Essere Perfetto è la Cosa Peggiore alla Quale Puoi Puntare

No, sul serio.

scritto da Francesco Gavello [+] il 22 aprile 2011 | 2 Commenti in: Featured | Scrivere Contenuti

Premessa: Ho un iPad2 da ormai due settimane (e seguirà post di feedback).
Seconda premessa: Nel siffatto iPad ho installato da qualche giorno TED.

Per quanti non ne fossero al corrente, sotto al nome TED ricadono una sterminata serie (700+ al momento in cui si scrive) di conferenze dedicate a educazione, natura, marketing, vita, musica e in generale a qualunque argomento sia degno di ricevere attenzione e stimolare buone idee.

E sono tap dopo tap sono incappato in questo: Seth Godin on standing out.

Non è nuovo.
Tutt’altro.

Ma ciò che dice è estremamente importante, soprattutto per l’ultimo paio di anni che abbiamo vissuto e che ci permettono di guardare ai numerosi esempi riportati con cognizione di causa.

Ed è verso la metà del filmato qui sopra che Seth arriva a una conclusione: Safe is Risky. Cercare di inseguire la sicurezza di un prodotto “piuttosto buono, nella media delle aspettative della gente” è rischioso. Rischiosissimo.

Anzi, la cosa peggiore che puoi fare è essere perfetto. Perfetto infatti non vuol dire incisivo. Perfetto non si nota, non viene discusso, non punta alle persone giuste (gli sneezer). Non cerca di parlare alle persone a cui interessa.

Perché il punto è un po’ questo. Anziché perdere tempo nel cercare di creare il prodotto perfetto che competa con tutti gli altri prodotti perfetti in circolazione, devi individuare qualcosa che conti -che conti davvero- per le persone che cerchi di conquistare. Questo segmento probabilmente non starà nella zona più alta della curva (dove prodotti medi per persone medie solitamente sguazzano), ma all’inizio, dove geek e early-adopters aspettano qualcuno che si interessi di loro. Che gli parli, che gli consenta di andare in giro a raccontare l’ultimo prodotto davvero incisivo, rilevante, davvero utile per loro.

La perfezione di per sé non conta.
E non conta neppure il cercare di raggiungere ogni utente.
Accidenti, non conta neppure un nuovo banner o una pubblicità che racconta la bontà del (solito tipo di) prodotto.

L’importante, come racconta Seth nei diciassette minuti qui sopra, è lo standing out from the crowd.

foto: © diego cervo Fotolia.com

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2 Commenti

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  1. Umberto ha detto:

    Giusto Francesco, e questo è un pò il grosso problema delle persone perfezioniste (purtroppo in certi casi lo sono anche io); ricercare sempre la perfezione in quello che si fa equivale a non ritenersi mai soddisfatti, per il semplice fatto che la perfezione non esiste, non è qualcosa di tangibile, di misurabile….è estremamente soggettiva e di conseguenza potresti perseguirla all’infinito senza mai raggiungerla.
    Personalmente ritengo che la soluzione sia quella di sostituire la parola PERFEZIONE con la parola ECCELLENZA.
    Se ci pensi bene i due termini sono quasi sinonimi, ma il primo rappresenta un qualcosa di utopico, mentre il secondo qualcosa di assolutamente raggiungibile con molto impegno e dedizione.
    Aspirare a eccellere in molte cose che facciamo è un ottimo sistema per ottenere grandissimi risultati dalla vita, e anche le altre persone si accorgeranno di questi standard.
    Poi ovviamente tutto è migliorabile e quindi la vera sfida è quella di non sentirsi mai appagati di ciò che si fa, bisogna sempre cercare di rendere più efficace, più produttivo, ecc. quella determinata cosa.
    In definitiva, fai le cose bene ma non cercare di renderle perfette.

    Rispondi
  2. Brunella Giacobbe ha detto:

    Ciao Francesco,

    il punto è anche: una volta ottenuto un prodotto ‘perfetto’ (prodotto che potremmo essere noi stessi) non è detto che ci sia mercato, che ci sia un riconoscimento, al supermercato non troviamo il meglio, anzi.

    Poi c’è un’altra questione: la perfezione è irraggiungibile perché non esiste standard che la definisca, per cui anche se io stessa uso spesso il termine ‘perfezione’ (sostantivo, statico) parlando di qualsiasi progetto, è chiaro che con ‘perfezione’ non intendo un traguardo certo, ma un miglioramento del punto di partenza, per cui piuttosto che ‘puntare alla perfezione’ sarebbe più corretto, e onesto, dire ‘tendere a perfezionare costantemente’. (verbo, dinamico)

    Ma così ci perdiamo nelle parole e conseguenti definizioni.
    ‘Perfezione’, ‘Eccellenza’… io aggiungerei ‘Kairos’: nel posto giusto al momento giusto, non sarà ‘perfetto’, ma almeno sarà ‘opportuno’.

    E questo si sposa con la mia visione della vendita: vendere per me è creare opportunità, se non conviene a tutti, meglio non vendere nulla.

    Rispondi

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