Mamme Blogger: Partecipazione, Espressione di sé e Guadagno tra il Web e la Vita Reale

Un guest post di Elena Bottari

pubblicato da Francesco Gavello [+] il 14 maggio 2013 | 8 Commenti in: Blogging Tips | Featured

Studio e intervista mamme blogger 2013

Quello che stai per leggere è uno degli articoli più estesi mai pubblicati su queste pagine. È opera di Elena Bottari di Psicomamme.it, mamma blogger che oggi ci presenta uno spaccato di questa (ha senso chiamarla ancora tale?) nicchia. Non farti intimidire: scorre bene ed è molto, molto interessante. Complimenti Elena.

Per capire meglio il mondo delle mamme blogger, conosciuto in modo empirico grazie all’esperienza di Psicomamme.it, ho navigato un po’ e ho deciso di iniziare da una discussione critica e proficua in cui mi sono imbattuta sul blog Panzallaria.

Come funziona nei giochi e nel web, da un livello all’altro, da un link all’altro, ho scalato il mio monte Fato. :) Insomma ho cercato la mia via all’universo della comunicazione digitale mammesca in Italia. Seguendo il filo logico di Panzallaria sono approdata su Il mestiere di scrivere, dove ho trovato la frase secondo me più potente.

Le aziende non parlano con la stessa voce di queste nuove conversazioni in rete. Vogliono rivolgersi a un pubblico online, ma la loro voce suona vuota, piatta, letteralmente inumana.

E ho capito meglio a cosa Panzallaria si riferisse: il pericolo, per i blog in generale, e per i blog di mamme in particolare, è di fare da testa di ariete, emotivamente e comunicativamente, per la comunicazione aziendale tout court (fredda, magniloquente, in malafede come sempre), con l’aggravante di neutralizzare l’indipendenza di pensiero espressa e l’efficacia delle prese di posizione.

Il manifesto prosegue così:

Le aziende devono capire che i loro mercati ridono spesso. Di loro.
Le aziende dovrebbero rilassarsi e prendersi meno sul serio. Hanno bisogno di un po’ di senso dell’umorismo. Avere senso dell’umorismo non significa mettere le barzellette nel sito web aziendale. Piuttosto, avere dei valori, un po’ di umiltà, parlar chiaro e un onesto punto di vista. Le aziende che cercano di “posizionarsi” devono prendere posizione. Nel migliore dei casi, su qualcosa che interessi davvero il loro mercato.

E mi viene spontaneo applaudire!

Ecco spiegato, in poche semplici, spietate parole, tutto il vecchiume che le aziende si portano dietro, in Italia in modo particolare. Soprattutto perché:

Le Pubbliche Relazioni non si relazionano con il pubblico. Le aziende hanno una paura tremenda dei loro mercati.
Per parlare con voce umana, le aziende devono condividere i problemi della loro comunità.
Ma prima, devono appartenere a una comunità. Le aziende devono chiedersi dove finisce la loro cultura di impresa.
Se la loro cultura finisce prima che inizi la comunità, allora non hanno mercato.

Il Cluetrain Manifesto è del 2000 e mi dispiace dire che le aziende italiane non hanno fatto molti progressi da allora. Il post di Francesca Sanzo (in arte Panzallaria), che dice:

Sempre più aziende tentano di contattare le mamme blogger, direttamente o indirettamente, per coinvolgerle in progetti gratuiti che hanno l’unico vantaggio di studiare il mercato e farle arricchire. Sempre più professionisti del marketing pensano di aver trovato nella blogomammasfera la Mecca, la San Marino dell’economia digitale.

è del 25 marzo 2010. Cosa è cambiato da allora?
L’articolo prosegue così:

Non mi piace quando si nobilita un’operazione di marketing con motivazioni “alte”. L’ho sempre detto, è giunto il momento di dirlo pubblicamente (e non sono l’unica) ma partecipare a progetti di viral e buzz marketing, scrivere post, riprogettare siti per aziende che la maggior parte delle persone boicotta perché mandano il latte in polvere nel Terzo Mondo, disincentivando l’allattamento al seno, non significa (ed è un mio parere) cambiare il modo di comportarsi delle aziende.
Significa partecipare a progetti di marketing in cui, per la maggior parte delle volte, verrete trattate solo come target da spolpare e ripagare con una fornitura di pannoloni a vita.

Viaggiando di link in link, sono approdata sul blog di Loredana Lipperini, autrice di Lipperatura, voce e mente di Radio tre e di Se non ora quando oltre che scrittrice (“Di nuovo dalla parte delle bambine”, “Di mamma ce c’è più d’una”, “L’ho uccisa perché l’amavo. Falso!”), dove ho trovato un articolo che mi ha chiarito sentimenti confusi che mi avevano sorpreso riguardo alle mamme a Sanremo. Mi aspettavo qualcosa di originale, un punto di vista loro, inedito, e invece mi hanno dato l’impressione di confermare luoghi comuni.

Allora, vogliamo, prima o poi, discutere di come gli sponsor hanno intuito, divorato e reso in gran parte innocuo un fenomeno importante come quello del mommyblogging oppure facciamo finta di niente? Le mamme che scrivono sui blog sono in numero impressionante. Sono la maggioranza dei blogger adulti, e non solo in Italia. Sono, potenzialmente, una forza in grado di esercitare pressioni non indifferenti. La mia sensazione è che in buona parte stiano divenendo veicolo pubblicitario, più o meno consapevole, più o meno convinto di poter cambiare le cose nella valutazione di un prodotto. Ma è sufficiente ottenere un passeggino modificato secondo i propri suggerimenti per offrirsi come strumento di marketing? La scelta è legittima, naturalmente: ma credo che un paio di riflessioni in merito farebbero comodo: sia pure tenendo conto delle inevitabili generalizzazioni.

Fonte: Lipperatura.

Articoli come questi sembrano confermare le sue parole:

Tutto questo, se ben studiato, può essere un’ottima arma di web marketing. Pensate a una campagna diretta al pubblico femminile, un prodotto innovativo per la casa, un detersivo. Pensate a come strutturarle attraverso una serie di blog che ne parlano contemporaneamente, o a distanza di poco tempo. Risultato garantito e minimo investimento.

Dalla ricerca di Etnografia digitale intitolata “Antropologia e web marketing. Le rappresentazioni culturali delle Mamme 2.0: consumo, identità e resistenza” ecco il ritratto delle Mamme2.0. La ricerca è del 2011, ad opera di Alex Giordano, Alessandro Caliandro (tra l’altro autore del romanzo “I deragliati”) e Giovanna Montera.

È d’uopo precisare che il concetto di Mamma 2.0 è direttamente mutuato dalla categoria socio demografica di “Millennial Mom”. Secondo le agenzie e che hanno codificato tale categoria socio-demografica, le“Millennial Mom” sono, sostanzialmente, quelle donne nate tra il 1977 e il 1996, che: a) si trovano attualmente a crescere e ad allevare dei figli; b) mostrano una particolare confidenza con le nuove tecnologie della comunicazione; c) hanno saputo integrare efficacemente le nuove tecnologie della comunicazione nella loro vita quotidiana.

Uno studio effettuato da, condotto su un campione di 600 mamme statunitensi al di sopra dei 18 anni ed implementato attraverso una survey online, restituisce un ritratto delle Mamme 2.0 in quanto mamme. Infatti, ben l’52% delle comunicazioni di queste donne non avviene faccia a faccia ma bensì per via “mediata”, cioè tramite telefono, sms, Facebook e mail. Il 51% delle comunicazioni avviene poi via telefono e Facebook (rispettivamente il 30% e il 21%). Sempre secondo la ricerca queste mamme controllano l’80% delle spese famigliari, che dedicano per il 39%agli acquisti per i propri figli e per il 33%alle spese della famiglia complessivamente intesa.

Un bacino appetibile che però merita di trovare risposte ai propri bisogni veri, piuttosto che esche esclusivamente commerciali.

Navigando mi imbatto talvolta in tweet che annunciano carrellate sui papà più sexy o in simili temi da gossip che nulla aggiungono alle riviste da rotocalco e mi chiedo: Perché? Si può obiettare Perché no?


Ecco, se non fossimo così arretrati sul piano della parità e del rispetto, sarei d’accordo anch’io. Ma, così come non apprezzo la fissa del “sexy” applicata alle donne, non mi piace nemmeno imposta ai papà. Già si parla poco di paternità, molti uomini hanno un giorno solo (o nessuno) di congedo per la nascita del proprio figlio e fa un po’ rabbia che finiscano sotto i riflettori solo per la loro appetibilità sessuale.

Ecco, vorrei quindi discutere, non fare soliloqui :) su questo argomento cruciale. Perché se è vero che i blog di mamme hanno avuto un peso nella rielezione di Obama, se è vero che le donne americane riescono a fare lobby, positivamente, cosa accade in Italia?

Gli sponsor hanno intuito, divorato e reso innocuo questo fenomeno (Loredana Lipperini), potenzialmente cruciale per il progredire della situazione di arretratezza che le donne continuano ad avere in Italia, in termini di accesso al potere, parità di genere, retribuzione, tutele, accesso al lavoro e possibilità di conciliare lavoro e famiglia?

Se apro l’obiettivo allargandolo all’Europa, approdo su un caso esemplare avvenuto in Inghilterra, di blog (Mumsnet) che ha inciso sui vertici della politica nazionale.

Quando l’anno scorso una madre scrisse su un forum che avrebbe dato la figlia disabile in affidamento, perché lo Stato non le concedeva più il sussidio, il premier David Cameron intervenne immediatamente per esprimere alla signora la sua preoccupazione. Qualche tempo fa un gruppo di lettrici chiesero alle catene di supermercati di nascondere dalla vista dei bambini il reparto delle riviste sexy. Quasi per magia, poco dopo i responsabili dei negozi spostarono i giornali e accontentarono le signore.

Anche da noi ci sono blog che sono, a mio avviso, importanti che accendono i riflettori su argomenti serissimi come gli stereotipi di genere, l’educazione sessuale ed emotiva, i medici obiettori che annullano la 194 e infiniti altri temi della massima priorità, compiendo un lavoro di grande valore sociale.

Penso a Il corpo delle donne e a Blogger come Elasti che, scrivendo su testate editoriali tradizionali presenti sul web, possono raggiungere moltissimi lettori, di età e abitudini diverse dagli abituali internauti che approdano sui blog delle mamme.

Elasti, come troviamo scritto sul sito della Zanichelli, alla voce Scritture educative,

L’8 marzo 2012 è stata invitata al Quirinale. Lei pensava fosse uno scherzo e invece il Presidente l’ha nominata Ufficiale al Merito della Repubblica per avere inventato il personaggio di Elasti e per essere ossessionata dalla conciliazione tra lavoro e famiglia

Un bel riconoscimento vero?

Nonsolomamma

Elasti, Claudia De Lillo all’anagrafe, ha risposto all’ appello e ha raccontato la sua esperienza che ha avuto inizio nel settembre del 2006, quando era mamma di un bambino di tre anni e uno di cinque mesi e stava rientrando al lavoro dalla maternità. Con Nonsolomamma.com ha dato voce all’urgenza, che per certi versi è anche passione, della scrittura, di raccontare storie, di condividere, di rompere dei tabù sui miti della maternità.

Come è cambiato il mondo delle mamme blog in questi anni?

Paradossalmente non è un mondo che conosco bene e che seguo particolarmente. Tuttavia mi pare che abbia preso forma, corpo, consistenza e visibilità. Le mamme blogger, seppur lungi dal diventare una lobby come nei paesi anglosassoni, hanno acquisito autorevolezza e sono diventate appetibili sul mercato. Il che, a mio parere, non è necessariamente un bene.

Quali soddisfazioni e pieghe imprevedibili ha preso la tua esperienza sul web?

Il crescente numero di lettori mi ha dato un enorme e inaspettata soddisfazione. La creazione di una comunità virtuale forte intorno ad esso è stata una sorpresa. La pubblicazione di due libri dal blog non era nei piani ed è stata una esperienza bellissima. 

Infine la rubrica su D di Repubblica, che, ormai oltre tre anni fa, mi hanno proposta proprio in seguito al successo del blog, mi ha consentito di intraprendere una strada professionale parallela a quella di giornalista finanziaria che mi andava un po’ stretta..

Come vedi il tuo futuro di donna sul web? Che nuovi percorsi vorresti intraprendere?

Sono aperta e in ascolto, nei confronti del web. Ma non ho progetti precisi. Lascio che le cose accadano e, negli ultimi sette anni, è stato un approccio vincente.

A cosa serve davvero il web e quali sono le minacce incombenti che vedi, se ne vedi?

Io credo che il web sia ormai uno spazio vitale, troppo grande e multiforme per darne definizioni o definirne funzioni. Siamo noi utenti che decidiamo che uso farne. Le minacce vengono dall’uso che se ne fa, non dal web in sé.

Il fenomeno mamme blogger rischia di essere autoreferenziale? Quali aperture sono secondo te necessarie per dare nuova linfa a questa tendenza?

Io non ho mai amato l’etichetta “mamme blogger”. Essere madri è uno dei tanti ruoli di una donna e accomunare le mamme che hanno un blog in un’unica categoria di simili credo sia fuorviante, nonché sbagliato. Siamo blogger, ognuna con la sua individualità, il suo stile e la sua specificità. Incidentalmente siamo anche madri e spesso raccontiamo il mondo che ci circonda. Punto. Ovviamente l’autoreferenzialità è un rischio enorme ma dovrebbero essere le blogger stesse a uscire dal seminato e dalla casellina in cui le hanno infilate per evitare derive claustrofobiche.

Un blog può autoalimentarsi o serve realizzare qualcosa nel mondo reale?

Io credo che possa tranquillamente autoalimentarsi. E sono convinta che se un blog nasce come ponte e punta o ambisce ad altro, si coglie subito e perde freschezza e originalità. Il mezzo blog, sono convinta, ha dignità pari ai mezzi fuori.

Ma soprattutto: Com’è stato ricevere il super-premio a Roma?

Un sogno dai contorni surreali e sorprendenti. Un’avventura bellissima di cui ancora non mi capacito.

Emerge quindi l’importanza di:

  • aprire strade nuove alla propria esistenza
  • infrangere tabù
  • non farsi incasellare
  • sfruttare il mezzo web senza sensi di inferiorità rispetto a quelli tradizionali

I blog rispondono ad un bisogno di informazioni, di apprendere esperienze, di condividere, di imparare, di trovare idee fresche. A questo proposito mi sembra importante segnalare Genitori precari, la start up di Manuela Campitelli che informa e affronta con grande sensibilità argomenti spesso trattati in modo sbrigativo e privo di sfumature.

Networkmamas

I blog che danno voce ad una difficoltà, a situazioni che la società preferirebbe tenere in ombra, sono forse quelli essenziali. Si può fare a meno della rubrica su come tornare in perfetta forma dopo il parto, anche perché nessuno ti obbliga ad essere un grissino e poi ci pensano i bambini, sul medio e lungo termine, a farti sudare sette camicie :) ma non si può forse fare a meno di Cristina Interliggi, definita da Carlo Petrini, l’ “amica delle mamme digitali” Networkmamas.it che sulla sua piattaforma sta per creare una possibilità di incontro tra la domanda di lavoro da parte delle mamme e il bisogno di trovarlo, questo benedetto lavoro! Cristina ha vinto il premio di Repubblica delle Idee che si è svolto a Torino in occasione della festa di Repubblica. Speriamo che il suo network prenda piede!

Ecco cosa Cristina ci ha raccontato.

Come è evoluto il progetto dalla vittoria del premio di Repubblica e dall’articolo di Carlo Petrini ad oggi?

Abbiamo lavorato molto in questi 3 mesi e abbiamo fatto virare il progetto verso un sistema di consulenza online che ha tolto il vincolo dell’essere una mamma di bambini solo tra 0 e 6 anni, ponendo l’accento sull’esperienza e la qualifica “al rialzo” delle nostre Mamas. Le nostre iscritte non forniscono servizi, ma consulenze on-line sulla materia di cui sono esperte.

Più che aspettarci dei risultati sul lungo periodo, noi siamo concentrati sul compiere un passo alla volta: adesso ad esempio l’obiettivo è concludere positivamente la campagna di crowdfunding su Networkmamas.it che si concluderà il 9 Giugno

Quante persone si sono iscritte e che tipo di feed-back hai ricevuto?

Attualmente abbiamo quasi 400 pre-iscritte alla community e parte di loro si incontra ed interagisce sul gruppo Networkmamas di Linkedin. Molte di loro seguono questa avventura con coinvolgimento sin dall’inizio e le ho sentite molto vicine al progetto. Mi hanno fatto sorridere, mi hanno intenerita e alcune delle loro mail mi hanno fatto anche una gran rabbia, perché raccontano di donne in gamba che perdono il lavoro a seguito della nascita di un figlio, che vengono mobbizzate e sfiancate da orari e richieste bizzarri, con il solo fine di volerle stancare ed umiliare.

Cosa pensi della presenza delle mamme in rete e del fenomeno delle mamme blogger? C’è davvero solidarietà e cooperazione, come è naturale pensare a proposito del web, o le cose in realtà sono diverse?

Io sono in rete dal 1997 e dal 2000, per 8 anni ho avuto un blog. Ma all’epoca non avevo figlie quindi non ho mai fatto parte delle mamme blogger. Ne seguo molte ma non so dirti quale sia la realtà effettiva. Credo che ci siano, come nella realtà, donne e uomini in gamba che amano lo scambio e l’interazione e altri più restii. Per quanto riguarda Networkmamas, per ora ho trovato persone disponibili e cooperative che ringrazio per l’appoggio.

Le adesioni e le e-mail che avete ricevuto provengono dal Piemonte o da tutta Italia? Quali richieste e quali sensibilità percepisci dalle email provenienti dalle mamme del sud?

Non ho un controllo preciso delle aree geografiche di appartenenza delle pre-iscritte. Qualcuna mi ha raccontato un po’ di sé e quindi so da dove arriva. Tra queste, sono presenti più donne del centro-nord. Le richieste e le criticità sono più o meno le stesse… mancanza di tempo da dedicare ai figli, impossibilità di conciliare famiglia e lavoro, pressioni post-maternità in ufficio e demansionamenti. Questo quando il lavoro c’è… altrimenti, proprio mancanza di un impiego, licenziamenti ecc..

Le politiche di inclusione delle donne nel mondo del lavoro e di conciliazione tra lavoro e famiglia sono solo di facciata?

Secondo me sì, non che ne abbia una esperienza diretta, ma leggendo quello che mi hanno scritto le mamme, salta all’occhio che si tratti anche di un problema di mentalità. Lavorando in una piccola azienda a conduzione familiare, di vecchio stampo, può capitare di non poter neanche nominare il part-time… pur essendo in gamba e in grado di assicurare la stessa dedizione al lavoro a fronte di un impegno ridotto.

Bisognerebbe poter fare un salto di qualità, vivendo come naturale la compresenza di uomini e donne a pari livello sia dentro che fuori casa, eliminando concetti come “quote rosa” che mi ricordano sempre un po’ il panda in via di estinzione… :)

Che feedback hai ricevuto dalle aziende?

Inizialmente Networkmamas è stato pensato proprio come un aiuto per mettere in contatto domanda e offerta, ma oltre a problemi burocratici ci siamo scontrati con il fatto che non ci fosse grande apertura da parte delle aziende. Abbiamo quindi pensato a questa nuova versione di Network in cui offriamo consulenze e non servizi. Questo ci garantisce un più vasto spettro di possibili interazioni.
Un privato potrà contattare una Mamas, chiedendo molte più cose di quelle che avrebbe potuto domandare un’azienda.

Mamma Felice

Uno dei siti storici, tra i più belli e utili, è Mamma Felice che ci ha così raccontato i suoi esordi.

Ho aperto il mio primo blog nel 2003, su Splinder, e da allora non ho mai smesso di scrivere. Probabilmente ho scritto quasi tutti i giorni, ininterrottamente, per anni (ma lo facevo già prima, quando andava ancora di moda scrivere con carta e penna). Mi piace scrivere. Mi piace scrivere con frivolezza.  

Ai tempi scrivevo principalmente poesie, ed è così che ho incontrato mio marito Nestore: Splinder è stata l’occasione per scoprire che abitavamo nella stessa città. Da allora le nostre vite si sono incrociate più volte, online e offline, e non ci siamo più lasciati. Nel 2007 abbiamo avuto una bambina, Dafne, e il blog è stato nuovamente il motore della nostra vita: abbiamo creato Mammafelice, un blog dedicato alla maternità creativa, e siamo riusciti a ‘trasformarlo’ in un lavoro. In realtà non abbiamo fatto altro che trasferire le nostre competenze professionali dal mondo reale al mondo virtuale: io lavoravo in un’azienda che si occupava di marketing e comunicazione, Nestore lavorava come analista programmatore. Entrambi abbiamo lasciato il lavoro (in due momenti diversi) per dedicarci alla nostra impresa familiare. Per questo amiamo il mondo dei blog e ci sentiamo bene nell’etichetta di blogger: questo strumento ci ha aiutati su molti fronti, nella vita, nel lavoro, nella libertà. 




A quali urgenze hai dato voce nel tuo blog?

Ho l’urgenza di scrivere, ma non sono una scrittrice. Ho bisogno di tradurre in parole tutto ciò che mi accade nella vita, e attraverso le parole riesco a comprendere il mondo, analizzarlo e soprattutto a cambiare me stessa. 
Ho l’urgenza di sentirmi libera, ma non posso permettermi di non lavorare: il blog è stato dunque lo strumento che mi ha permesso di vivere della mia passione.

Ho l’urgenza di essere felice. La mia sfida quotidiana è ricordarmi di non perdere un istante di felicità possibile, e lotto duramente per questa sopravvivenza. Ho avuto giorni di cui non vado fiera, ed è per questo che oggi sento di dover vivere di felicità, cercando la felicità, imparando a trasmetterla agli altri.

Il blog mi ha dato le opportunità che mi servivano per ricavarmi uno spazio nel mondo (un mondo che non è affatto virtuale). Mi ha dato la voce, le mani, i sogni, le prospettive e gli obiettivi. Io li ho colti al volo: non potevo più temporeggiare, volevo realizzarmi e trovare la mia strada personale e lavorativa. 



Come è cambiato il mondo delle mamme blog in questi anni?

Fondamentalmente le mamme hanno sempre amato parlare di bambini, o non parlarne affatto. Gli stili di maternità, e di scrittura, sono così differenti tra loro che mi è impossibile definire esattamente i criteri del mommyblogging.

Molti ritengono che con gli anni le mamme siano diventate sempre più imprenditrici, sempre più attente alla pubblicità: i blog sono diventati strumento di lavoro per molte donne. Un fenomeno tendenzialmente vero, ma non del tutto: in Italia si è semplicemente importato un modello di business che esisteva già da anni negli Stati Uniti. Non abbiamo inventato nulla di nuovo.

Io penso che la vera rivoluzione dei blog delle mamme sia stata quella di non poter più essere definiti “blog di mamme”: le donne hanno imparato a scrivere di se stesse, hanno acquisito maggiore consapevolezza, hanno imparato ad amarsi e a supportarsi attraverso la Rete. Sono passate da blogger pappa-pannolino a blogger che discutono di temi importanti per noi tutte: l’educazione e la pedagogia, la conciliazione lavoro e famiglia nella nostra società, il ruolo dei padri, il lavoro femminile. A me pare – così dicono i miei feed, per lo meno – che i blog siano diventati essenzialmente più belli e più interessanti: ricchi di idee e contenuti, ricchi di suggerimenti, ricchi di commenti.


Quali avventure di Mamme felice ti hanno dato maggiore soddisfazione?

Crescere e cambiare. Non mi vengono altre parole per raccontare la mia soddisfazione. Sono passata da un piccolo blog anonimo a un network di blog con due milioni di pageviews al mese. Ho lavorato sodo. Ho cercato di essere trasparente e di fare del mio meglio. Ho cercato di esserci sempre, di non lasciarmi vincere dalla stanchezza: ho scritto anche quando avevo la febbre o quando avrei voluto stare in silenzio. Ho scritto cose che avrei voluto leggere: penso che la mia forza sia stata questa. Non ho scritto un’opera letteraria, ma ho scritto qualcosa che si è rivelato utile ad altre donne come me. Il mio è un blog di servizio.

Ho cercato di farmi promotrice di un codice delle buone pratiche dei blogger: due anni fa è nato Mommit, ormai seguito da centinaia di blogger. Una sorta di codice di autoregolamentazione in tema pubblicitario: lavorare con trasparenza, su un blog professionale, significa anche avere regole ferree sugli aspetti commerciali del blog, nell’ottica di un rispetto dovuto ai propri lettori. 

Ho realizzato tanti sogni, insomma: lavorare per me stessa, poi lavorare con mio marito, infine poter dare lavoro ad altre mamme.

Come vedi il tuo futuro di donna sul web? Che nuovi percorsi vorresti intraprendere?

Ho tante idee, ma faccio piccoli passi. Il web mi ha regalato anche l’esperienza di poter scrivere due libri ‘veri’ di maternità, e voglio godermi questo momento di fatica. 
In futuro penso di poter allargare ulteriormente il mio network di blog per dedicarmi meno alla fase di scrittura quotidiana, e di più a progetti editoriali per le aziende. Mi piacerebbe aumentare il numero dei nostri collaboratori e avere dei team di lavoro eterogenei (blogger, programmatori, grafici). Il mio obiettivo è quello di passare il favore: così come a me è stata data la possibilità di lavorare da casa (o autonomamente), vorrei che ad altri genitori fosse concessa la medesima opportunità, soprattutto in un mondo in cui diventare genitori sembra penalizzare la professione, in particolare nel caso delle donne. 

A noi serve tempo per vivere, e penso che il futuro dei blog (e della Rete) dovrebbe servire a questo: a farci essere più produttivi tramite il telelavoro, e più presenti in famiglia (e nella vita).



A cosa serve davvero il web e quali sono le minacce incombenti che vedi, se ne vedi?

Il web – a mio parere – servirà sempre di più per diventare cittadini o professionisti attivi. Penso che il web ci permetterà di agire, oltre che di scrivere, in modo sempre più concreto, per il miglioramento delle nostre realtà locali. Dal web nasceranno nuove forme di politica, nuove professioni, nuove idee di partecipazione. Il pericolo risiederà nel controllo: se Internet non arriverà in tutte le case, se Internet non diventerà gratis per tutti, se Internet verrà controllato o strumentalizzato per far tacere le persone (come accade in altri Paesi del mondo in cui l’informazione viene controllata).

Il fenomeno mamme blogger rischia di essere autoreferenziale? Quali aperture urgono?

Tutti noi siamo autoreferenziali. Chi scrive di se stesso, ma anche chi scrive degli altri: è autoreferenziale. Penso che nessuno possa sottrarsi a questo assioma.

Io ho sempre avuto una regola, sin dai tempi di Splinder: sul blog non si parla di blog. Ho evitato ogni forma di metablogging pirandelliano. Ed è quello che mi auguro per un futuro prospero dei blog delle mamme (e in generale delle donne): scrivere contenuti sempre più ricchi, invece di ragionare sulla morte o sulla nascita dei blog.

Oggi io vedo come necessaria una riforma del lavoro che tenga in considerazione queste nuove professioni della Rete, e che renda agevole l’apertura di una P.iva e di una nuova azienda in Italia. Penso che questo sia il nodo cruciale per superare le difficoltà della professione di blogger. È inoltre fondamentale un sano rapporto con la pubblicità: aderire ad esempio a Mommit, o dotarsi di regole trasparenti che stabiliscano i criteri secondo i quali intendiamo guadagnare in Rete. Infine, ma non meno importante, per quanto mi riguarda: scrivere cose che vorremmo noi stessi leggere. E non importa si parli di un pannolino lavabile o di fisica quantistica: nel mondo ci sarà chi preferirà l’uno o l’altra (in questo il web è democratico). 

Ma il nostro compito è scrivere cose vere, genuine, appassionate, vive. Contenuti che migliorino il web, invece di renderlo un brutto posto in cui vivere: state alla larga da quelli sempre arrabbiati, da quelli che ce l’hanno sempre con qualcuno, da quelli che passano le giornate a dire che il mondo fa schifo. Il mondo è come noi lo facciamo, online e offline. Diamoci da fare per primi, che c’è molto da scrivere ancora. E da fare.

I siti che offrono spunti educativi, idee creative, soluzioni di autocostruzione (pannolini fai da te, fasce, mobili, giochi) aprono gli occhi sulla possibilità di sottrarsi al meccanismo consumistico, di provare a fare le cose con le proprie mani o di mettersi in gioco in modo diverso nell’educazione dei figli. Aiutano a illuminare vie alternative e, magari, dai pannolini fatti in casa si passa ad approfondire anche altri temi, come il parto a domicilio o l’allattamento, che siamo stati educati a ritenere retaggi preistorici e ingiustificati.

MammeOnline

Ci sono portali come Mammeonline.net, nati dal bisogno di confrontarsi in modo circolare, attraverso forum e realtà a cui il portale ha fatto da incubatore. Ho intervistato Debora Cingano che, ho scoperto, è davvero una delle prime mamme blogger italiane! Ha saputo valorizzare i contenuti delle altre mamme, interpretare i loro bisogni e aprire nuovi canali comunicativi per rispondere ad esigenze diverse (adozione, infertilità, cura dei bambini prematuri)

Ecco la sua opinione riguardo al “fenomeno” mamme blogger.

Mi sono posta spesso domande riguardo il mondo delle mamme blogger. Ho la sensazione che costituiscano un grande bacino di donne che sperano di far diventare un lavoro remunerato quello della gestione di un blog.
E ho la fastidiosa sensazione che questa speranza sia alimentata da chi ha interesse a far sì che questo sogno non si estingua perché le mamme blogger possono costituire una ricchezza per… altri.

Purtroppo chi ha questo genere di interessi è sostenuto da un sistema economico in crisi che vede, come prime vittime, specie in Italia, le donne e le mamme.
Come per tutte le attività penso siano relativamente poche le persone che sono in grado di distinguersi, vuoi perché sono arrivate per prime, vuoi perché hanno in se stesse una ricchezza tale, unita a capacità espressiva, che diviene risorsa per la crescita intellettuale, culturale, artistica o creativa delle loro lettrici.
Come quelle che citi che si sono ritagliate uno spazio e una visibilità tali (e del tutto meritate) da renderle esempio per le altre.

Ed ecco la sua esperienza.



Il progetto mammeonline.net è nato nel 1998 (al tempo si chiamava ilnido.org), non certo come progetto commerciale ma come idea di autoaiuto, confronto, conforto e sostegno per le mamme nel web italiano che era desolatamente vuoto.


Mi hanno ispirata mia figlia, con le sue coliche da neonata, e la mia passione per il web e la comunicazione, in un tempo in cui le donne in rete erano proprio poche.
 Ci siamo cercate e trovate e da un piccolo sito di comunicazione unidirezionale, ci siamo aperte in una comunicazione circolare dove ognuna era ed è protagonista, attraverso i forum che pian piano sono andati a toccare temi importanti per le donne, quindi non solo la maternità ma anche infertilità, adozione per poi allargarci a tutti quegli interessi che fanno parte del nostro modo di essere donne, in quanto persone, con le nostre caratteristiche, interessi, pregi, difetti e peculiarità.



Posso con orgoglio dire che mammeonline.net è stato molto prolifico: negli anni e dalle sue costole sono nate associazioni, siti tematici, forum, scrittrici, blogger, perché per noi non è mai stato importante essere LA voce ma dare spazio perché le voci emergessero, perché ogni donna che è stata a contatto col nostro mondo potesse imparare a conoscere se stessa e trovare la sua strada, realizzare il suo sogno che fosse un sogno di maternità o di realizzazione personale.

La pubblicità per noi è funzionale ai nostri interessi che sono sempre gli stessi: solidarietà, sostegno, confronto, conforto, amicizia.


Ma, pur avendone bisogno, in quanto una comunità di oltre 38mila iscritte richiede investimenti in tecnologia e assistenza tecnica, abbiamo sempre fatto una scelta etica delle pubblicità offerte.
Quindi niente pubblicità di scommesse e gioco on line, incontri/erotici, aziende poco etiche come quella cui faceva riferimento Panzallaria che sfrutta l’ignoranza delle donne del terzo mondo per vendere il suo latte in polvere, e altre.

Le spese sono importanti e la nostra preoccupazione è far sì che ci siano entrate che riescano a farcele affrontare senza preoccupazioni.



Ma, per conto mio, la vera ricchezza che viene dal web sono le relazioni umane: sta a noi scegliere se “usare” gli altri a scopo di lucro o se vogliamo veramente metterci al servizio pur non vedendo del male nel fare di questo una professione. Ma ci può essere anche un’etica nelle proprie scelte professionali.
 Ma ancora non sono giunta a questo.


Io lavoro nella P.A. a part time, sognando di potermi un giorno dedicare al 100% ai miei progetti per le donne e le mamme, toccando oggi tematiche cui non avrei mai pensato 15 anni fa ma che, con la crescita di mia figlia mi hanno portato ad evolvere e crescere allargando così anche gli interessi di una comunità che diviene sempre più consapevole che l’essere donne e mamme in questo paese non è affatto facile e che solo l’unione tra tutte noi può divenire forse, un progetto importante come quello realizzato da Mumsnet .

Elasti non è la sola blogger che si approdata su un giornale, un altro esempio è Zeldawasawriter che collabora con Vanity Fair: una comunicazione che valorizza l’immagine. Giornalismo, design e fotogiornalismo insieme per un mix che è in linea con lo stile della testata. Un felice incontro che arricchisce le due parti senza snaturarle, come perfettamente naturale e ben riuscita appare la collaborazione di Claudia Campitelli con Il fatto quotidiano.

Tu che ne pensi?

In che rapporto stanno mamme blogger (opinion maker, trend setter, io direi giornaliste) e testate editoriali nate come cartacee e, forse, lette più nella versione digitale che in quella sfogliabile?

I blog sono una rampa di lancio per attività diverse e reali? Libri, pièce teatrali, corsi, collaborazioni consulenziali verso terzi, che apprezzano il blog?

I blog di mamme, come tutti gli altri blog, sono un elemento di autopromozione e di visibilità come feelance? Sono una valvola di sfogo, un canale di informazione fuori dal mainstream? Le donne sanno che possono usarlo come strumento di potere o no?

foto: State Library and Archives of Florida

Questo articolo è stato scritto da: Elena Bottari

Mamme Blogger: Partecipazione, Espressione di sé e Guadagno tra il Web e la Vita Reale

Elena ha fondato e scrive per Psicomamme.it. Laureata in lingue, ha studiato da comunicatrice digitale al Matec nel 2001. Dieci anni di lavoro lontana dai bit e due  figli l'hanno riavvicinata al web. Adora i libri e le storie, pianta grane che spera fioriranno.

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8 Commenti

Update 12/02/2012: Il Regolamento Commenti è cambiato! Leggi ciò che serve sapere!

  1. [...] al Salone del libro, stand J, padiglione 2. Abbiamo pubblicato una riflessione preliminare sul sito Francescogavello.it. Dicci la tua! Approfondendo la conoscenza del ristretto campione di mamme blogger contattate, [...]

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  2. Gabriele ha detto:

    Ho avuto il piacere di conoscere una mamma Blogger: sono rimasto piacevolmente stupito dal punto di vista che riescono ad avere le mamme sui blog e sopratutto nei Forum.

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  3. Enrica Ferrero ha detto:

    Ciao Elena, ho conosciuto il tuo progetto indirettamente, attraverso Francesco e la mia amica Sara De Maria, di sarademaria.it, e mi ha davvero entusiasmata, fin dall’inizio! Complimenti per tutto il lavoro che state facendo su Psicomamme.it e per questo post :)
    In particolare, mi ha colpita la citazione di Panzallaria “Le Pubbliche Relazioni non si relazionano con il pubblico” :applauso:, condivido le tue preoccupazioni per il poco interesse riservato dai media al ruolo dei papà e per la disincentivazione dell’allattamento al seno. Mi sono scoperta interessata a questo argomento leggendo il libro “La mia vita a impatto zero” di Paola Maugeri.
    Spero di incontrati presto per scambiare quattro chiacchiere :)

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    • elena ha detto:

      Ciao Enrica,
      sono davvero felice che il progetto Psicomamme.it ti appassioni :) Grazie per i complimenti ma devo soprattutto ringraziare le donne che mi hanno risposto e mi hanno permesso di fare una mini inchiesta. I papà sono spesso trattati come un argomento di contorno ed è un vero peccato perché il loro ruolo è importante sia per i figli, sia per cambiare la mentalità italiana, preistorica su tanti temi. Anche gli uomini sono vittima di stereotipi che possiamo cambiare educando i figli alla libertà e alla libera espressione di sé. Pensa che in Svezia un uomo che non abbia preso un congedo parentale (mi sembra di ricordare che possano usufruire di congedi anche molto lunghi, fino ad un anno), non è considerato un uomo politico affidabile (se non si prende cura dei figli non lo farànemmeno con la collettività). In Italia un uomo in congedo rischia seriamente di perdere il lavoro e di diventare lo zimbello del suo ufficio.
      L’allattamento è un tema delicato perché per avviarlo bene ci vuole un grande contatto madre-figlio e moltissimo aiuto pratico esterno. Proprio quell’aiuto che spesso manca.
      Grazie tante per la tua attenzione e per il commento!! A presto
      elena

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  4. patriziavioli ha detto:

    Complimenti per l’indagine. E per aver citato Panzallaria che è forse la più competente e senz’altro la più sincera. Purtroppo il mommyblogging negli anni, direi dalla fine del 2009, ha perso il tono complice di solidarietà che lo contraddistingueva per diventare sempre di più uno strumento marketing.
    Purtroppo anche la potenzialità di lobby sociale è stata indebolita da questa corsa verso la monetizzazione dei post.

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    • elena ha detto:

      Grazie Patrizia! Non ho un’esperienza diretta così antica sull’argomento, quindi non so dirti su come le cose sia evolute. Penso che la necessità economica ci sia e che non sia sbagliato voler trovare un ritorno economico. Apprezzo molto i codici di autoregolamentazione e spero che la valenza sociale, di cambiamento non si esaurisca e, anzi, si potenzi!!
      Grazie ancora e buona giornata :)

      elena

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  5. chiara ha detto:

    Ho dovuto aggiornare la pagina tre volte per riuscire a leggere l’articolo. Però è valso la pena aspettare, ho trovato le informazioni che cercavo.

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    • elena ha detto:

      Chiara, sono felice che questo post ti sia stato utile a trovare informazioni :)
      E’ un articolo un po’ lunghino in effetti, i prossimi saranno più brevi!
      Alla prossima

      elena

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