La Visibilità non Basta (ovvero: L’Huffington Post e il Valore di una Firma)

will work for free

scritto da Francesco Gavello [+] il 04 ottobre 2012 | 7 Commenti in: Ispirazioni

Perché scrivere gratis per un grande portale?

“I blog non sono un prodotto giornalistico. Sono commenti, opinioni su fatti in genere noti: è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati“

Brivido.
Già sentita da qualche parte, vero? :)

Già questo potrebbe bastare per fare un salto nei commenti qui sotto e cercare di capire in quanti modi si possa interpretare la (hem…) solidissima argomentazione di cui sopra. Per tutti gli altri, e per chi avesse vissuto sotto a un sasso nell’ultima settimana, a dirlo è stata Lucia Annunziata, direttrice del neonato Huffington Post Italia proprio durante la presentazione di quest’ultimo.

Opinione

Una di quella affermazioni che dovrebbe quantomeno far riflettere per la disarmante semplicità con cui si associa il lavoro di presentazione di un’opinione -nota: non il semplice averla ma costruirla, esemplificarla, renderla fruibile in un contesto più ampio- con un qualcosa di …seconda scelta.

Ma non impelaghiamoci per il momento nella vischiosissima questione del tipo blogger declassati oppure no, blogger da pagare oppure no. La cosa è estremamente più semplice: un’opinione costruita sulla base di esperienza e ricerca non è più semplice opinione. È, a tutti gli effetti, informazione. E labile è il confine tra informazione priva di opinione e quella contaminata in qualsiasi modo dalla vita di chi la scrive.

E invece no. Le opinioni non si pagano.
Poco importa il lavoro che vi può essere stato dietro la composizione di un articolo a riguardo.
E poco importa se poi da quelle nasce la vera linfa di un portale come quello citato.

Nobiltà

Capiamoci, l’Huffington Post fa un lavoro nobile. Nobilissimo.
Quell’Huffington Post concepito da Arianna già pur parecchio tempo fa (in termini di rete), in grado di dare voce alle figure più disparate senza chiedere altro in cambio che -appunto- la loro opinione. Non privo di problemucci già in passato legati allo stesso tema, ma pur sempre di notevole impatto nel campo dell’informazione senza filtro.

La moneta di scambio per quest’informazione: da sempre, la visibilità.
Già, la visibilità.

Perché proprio qui sta il punto. A rileggere la frase di cui sopra, molti chiuderanno comunque un occhio in cambio della presunta visibilità.

Penseranno: “Ma dai Francesco, io inizio a scrivere, pure se gratis cosavuoichemicosti, e poi sai quante offerte di lavoro riceverò?” “A quel punto, che potrò chiedere la cifra che voglio.”

Ma è davvero così?
Domitilla ha sintetizzato il più tagliente punto di vista di sempre.

Retribuzione

Posso capire che quando si parla di soldi non si parla mai solo di soldi ma soprattutto …di pancia.
Di modi di vedere la vita, alla fine. E spesso si finisce armati di forconi a difendere uno dei due lati della barricata.

C’è chi considera il partecipare a un progetto più grande qualcosa di sufficiente, si smuovesse anche solo un granello di sabbia grazie al proprio contributo e chissenefrega se poi gli altri ci fanno soldi con i miei contenuti. E chi valuta il proprio tempo in maniera molto più cinica realistica: perché qualcuno dovrebbe iniziare a pagarti, dopo che hai scritto gratis per mesi i tuoi migliori pezzi?

Quale dovrebbe essere la leva -se esiste- che permetterebbe il salto al professionale che in tanti agognano? Ed è questa, alla fin fine, la strada giusta?

Per me, siamo lontani anni luce.
Se non inizi a farti pagare oggi per ciò che desideri fare, perché domani qualcuno dovrebbe proportelo?

immagine: ©Devon – DepositPhoto

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7 Commenti

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  1. Saverio ha detto:

    Sostanzialmente sarei d’accordo.
    Nella pratica però ho fatto diversi colloqui di lavoro, e alla fatidica domanda :”esperienze pregresse?” di certo aver lavorato per testate giornalistiche di rilievo a livello nazionale potrebbe essere determinante per la scelta di un candidato.

    Rispondi
  2. Alessandro Piconi ha detto:

    I professionisti che riescono a vivere in italia di “Giornalismo” non sono più di 100. Il resto sono precari pagati e malpagati a prestazione che scrivono pezzi “riempitivi”. Questo per la carta stampata, che ha un modello di business consolidato e che vive di sovvenzioni statali.
    L’online è un settore ancora più arido perché privo di irrorazioni pubbliche di denaro: quindi come potrebbero permettersi di pagare qualcuno?
    Per come la vedo io un progetto che non retribuisce i propri collaboratori con moneta sonante non può fare un vero controllo della qualità, perché non può “pretendere”.

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  3. L’affermazione dell’Annunziata è a dir poco imbarazzante. Tutte le testate giornalistiche rilanciano notizie delle solite 3/4 agenzie di stampa. A questo punto, seguendo il suo discorso, gli unici che dovrebbero percepire degli stipendi dovrebbero essere i dipendenti di tali agenzie. Semplicemente ridicolo.
    __________________________
    http://tecnologiaedintorni.com

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  4. Marco Mocca ha detto:

    Secondo me, dietro l’affermazione di Lucia Annunziata (personaggio che gode della mia completa antipatia) si nasconde una questione più sottile. Come dici tu Francesco, potrebbe apparire come un tentativo di svilire questo mezzo di comunicazione; eppure lei si appresta ad usarlo, quindi che senso avrebbe?
    Dal mio punto di vista il senso è evitare la “censura” a cui è sottoposta la carta stampata, se non è un attività professionale, se si tratta solo di opinioni a titolo personale, nessuno può essere tacciato di disinformazione o di essere di parte quando si dice qualcosa che è più o meno scomodo ai poteri forti.
    Finora i Blog sono riusciti a schivare le varie leggi bavaglio e nel nostro triste paese sono uno dei pochi mezzi di comunicazione che è ancora relativamente libero. Per restare tale deve mascherarsi da questione di poco conto.

    Per rispondere alla tua domanda, iniziare scrivendo pezzi gratuiti mi sembra normale. Un po’ come uno stage. All’inizio la gavetta è naturale, in tutte le professioni, no?!

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  5. gabriella ha detto:

    quindi tutti i giornalisti “opinionisti” non sono “veri” giornalisti e non vanno pagati? Anche l’Annunziata quindi, o poniamo, Enzo Biagi…

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  6. Francesco ha detto:

    Ci sono blog di qualità che valgono molto più di testate giornalistiche che rivogano solo notizie scopiazzata… Il giornalismo in Italia premia sempre il peggio

    Rispondi

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