondi
  12. Giorgio Taverniti ha detto:

    it’s completely normal to have “links” from your server’s IP address. – http://me.lt/1j3PY JohnMuller, mica Matt Cutts :)

    Rispondi
  13. HandyGirl ha detto:

    Non sono una professionista SEO, ma mi sembra proprio fantascienza :)

    Rispondi
  14. Riccardo Cruciani ha detto:

    Accidenti ragazzi! Non pensavo di suscitare tanto movimento ;-) Innanzitutto grazie a tutti delle vostre opinioni. Bene, è ora di uscire allo scoperto :-) In realtà l’esempio che ho portato a Francesco nella domanda in questione era ovviamente un classico esempio di tipo “border line” ossia un esempio di cosa accade quando (come dice il buon Adriano) si incappa nell’automazione Googliana.
    Certo, avere 20 computer con 20 diversi IP rappresenterebbe un castello di carta che durerebbe 2 secondi ovviamente.

    Ma il punto vero e proprio è proprio la coesistenza di un network che funziona, contro la consapevolezza di Google che gli Host siano gestiti dagli stessi account analytics.
    Le risposte di tutti voi in qualche modo sfatano il “mito” che l’IP dell’ host sia determinante nella creazione e gestione di un proprio network e che alla fine ciò che conta davvero è la qualità del lavoro che andiamo a fare sul nostro network.

    In rete ho letto di tutto; gente che dice che se il tuo IP è vicino ad IP non trusted, Google non ti concederà mai la prima posizione, e così via discorrendo.
    Volevo proprio porre una volta per tutte fine a quel terrorismo che gira nella rete e che è frutto di un’ideologia deviata che si insinua poi nei modi di lavorare delle persone.

    Sicuramente è un fattore che conta, ma di certo non distrugge il BUON LAVORO di persone che lavorano sul serio a progetti di un certo spessore.

    P.S. Grazie a Benedetto per avermi conferito la “palma della paranoia”. Appena ci incontriamo di persona la esigo :-)

    Rispondi
  15. Consulente SEO ha detto:

    Ciao ragazzi, ho letto al volo alcuni di vostri commenti, anche perché ci vuole un giorno di ferie per leggerlo tutto ..

    Gestisco un network di 50 siti web … alcuni hanno ip unici, altri no .. fino a oggi mai successo alcun problema per quanto riguarda google. Utilizzo histats come sistema di statistiche e analitics solo per i siti che ho voluto dichiarare a google che sono i miei.

    Per utilizzare piu acconts google senza che lui sapia che sono lo stesso web master .. io utilizzo HideMyAss, e un servizio VPN che mi permette di avere alla mia disposizione un sacco di ip.

    In alcuni dei commenti ho letto …. dicendo che questo e fantascienza, io gli voglio dire solo che a me google prima di utilizzare servizi vpn … mi ha chiuso piu acconts adwords solo perché gli aprivo dallo stesso ip & Pc dove utilizzato un altro conto che loro mi avevano bloccato. (non ho pulito solo il pc .. ma lo avevo proprio formattato) Google e in continuo aggiornamento .. se lo volete ingranare dovete essere molto attenti.

    Come dice anche Giorgio Taverniti, non succede nulla se e tutto naturale … questo problema e solo quando si realizzano siti blog solamente per ingannare google. Un esempio visto spesso in italia e quello dei blog automatici che rubano contenuto dai feed rss.

    Bye Bye

    Rispondi
    • Riccardo Cruciani ha detto:

      [curiosità] Sei sicuro che HideMyHass funzioni bene al 100%? Qualche anno fa facemmo un’esperimento io ed un mio collega sistemista e ci accorgemmo alla fine che l’IP pubblico veniva dichiarato ugualmente. E poi ho sentito molte persone nella rete lamentarsi. Forse aveva dei bug che sono stati riparati:-)

      Rispondi
      • Consulente SEO ha detto:

        Ora funnziona bennissimo .. pero visto che e utilizzato da tante persone .. se devi creare accont come adwords adsense eccc .. ti servono socks privati .. come quelli da admin.5socks.net o vip72.com, per tutto il resto va bene HideMyAss.

        Il problema e che google non deve capire che sei lo stesso webmaster .. non e un suo problema il tuo ip .. anche perche su HideMyass cambiano ogni giorno e non puo dire che sei colegato in qualche modo con un altro web master che utilizza lo stesso servizio .. perche vengono utilizzati diversi computer.

        Pero devi stare atento ai cookies e DNS … ecc

        Bey Bye

  16. salvatore ha detto:

    Riccardo, non voglio sembrare “saputello” ma quello che hai letto è determinato da uno degli equivoci più diffusi su forum e newsgroup vari, che consiste nel confondere la “vicinanza” di due siti (ad es. sullo stesso hosting condiviso) con la vicinanza di un cluster di siti nella determinazione del trustrank… due cose che sono legate come i tipici cavoli a merenda :D

    Comunque è importante che ogni tanti certa mitologia venga sfatata… ci sta :)

    Rispondi
  17. NonSoloSalento ha detto:

    @Consulente Seo
    Quindi come tu stesso hai confermato non basta nemmeno il fatto che anziché usare analytics usi altro software. Bisogna solo fare le cose per bene e basta, non c’è altro metodo.

    Rispondi
    • Consulente SEO ha detto:

      Sai meglio non rischiare, perche i software non fano errori .. ma gli umani si .. basta non stare attenti una volta e google ha capito che sei lo stesso webmaster, puoi lui fa tutto un conto alla fine, non ti dice niente subito .. aspeta che scopre tutto il network.

      Puoi magari uno non fa grandi cose fuori regolamento ma quelli pochi link che uno gli realizza verso il suo sito .. vogliamo che non sia tempo perso .. ma che porta dei veri risultati, in certi mercati ci vuole un stipendio per acquistare un link su un sito concorente.

      Io consiglio sempre a tutti, una volta che arivano i guadagni . bisogna cominciare di fare sul serio e creare una campania di linkbulding naturale. Perche i siti in prima pagina sono spesso sogeti a controli manuali. e le persone che lavorano per google non sono stronzi.

      Bye Bye

      Rispondi
  18. Luca ha detto:

    I frequenti update di Penguin dimostrano che spesso gli algoritmi di filtro toppano, nel senso che sono disposti a “sacrificare” anche qualcosa di buono per eliminare tanto sporco, in più corrono ad “aggiustarli” ripetutamente.
    E’ vero e condivido quanto sostiene Giorgio Taverniti che uno deve solo pensare a fare le cose per bene, ma è innegabile che incrociando i vari userID di AdSense, Webmastertools, Profiles, Plus, ecc., oltre all’ I.P. di chi accede ai vari account (a proposito vi sarete accorti che da questo mese quando accedi ti presenta e ti fa scegliere tra tutti gli account utilizzato dal medesimo pc? ;-) ), Google è in grado di determinare quali siti fanno capo ad una stessa figura.
    Avendo quindi questa “facile” opportunità sicuramente un piccola penalizzazione (?) o filtro su quei siti la deve per forza applicare, diciamo che un piccolo margine di malafede lo deve donsiderare.

    Rispondi
  19. almeblues ha detto:

    Salve a tutti, ho il piacere di leggere il vostro dibattito soltanto adesso….haimé a differenza di due anni. Mi trovo pienamente d’accordo con i sostenitori del “lavoro pulito” per la SEO. Forzare le cose oggi potrebbe risultare una rapida scorciatoia….ma tra un anno potrebbe spezzare le gambe. Contenuti di qualitá e variegati porteranno col tempo ad una naturale link building. Saranno i visitatori a linkare e far girare naturalmente le pagine valide di un sito.

    Rispondi

Lascia un commento

Anteprima commentatore

Personalizza il tuo avatar!
Vai su gravatar.com e carica quello che preferisci!

I commenti sono modificabili entro 5 minuti dal loro inserimento.
Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Solo i commenti firmati con un nome saranno accettati. Leggi il Regolamento Commenti!