Cos’è Realmente Google Plus?

Identità e approcci

scritto da Francesco Gavello [+] il 13 aprile 2012 | 7 Commenti in: Social Media

Google Plus app redesign

Questo non è uno di quei tanti post che mirano a presentarti ancora una volta l’ultimo redesign di Google Plus. Quanti ne hai letti nell’ultimo paio di giorni?

No, affatto. È piuttosto una riflessione su quanto sia diventato difficile, per Google, ritagliarsi oggi un proprio spazio sui social media.

Intendo in maniera cristallina.
Come ci ha abituato in tempi ormai passati.

Pensavo che ce l’avrebbe fatta praticamente da solo, Google. Che, nel momento in cui avesse deciso di scendere in campo con un proprio social network, avrebbe scatenato l’inferno.

Poi sono arrivate una serie di scelte, e strumenti, non esattamente lungimiranti e ci siamo trovati (quasi) tutti a usare prodotti di cui non sentivamo davvero necessità. Dimenticati in poco tempo perché, come spesso accade, non aggiungevano né toglievano nulla ai nostri processi quotidiani.

Puoi anche chiamarti Google, ed essere da sempre il miglior motore di ricerca al mondo, avere cartucce del calibro di AdWords e AdSense, Google News e tanti altri gioiellini. Ma se non piazzi qualcosa di davvero utile, diverso, innovativo in prodotti che troveranno la strada in salita non appena nati, non riceverai sconti da parte degli utenti.

Invece, ci ricorderemo di questi giorni come quelli in cui i numeri di Google Plus venivano centellinati. Pubblicati a gran voce e con tanti asterischi a spiegarne le fonti, quasi che a parlare chiaramente di “utenti attivi sul portale” non si riuscisse davvero.

(ti consiglio per inciso la lettura dell’interessante e dettagliato articolo di Danny Sullivan su MarketingLand per l’intera storia sui dati resi pubblici dalla grande G)

Giorni in cui Google ha, forse, poi capito come il suo pupillo vada interpretato come una base per qualcos’altro che dobbiamo ancora vedere?

Ed ecco allora arrivare un primo restyle che strizza l’occhio più ad un’app, che a un solo social network.

In tempi in cui Twitter ama definirsi “information network” (e tanti saluti al “social”, almeno a parole), non appare strano il voler pigiare il pedale dell’acceleratore per avvicinarsi a quell’etichetta da “social layer” citata più volte in passato. Un social layer che allora sì, trasversalmente, potrebbe trovare una propria forza finalmente sfuggendo all’oramai noiosissima comparazione a Facebook. Da cui sospetto uscirebbe perdente ancora per molto tempo.

Di questo, non so tu, ma si è sempre avuto un qualche tipo di sentore. Da quando l’intera logica delle Cerchie sembrava supporre un utilizzo di Google Plus più rivolto al “prima organizzo, poi magari comunico su più canali”. Quasi come se la scintilla (buona) di intendere il social inizialmente già come un qualcosa di diverso da Facebook si fosse poi resa flebile, inseguendo una strada più facilmente vendibile agli utenti finali.

Nel frattempo, dicevo, Google Plus cambia faccia. C’è a chi piace questo nuovo approccio, chi pensa che ciò non basterà per riportarlo sui giusti binari.

Io sono fiducioso.

E se Google Plus iniziasse a inseguire una strada diversa dalla semplice competizione punto-su-punto con il suo eterno rivale, potrebbe ancora conquistare il cuore (e il tempo) di molti.

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7 Commenti

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  1. Benedetto Motisi ha detto:

    Concordo punto-su-punto.

    Il nuovo restyling di Google Plus, personalmente, mi piace molto. E’ molto più intuitivo, pulito, minimale in pieno stile Google.

    Ma la domanda è giusta: cos’è Google Plus? IMHO c’è un’anima incofessatamente “Wave” (i videoritrovi, la nuova interfaccia, mi ricordano una sorta di ambito lavorativo fluido) e la gestione dei contatti lavoro/svago ha un potenziale inespresso.

    Eppure, forse manca il target su cui focalizzarsi: devo dire che io lo uso solo per esperimenti SEO (ehr..) perché i miei accerchiati fanno altrettanto, a parte qualche sporadico early user entusiasta.

    I contatti, la linfa del social, li seguo su Twitter (information network, mi sa di spocchiosetti però), neanche su Facebook dove l’ho adibito a condivisore di post e minchiatelle varie, fra il serio e il faceto.

    IMVHO (In my Very Humble Opinion) è questo che c’è da capire: a chi si rivolge Google Plus?

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  2. Simona Savelli ha detto:

    io ho sentito in giro che alcuni ipotizzano l’inserimento della pubblicità su google+ potrebbe essere uno stimolo per chi crea contenuti di valore? a questo punto potrebbe essere interessanti aprire una propria visibilit anche su questo social, che al momento mi sembra deserto e solo per addetti ai lavori, che dite?

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  3. Egidio ha detto:

    Io un’idea l’ho proposta: http://www.sickbrain.org/social-media/google-si-rifa-il-look/

    Anche io come Francesco sono partito dall’evidente restyling di Google+, ma poi mi sono domandato a chi si rivolgesse e cosa lo distinguesse dagli altri.

    Il puntare sulle cerchie e sugli strumenti che offre Google (GMail, Video e Chat, Google Documents) potrebbe aprire Google+ al mondo delle aziende, le quali userebbe la piattaforma e tutti gli annessi per collaborare a distanza.

    Manca solo GDRive all’appello, ma, se l’obiettivo è quello da me ipotizzato, non credo manchi molto.

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  4. Luigi ha detto:

    Personalmente ho sempre dubitato di Google Plus però devo ammettere che dopo essermi registrato ed aver creato la pagina per il mio blog: http://angolodelfitness.altervista.org ho notato un’indicizzazione più veloce.

    Leggendo le tue pagine e ad altri spunti sul web ho capito che Google apprezza moltissimo in fatto di posizionamento il possedere una pagina dedicata al proprio blog su google plus.

    Il mio consiglio è, quindi, quello di utilizzare questo social network, anche se personalmente non mi entusiasma moltissimo :D

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