Jumping The Shark

scritto da Francesco Gavello [+] il 10 aprile 2009 | 6 Commenti in: Blogging Tips

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Jumping the shark, ovvero “saltare lo squalo”.

Ho sempre adorato questo modo di dire.

Una locuzione inglese che vuole le sue origini in una lontana puntata del 1977 del glorioso Happy Days, nella quale un intrepido Henry Winkler (il caro vecchio Fonzie) si trova a saltare più o meno volentieri un temibile squalo facendo sci d’acqua.

Quel momento, secondo la maggior parte dei critici televisivi del tempo, segnò il punto preciso del declino di una serie televisiva giunta oramai agli sgoccioli, che aveva scelto di sacrificare qualità, logica ed evoluzione dei personaggi nel tentativo di conquistare qualche ultimo spettatore.

Ma è solo diversi anni dopo, dal 1997 in poi stando a Wikipedia, che il termine “saltare lo squalo” diventa finalmente di uso comune per indicare qualcosa (o qualcuno) di estremamente popolare che raggiunta oramai la sua vetta massima inizia un inarrestabile declino.

Questo per quanto riguarda Fonzie, lo sci d’acqua e le serie tv degli anni settanta.
Ma oggi, è davvero possibile per un blogger saltare lo squalo?

Go Ahead, Jump!

Dunque il concetto si può estendere ad una più ampia, come dire, soglia di credibilità.

Capita che le persone semplicemente si accorgano tutto d’un tratto che ciò che hanno di fronte ha perso motivo di esistere, la qualità che ha ceduto il passo a logiche diverse e del tutto estranee all’idea originale delle quali si erano innamorate.

La monetizzazione gioca naturalmente un ruolo pesante in tutto questo: alcuni associano questo particolare momento con l’introduzione selvaggia di banner pubblicitari. Quando non si capisce più dove sia finito il post, forse il dubbio comincia a diventare legittimo. Altri ancora si dimostrano particolarmente intolleranti a tutto ciò che odora di sponsorizzazione solamente nei feed RSS: lo vedono come una sorta di tradimento di quella maggiore fiducia donata al momento dell’iscrizione.

Ma non solo. Altri stabiliscono il salto dello squalo quando l’argomento portante passa da “tu” a “me”. Quando il lato oscuro del blogging esce allo scoperto e l’interazione autore/lettore diventa solo un lontano ricordo.

Insomma, ognuno dispone di un proprio livello di tolleranza superato il quale si piazza un blog nel dimenticatoio.

Ma nonostante tutto ciò non sono così convinto che sia facile come si creda, per un blogger, riuscire a saltare lo squalo. Superata una certa soglia di popolarità, potrebbe esistere un effetto volano (o “apoteosi della fuffa”, come diceva Napolux nei commenti di un post qualche giorno fa) in grado di mantenere facilmente a galla blog morti già da tempo solo per una sorta di “concessione divina”, considerati validi e affidabili solo perché (ma che domande) così oramai dicono tutti.

Dunque, secondo te quando un blog salta lo squalo? Che cosa può, una volta raggiunta una soglia di popolarità e apprezzamento sufficientemente alta, mandare all’aria le cose una volta per tutte?

Cosa veramente ti convince a fare tabula rasa?
E ancora, non credi che esista una sorta di equilibrio naturale derivato dalla struttura stessa della rete che renda meno evidenti (o trascurabili) strafalcioni e cadute di stile?

foto: Bill Ward’s Brickpile

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6 Commenti

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  1. eniodesign ha detto:

    Secondo me un blogger può riuscire a saltare lo squale,ma penso che sia molto difficile…però penso anche che una volta saltato non torna indietro…

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  2. marbio ha detto:

    Ciao Francesco, mi piace molto questo post perchè mi fa riflettere parecchio sulla credibilità dei blogger.

    Personalmente giudico negativamente tutti coloro che infestano senza misura il proprio blog e i propri feed di messaggi pubblicitari e di conseguenza apprezzo molto i blog puliti e chiari (come il tuo ;-) ) in cui c’è una certa moderazione negli annunci.

    Quindi molte volte quando mi imbatto in siti e blog in cui dominano i banner pubblicitari e gli adsense “ci metto una croce” e non li prendo più in considerazione.

    Questo per me è un motivo molto serio per cui un blogger possa perdere di credibilità e quindi “saltare lo squalo” anche se come dici anche tu potrebbe non essere l’unico.

    Penso che fare per fare blogging “seriamente” ci voglia passione, spirito di condivisione e partecipazione se queste componenti iniziano a mancare il salto dello squalo potrebbe arrivare da un momento all’altro.

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  3. Ottantotto ha detto:

    Il salto dello squalo sul web, secondo me, si fa più spesso di quanto si creda: blogger che cominciano a pensare a loro stessi, non si preoccupano più di quelli che sono i visitatori e dell’obiettivo di un buon blog: divulgare buone e sane informazioni.

    Ogni volta che un blogger “pecca” di presunzione salta lo squalo, solo che troppo spesso, è un fenomeno psicologico ben studiato, quando tante persone credono in qualcosa, è più facile “seguire la massa” piuttosto che “andare contro la massa”, e allora ecco che si continua a seguire il blogger perchè “lo sanno tutti che è importante e famoso, forse sono io che non capisco quello che scrive”…

    Questa è la mia opinione in materia… tu che dici?

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  4. Daniel Londero ha detto:

    Ciao Francesco, il salto dello squalo un blogger lo fa quando raggiunge la fase “Divo” che ho teorizzato tempo fa in un post http://tinyurl.com/5-fasi-blogger già citato nella seconda puntata del “Come (non) cedere al lato oscuro”.
    L’effetto volano di cui tu parli io la definii “la popolarità si alimenta da sola”, i contenuti nella maggior parte dei casi calano di qualità perchè non sono più quelli a generare numeri ma sono generati dalla percezione che gli utenti hanno del blogger…

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  5. [...] Blog Francesco Gavello.it Jumping The Shark: Una locuzione inglese che vuole le sue origini in una lontana puntata del 1977 del glorioso Happy [...]

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  6. Saltare lo squalo: penso succeda prevalentemente in due casì, quando il blogger o pecca di presunzione (minore qualità dei contenuti) o decide di monetizzare la sua/e attività non parlando più ai lettori come prima. Perdere la passione in ciò che si fà per orientarsi al puro marketing, questo i lettori lo avvertono. E credo che questo sia il peggior errore da cui non si può tornare indietro. In quel caso per un periodo si è tenuti a galla dai motori di ricerca e dal nome che ti sei costruito, ma dopo la discesa la risalità sarà molto difficile in quanto un blogger non può e non deve perdere credibilità e fiducia da parte dei lettori.

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