Come Perdersi del Traffico [parte 2]: Questione di… Scelta.

scritto da Francesco Gavello [+] il 03 dicembre 2008 | 9 Commenti in: Blogging Tips

Ovvero: “Quando avere l’imbarazzo della scelta significa non scegliere affatto”.

Questa è la seconda parte del post dedicato a, beh, come perdersi del traffico. Se lo trovi interessante puoi anche dare un’occhiata alla prima parte: “Come perdersi del traffico [parte 1]: Information Overloading”.

Sotto sotto, alle persone non piace dover scegliere.

Scegliere ci rallenta, ci fa perdere tempo, ci lascia sempre il dubbio di aver preferito l’opzione peggiore.

E così, nella navigazione quotidiana non cerchiamo mai di esporci in prima persona, preferendo restare all’interno del nostro “cerchio di sicurezza” dove possiamo controllare cause ed effetti.

Quello che realmente ci piace è qualcuno che ci porti per mano verso la migliore delle soluzioni, spiegandoci e facendoci da Virgilio attraverso tutto il caos delle possibilità.

La scelta come rifiuto

“Don’t Make Me Think”, oltre a essere il titolo di un buon libro per web designer, è anche una delle affermazioni che dovreste tenere più a mente quando si tratta di realizzare qualcosa che va ad rapportarsi con la mente umana.

Stabilito che i vostri visitatori dovrebbero poter fluire in maniera naturale dalla vostra home sino al punto di conversione -sia esso un acquisto online, un abbonamento ad una newsletter, o semplicemente il commentare un articolo-, il frapporsi in questo processo obbligandoli a scegliere (quando non è strettamente necessario, ovviamente) equivale solamente a rimandare la loro conversione.

E maggiori sono i passaggi e le scelte che poniamo loro, maggiori sono le probabilità di stimolare dubbi, aspettative poco chiare e incertezze riguardo al risultato finale.

Un esempio molto pratico lo si sperimenta effettuando un acquisto online: troppi passaggi e troppe “domande” rivolte all’utente non fanno che ritardare il momento del fatidico click di conferma dell’ordine, aumentando esponenzialmente le probabilità di perdere troppo tempo pensando alla migliore delle soluzioni senza mai arrivare però a compierla.

Nel calderone dei pensieri e delle attività quotidiane, scegliere ci rallenta e tutto quello che ci rallenta va rimandato a “quando avremo più tempo”. In altre parole, rifiutato.

Troppa scelta poca scelta

Parlavamo un paio di giorni fa di come dire tutto equivalga a non dire quasi nulla. Puntare sul sovraccarico cognitivo nella speranza di recuperare qualche click in più forse poteva funzionare ai primordi del web, ma oggi è solamente un fantasma del passato da evitare ad ogni costo.

Parlare di scelta quando sono molti i contenuti sul piatto è un argomento per nulla semplice.

A meno che non abbiate già i volumi di traffico di un grande magazine (o che contiate di ottenerli a breve) mettere troppa carne al fuoco equivale a non proporre una reale scelta ai vostri utenti. Equivale invece al fornire ogni cosa sperando che sia l’utente, prima o poi, a mettere ordine e a selezionare quanto di migliore c’è sulle vostre pagine.

Per qualcuno potrebbe persino essere una tattica. Che paga poco, suppongo. Potreste ricavarne una sorta di “autorevolezza a prima vista” dettata dalla quantità piuttosto che dalla qualità. Un bookmark magari, di un utente che probabilmente non tornerà.

Ma il problema non si verifica solo quando si ha troppa scelta. Lo si ha anche quando se ne ha troppo poca, e le differenze tra le possibilità non sono cosi’ marcate da portare ad una rapida selezione.

Il vantaggio percepibile

Prendiamo ad esempio un qualcosa di estremamente comune: i commenti.

Pensate se per commentare su di un blog, oltre ad immettere il vostro Nome, e-mail e URL vi venisse chiesto anche “Ho visto che il tuo indirizzo e-mail è valido, vuoi magari iscriverti alla newsletter?”, “Hai risposto si? E con quale frequenza? Settimanale, bisettimanale o mensile?”, “Hey, ho visto che hai inserito un URL! Magari sei interessato ad uno scambio banner?”.

Dubito che riuscireste ad arrivare incolumi fino al click sul pulsante “Invia Commento”. Eppure erano un sacco di scelte interessanti. Di alcune avreste magari fatto volentieri uso.

C’è modo e modo di proporre una scelta, e in nessun caso questa dovrebbe frapporsi tra l’utente e il suo desiderio di ottenere un risultato sulle vostre pagine.

Inoltre, credo che una scelta sia tale solo se comporta una conseguenza diversa a seconda delle opzioni che propone. Imporre una scelta senza un vantaggio realmente percepibile in un senso o nell’altro significa semplicemente rallentare l’utente, infastidirlo con inutili formalità e processi decisionali quantomeno evitabili.

Molto spesso la chiave sta nel modo in cui comunichiamo la possibilità di scelta, affiancando un risultato preciso e immediato ad uno più “modulare” e modellato sulle esigenze del visitatore. In nessun caso una scelta complessa dovrebbe essere l’unica, obbligata strada.

Dritti al risultato

  • Ma davvero vi serve proporre anche il Feed dei commenti?
  • E vi state veicolando (solo) sui social network che (realmente) utilizzate?
  • Avete contato quanti passaggi servono per contattarvi? E il postare un semplice commento?
  • E quanto è immediato per i vostri lettori ridistribuire i vostri contenuti?

E’ meglio un utente acquisito oggi, al quale abbiamo dato una minore libertà di scelta, o la promessa di un utente che, vista la mole di possibilità, si è segnato il bookmark e forse forse tornerà? :D

foto: Gaetan Lee

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9 Commenti

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  1. Matteo_M ha detto:

    Ho sempre pensato che gli utenti andrebbero indirizzati verso una specifica azione…
    Con questo non dico che non devono essere lasciate scelte, ma vanno aiutati a compierle verso quello che si ritiene più utile o interessante.

    E di sicuro non è molto facile.. ^^;

    Rispondi
  2. Max ha detto:

    Mi spaventa molto pensare che in nome della semplicità e dell’”user friendly” si cada nell’eccessivo semplicismo.

    Una delle caratteristiche interessanti del nostro intelletto è quella di poter scegliere, valutare tra diverse possibilità, districarsi dall’intreccio delle notizie/opzioni grazie allo spirito critico di ciascuno.

    Proporre situazioni in cui le scelte sono 2: entra-esci, accetta-rifiuta, avanti-indietro… etc ho timore possa trasformarci in “automi” che reagiscono per istinto e non già valutando più opzioni e mettendo in moto elaborazioni complesse ed articolate.

    Questo non è solo vero nel web, ma anche quando utilizziamo un qualsiasi software, ad esempio.
    In fondo la “information overloading” se da un lato può distrarci da un acquisto, o allontanare l’utente pigro dalla lettura di un post lungo, dall’altro sollecita la nostra capacità critica, fondamentale per distinguerci da puri e semplici idioti posti a dover scegliere tra 2 opzioni preconfezionate.

    Rispondi
  3. [...] Ovvero: “Perché i vostri visitatori rifiutano la navigazione”. Un post in due parti circa gli elementi fondamentali che affliggono spesso gli utenti: l’Information Overloading e l’incapacità di scegliere. E’ ora disponibile la seconda parte: “Come Perdersi del Traffico [parte 2]: Questione di… Scelta“. [...]

    Rispondi
  4. Francesco Gavello ha detto:

    @Matteo_M: è come dire che ampliando la rosa di possibilità in maniera troppo vasta stiamo solamente disperdendo l’attenzione da ciò che vorremmo rendere veramente importante.

    @Max: Forse l’ideale è veramente fornire due strade, come dicevo a fondo post, in cui accontentare “chi va di fretta” e non ha tempo per scegliere, e chi invece desidera quel qualcosa in più impiegando il giusto tempo per riflettere.

    Ma è anche questione di progettare un buon layout in grado di sopportare tale scelta senza appesantirsi, rendendo il tutto estremamente naturale e non forzato.

    In entrambi i casi credo sia basilare non sottovalutare gli utenti. Scontato ma non cosi’ tanto ;)

    Rispondi
  5. Andrea ha detto:

    Grazie per l’articolo Francesco, ho affrontato le problematiche di cui parli nel post proprio in alcune scelte che ho fatto per il mio Blog.

    Essendo agli inizi ho sempre il dubbio se inserire o meno tutte quelle diavolerie come plug-in, share this, widget, etc.

    Il mio amore per la semplicità e l’efficacia mi porta ad eliminare piuttosto che aggiungere, ma spesso ho paura di perdermi qualcosa.

    A tuo avviso quali sono gli elementi essenziali da utilizzare nel proprio blog e quali quelli assolutamente da eviare?

    Andrea.

    Rispondi
  6. Francesco Gavello ha detto:

    Ciao Andrea!
    E’ una gran bella domanda :D

    Diciamo che in generale sono per una crescita progressiva del proprio blog, valutata e analizzata giorno per giorno statistiche alla mano. Si scopre di cosa si ha realmente bisogno solo “sul campo” e con dati certi a disposizione.

    E’ vero che con tutti i plugin e le widget che ogni giorno spuntano come “immancabile novità” uno è tentato di lasciarsi prendere dal panico e inserire di tutto e di più solo per rimanere al passo.

    Ma non sempre è la soluzione migliore. Mi concentrerei invece su quanto serve a te e ai tuoi lettori al tuo attuale livello di crescita. Si scopre che di buona parte delle “novità” si può fare tranquillamente a meno e che sono anzi spesso controproducenti.

    Detto questo se dovessi però scegliere un paio di plugin da non mancare, punterei su quelli in grado di mantenere alto il livello di discussione.

    Due esempi che vanno alla grande sono “Subscribe to Comments” (a cui Kobayashi ha dedicato qualche tempo fa un’interessante serie di post e Disqus.

    Rispondi
  7. Valerio Villari ha detto:

    Un utente sa sempre cosa vuole, come lo vuole, quando lo vuole!
    In diversi miei articoli ho affrontato, da un punto di vista meramente tecnico, la problematica dei tempi che abbiamo a disposizione per trattenere, interessandolo, un navigatore che è caduto nelle nostre pagine, magari da un motore di ricerca!
    +/- 10″ Questo il tempo per “agganciare” quell’utente. In questo spazio, ristrettissimo, dobbiamo essere in grado di farlo scegliere, di fargli trovare ciò che cerca, di soddisfarlo; non è semplice!
    Ho già letto nella prima parte di questo articolo di “troppa informazione = nessuna informazione; e lo stesso discorso vale, sicuramente per le scelte. Troppe scelte generano indecisione, confusione, ed il tempo non è amico.
    Se stiamo percorrendo una strada sconosciuta alla ricerca di un indirizzo che, si, conosciamo, ed improvvisamente ci troviamo ad un incrocio con 6/8 possibilità di scelta, ci si blocca un attimino, non pensate?
    Condurre l’utente verso ciò che cerca è, a mio modesto vedere, essenziale per far si che questi ritorni sentendosi sicuro, curato, soddisfatto!
    Il probelma è: come farlo?
    La soluzione potrebbe essere argomento di un altro post.
    Buon Lavoro Francesco
    e…lo stesso per tutti quanti!
    Alla prossima!

    Rispondi
  8. ENR ha detto:

    se posso fare un commento che esula un po’ dal tema .. vogliamo parlare delle immagini che associ ai tuoi post ? Catturano l’occhio e valorizzano l’aspetto grafico dell’intero blog. Non c’è che dire, hai anche un gran senso estetico :D

    Rispondi

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