I Falsi Miti del Blogging: Fingi Finché Non Ottieni

Un modo di dire spesso frainteso da chi cura la propria immagine online

scritto da Francesco Gavello [+] il 16 agosto 2016 | 16 Commenti in: Blogging Tips | Top 25

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Quello che stai per leggere è un contenuto evergreen, ovvero un articolo così fantastico da non non poter rimanere troppo a lungo nell’archivio. È stato ripubblicato l’ultima volta durante agosto 2016. Buona lettura!

“Fingi finché non ottieni” (in inglese “Fake it till you make it”) è una di quelle espressioni che capita di tanto in tanto di leggere sui blog inglesi.

Ed è una di quelle espressioni che purtroppo viene spesso fraintesa.

All’origine di tutto ci sono due fronti.

Da un lato, i blogger affermati, che sparano decine e decine di buoni articoli ogni mese, con statistiche popolate da migliaia di unici giornalieri e una community più che affermata.

Dall’altro, orde di intrepidi neo-blogger con esperienza poca o nulla che cercano di ritagliarsi il proprio spazio online.

Orde di intrepidi neo-blogger che quando incontrano per la prima volta la frase “Fingi finché non ottieni” accennano un sorriso e cominciano, beh, a complicarsi inutilmente la vita nel tentativo di raggiungere i sopracitati blogger affermati.

Ecco spuntare commenti fasulli, statistiche falsate e tutto ciò possa rientrare nel “fingere per ottenere”, per simulare qualcosa che non si è, a discapito dei propri lettori.

Ma siamo sicuri sia l’interpretazione giusta?

La maschera

Il punto è che “fingi finché non ottieni” non si riferisce assolutamente al fatto di mentire a chi ti legge. Non riguarda il manipolare i dati o costruire qualcosa di fittizio su cui sperare di fare leva per portare in alto il tuo blog.

Riguarda invece un percorso di crescita progressivo che vede l’imitazione delle migliori qualità altrui per focalizzare correttamente la propria strada.

E’ come dire che nessuno ti prenderà mai sul serio se non comincerai ad agire come uno che prende sé stesso sul serio (ricorsivo, lo so). Oppure che se cominci a simulare un po’ di fiducia in te stesso, questa genererà i tuoi primi frammenti di successo, e da essi arriverà la fiducia vera.

Una sorta di profezia autoavverante! :)

La profezia autoavverante

Conosci la teoria della profezia autoavverante?

E’ una sorta di “teoria psicologica” (passami il termine) secondo il quale il modo in cui ti pensi e agisci riesce a cambiare il mondo intorno a te.

La letteratura e il cinema di ogni epoca hanno trattato da sempre in qualche modo la teoria della “self-fulfilling prophecy“. Se riesci a simulare una situazione come se fosse reale, allora reali saranno le sue conseguenze.

Vista in positivo, significa che tutto ciò che ti serve per avere successo è cominciare ad agire come se lo avessi già in pugno. Con buona pace di chi pensa che “fingere per ottenere” riguardi ancora lo scriversi i commenti da solo o gonfiare il proprio feed counter! ;)

Che ne pensi?
Troppo estremo?

Si potrebbe anche dire come “fake it till you make it” non sia un’espressione strettamente legata ai blog, ma che si adatti anche a tutto il campo del self improvement più classico, e in generale in ogni campo nel quale sia richiesta una piccola (ma sostanziale) dose di fiducia in sé stessi per iniziare ad avere successo.

foto: mark sebastian

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16 Commenti

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  1. asfodelodivetro ha detto:

    Sai cosa penso? Che “fake it till you make it” mi sembra abbia ispirato troppo certi politici nostrani, nel senso meno nobile dell’espressione. Non so nel blogging, ma altrove “imbrogliare”, mentire è un meccanismo premiante.
    Scusa l’OT, ma mi è sorto spontaneo… ;)

    Rispondi
  2. Trovo la self-fulfilling prophecy la teoria più facile da intuire, ma la più difficile da applicare a proprio vantaggio.

    Allo stesso tempo, pensare ed agire come se si fossero già raggiunti gli obiettivi desiderati è un mental hack formidabile.

    Vuoi guadagnare 10.000 € al mese? pensa ed agisci come se già li guadagnassi.

    Vuoi avere 10.000 feed subscribers al tuo blog? pensa ed agisci come se già li avessi.

    Vuoi…

    E’ sorprendente come il nostro cervello, per eliminare le contraddizioni, tenda a creare le condizioni per realizzare quegli obiettivi che stiamo vivendo.

    Gran bell’articololo Francesco!
    Andrea.

    Rispondi
  3. Andrea Tavazzani ha detto:

    Bell’articolo, interessante, il motto è anche vero … ma se non c’è la “birra” secondo me non se ne fa niente.

    Rispondi
  4. Alex Briscese ha detto:

    La profezia autoavverante ( o come la si voglia chiamare) è il principio che sta alla base di tutte le teorie di miglioramento personale. L’importante è imparare a “visualizzare” nella propria mente (come un film) la situazione di successo desiderata, come se fosse già lì, reale.

    Già questo serve a mettere inconsciamente in moto le risorse personali per raggiungere quell’obiettivo, anche senza aver definito gli step per raggiungerlo, se dai gli input giusti la mente creativa va per la sua strada.

    Personalmente posso dire con certezza che questo approccio mi è stato di grande aiuto in un periodo difficile della mia vita e mi ha aiutato a riprendermi dopo un incidente da cui mi sono salvato per miracolo, a trovare un buon lavoro, a trovare la ragazza giusta, a essere più determinato e a dedicarmi a fondo alle cose che mi piacciono veramente e a perdermi dentro alle stesse: non mi sembra poco, e non è affatto finita qui…

    Rispondi
  5. nando ha detto:

    Ciao Francesco, complimenti per l’articolo, altro argomento molto interessante.

    Per quanto riguarda “la profezia autoavverante” confermo assolutamente la sua efficacia (senza saperlo – per il mio modo di essere – mi sono ritrovato ad applicarla nella vita di tutti i giorni sempre con ottimi risultati).

    Negli ultimi anni ho approfondito molto l’argomento perchè sono totalmente affascinato dalle potenzialità – ancora per noi “nascoste” – del nostro cervello e ho visto che sono stati fatti anche dei test scientifici che ne dimostrano l’efficacia, solo per citare un esempio: nella conferenza che ha tenuto in Italia qualche anno addietro, Gregg Braden, spiega come è stato provato scientificamente che il nostro stato emozionale influisce sul nostro DNA e come a sua volta il nostro DNA influisca sulla realtà esterna che ci circonda.

    Perdona l’OT ma quando si parla di certi argomenti non riesco a trattenermi.

    Rispondi
  6. Devilio ha detto:

    Questa teoria a parer mio è molto buona ma come tutte le cose buone è bene non farne uno strumento per crearsi un’immagine di se stesso che poi non esiste. Mi spiego meglio basandomi solo sul blogging.
    Se oggi apro un blog e penso di avere 10mila lettori sarò assolutamente spornato a:
    1 scrivere un buon articolo
    2 scrivere in italiano corretto
    3 aggiornare il mio blog quotiniamente altrimenti non mi seguirà più nessuno
    4 Curare la grafica del mio blog
    5 Cercare di migliorare il codice del mio blog per renderlo più performante
    6 cercarmi una buona agenzia per cercare di remunerare il mio lavoro
    7 Non prendere impegni che possano distrarmi dal mio blogging
    8 Sfidare la concorrenza e mettendomi in gioco.
    9 Collaborare con blogger più forti (visto che ho fiducia in me stesso)
    10 Prendere qualche piccola soddisfazione.

    Se la rete oggi è piena di blog senza anima, è proprio perchè c’e’ poca fiducia nella propria attività da scrittore web 2.0.

    Ma il concetto credo vada anche oltre…

    Infatti peccare di un’eccessiva autostima di farebbe allontanare dal concetto di umiltà che mi pare che sia la base di un buon blogger e quindi si innsecano meccanismi a catena quali:

    1 Non scrivo in altri blog perche’ il mio è il migliore
    2 se gli altri non scrivono sul mio blog non vedo perchè dovrei farlo io
    3 mi piace collaborare solo se sono gli altri a mandarmi i guest post

    Concluderei col dire che ogni teoria ha il suo filone buono e il suo risvolto negativo basta solo cercare studiare e fare le cose con metodo.

    Spero di non essermi dilungato troppo.
    Saluti
    Marco

    Rispondi
  7. elisa ha detto:

    Mi fa venire in mente un film che non ho visto, ma che mi hanno raccontato: “Prova a prendermi”, ispirato alla vera storia di Frank Abagnale.

    Rispondi
  8. [...] I Falsi Miti del Blogging: Fingi Finché Non Ottieni Ecco spuntare commenti fasulli, statistiche falsate e tutto ciò possa rientrare nel “fingere per ottenere”, per simulare qualcosa che non si è, a discapito dei propri lettori. Ma siamo sicuri sia l’interpretazione giusta? [...]

    Rispondi
  9. Pasquale ha detto:

    Quando fingi gonfiandoti gli iscritti al feed non fai altro che ridicolarizzarti!

    Complimenti per l’articolo Francesco

    Ciao

    Rispondi
  10. PiccoloSocrate ha detto:

    a che pro fingere di …avercelo grosso (e affollato) ?

    Gloria e fama vanno di pari passo con le citazioni, le critiche, le risposte su altri blog, non sui numeretti di un feedreader.

    Rispondi
  11. Luca ha detto:

    Interessante spunto e complimenti per la chiarezza.
    Devo dire che tutte le teorie di questo tipo sono molto ancorate al pragmatismo anglosassone, in particolare americano, con la certezza (o illusione) che sia sufficiente credere in una cosa perchè questa avvenga.
    Il problema è che molto spesso è così. Distinguerei però un pò più rigidamente i due comportamenti. Da un lato, comportarsi “come se” fossimo esperti, fossimo i migliori, fossimo strafighi. Dall’altro l’agire per fare sembrare quel “come se” vero!
    In questo secondo aspetto rientrano sicuramente i falsi commenti e i falsi dati statistici: ma cosa te ne fai? Hai tante visite, e allora? Hai tanti commenti, e quindi?
    A mio avviso, come hai scritto in molte occasioni, il primo passo è creare contenuti utili e di valore, poi tutto il resto va da sè.
    Luca

    Rispondi
  12. JumpMan ha detto:

    uhuh, io sono tre anni che ho il blog e vanto della media di un commento ogni 6 mesi :D

    Però quasi quasi i feed me li pompo, tanto non se ne accorge nessuno ;D

    Non sò quanto fingere porti lontano, devi anche fornire articoli di qualità, però se uno fosse davvero bravo e questo stratagemma lo facesse emergere perchè no?

    Rispondi
  13. vinci ha detto:

    Queste teorie motivazionali sono valide e utili quando abbiamo un obiettivo chiaro e definito, va detto però che di queste bisogna farne un uso consapevole ed equilibrato, infatti se esageriamo si rischia di cadere nel ridicolo. Non sono rare quelle persone che millantano di essere quello che non sono . In conclusione si può senz’altro dire che non bisogna mai dimenticare il contenuto, la sostanza insieme alla forma e alla capacità di saper vendere la sostanza. E’ importante saper immaginare ma non si può vendere la “scatola vuota”……….

    Rispondi
  14. [...] assenza di quest’ultimi pubblicano finti commenti sul blog. Sono perennemente concentrati sulle polemiche invece di affrontare tutte le questioni chiave per [...]

    Rispondi
  15. Cloe ha detto:

    Possiamo raccontarcela molto bene e raccontarla agli altri meglio ancora, ma forma e sostanza viaggiano insieme e l’una nutre e influenza l’altra e nessuna delle due può CREARE l’altra dal nulla. Si influenzano sì, ma per esistere prendono anche da altro, dal lavoro sodo, dalla curiosità, dalla conoscenza, dalla fatica, dalla ricerca, dal coltivarsi a 360° gradi, dal sapere realmente le cose, dallo studio approfondito, dall’analisi e da mille altre attività che oggi sembrano perdute dietro, scusatemi, queste stron***ate piennelliane che illudono di raggiungere obiettivi in poco tempo in nome di un superficiale self-made. la costruzione di sè richiede tempo e la nostra società il tempo non lo ama.

    Rispondi
    • Francesco Gavello ha detto:

      Grazie per il contributo Cloe.

      Il punto è che “fingi finché non ottieni” non si riferisce assolutamente al fatto di mentire a chi ti legge. Non riguarda il manipolare i dati o costruire qualcosa di fittizio su cui sperare di fare leva per portare in alto il tuo blog.Riguarda invece un percorso di crescita progressivo che vede l’imitazione delle migliori qualità altrui per focalizzare correttamente la propria strada.

      Credo tu non abbia letto l’articolo poco sopra, perché stiamo dicendo esattamente le stesse cose.

      Rispondi

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