Come Lavora un SEO – Intervista a Michal Gawel (SEOLAB)

scritto da Francesco Gavello [+] il 16 ottobre 2009 | 5 Commenti in: Interviste

michal-gawel

Michal Gawel di SEOLAB è forse uno dei personaggi più carismatici del panorama SEO italiano.

Nei prossimi giorni prenderanno il via in _SEOLABORATORIO_ i nuovi corsi dedicati alla SEO per e-commerce. Ho voluto cogliere la palla al balzo per girargli alcune domande relative al suo metodo di lavoro, al panorama della formazione italiana, alla seo per blogger.

L’ottimizzazione per i motori di ricerca è qualcosa che chiunque blogghi con un obiettivo in mente deve necessariamente considerare.

E se, come alcuni dati ci confermano, il traffico puramente “search” sta calando nei confronti di quello proveniente dai social network, allora si aprono interessanti opportunità tutte da sfruttare.

Leggi cosa ne pensa Michal nell’intervista che segue! :)

1. Ciao Michal e grazie per la tua disponibilità. SEOLAB è una compagnia tutto sommato giovane, che nonostante ciò è riuscita in brevissimo tempo a ritagliarsi un portfolio clienti di indubbia qualità. Come ci sei riuscito?

Penso che le persone giovani che vogliano diventare imprenditori debbano innanzitutto selezionare i propri capi. E per selezionare intendo: capite bene chi è il vostro dirigente e se questa persona veramente possiede delle qualità imprenditoriali e manageriali. Non c’è niente di peggio che essere dipendente di un imprenditore o manager incapace.

E prima di ogni altra cosa, capite bene il motivo di un rifiuto al colloquio informativo. Spesso dopo un colloquio lavorativo andato male si pensa: “Sono low-profile, devo migliorare”. Ma non sempre è una conclusione giusta. Un rifiuto può essere sì un segno che c’è qualcosa da migliorare, ma può anche essere benissimo un segno che semplicemente la vostra specializzazione (e campo di eccellenza) e i vostri sogni sono diversi rispetto agli obbiettivi del presidente dell’azienda.

In quel caso è una fortuna essere rifiutati!

Avete risparmiato tempo prezioso. Fatevi rifiutare dalla gente sbagliata e arriverete alla gente giusta!

Rispondendo alla tua domanda: ho cominciato da progetti autonomi su internet con discreto successo. Dopo i primi successi è arrivato però un periodo di stallo dove non riuscivo a trovare un lavoro adatto (giravo tra ristoranti, pizzerie, web agency e metodi facili di guadagnare on-line). Un giorno ho incontrato un imprenditore giusto, Paolo Geymonat, insieme al quale tutto è diventato più facile e grazie alla forza delle sue aziende (tra cui il portale di annunci Bakeca.it) siamo riusciti a sostenere e far crescere il brand e la qualità del servizio di SEOLAB.

2. Cosa ti spinge ad approvare la collaborazione con un cliente rispetto ad un altro?

Un SEO dopo 2-3 anni di presenza sul mercato comincia come nessun altro a sviluppare l’intuizione con la quale distingue “i maghi fasulli” dai veri sognatori, viaggiatori che attraverso il loro viaggio concretizzano i loro sogni. Similmente io cerco di capire se il progetto su cui sto lavorando vale qualcosa attualmente, oppure può valere qualcosa in un breve futuro (diciamo uno o due anni).

La consulenza SEO vale solamente nel caso in cui questa viene applicata al business giusto. Le curve dello sforzo SEO e di guadagno in termini di visite a un certo punto vanno in due direzioni opposte. Sui progetti che ci sono costati meno come sforzo operativo abbiamo ottenuto più risultato e, viceversa su dei progetti dove abbiamo applicato tante forze i risultati sono stati scarsi.

Per questo io dico: bisogna fare tanta esperienza, portare al fallimento un paio di progetti mettendone nel frattempo un paio di altri al top di Google. Dopodiché si può cominciare a capire intuitivamente qual’è la tipologia di cliente per cui si desidera lavorare.

3. Siete anche molto attivi nel proporre periodicamente corsi al pubblico dotati di un approccio diverso dal resto dei vostri concorrenti. Come ti appare il panorama della formazione SEO in Italia?

Credo che la formazione italiana sia a un livello molto buono.

Apprezzo molto i corsi e i laboratori di Giorgio Taverniti. Un lavoro molto buono (tecnico-pratico e metodologico) lo sta svolgendo anche Enrico Madrigano, che però nei prossimi anni rischia di sparire dal top del panorama della formazione SEO vista l’alta concorrenza internazionale e italiana (tra cui appunto i nostri corsi) e la mancanza di esperienza di lavoro operativo sui grandi brand. Facendo sempre meno consulenza e lavorando solamente su dei progetti interni si rischia ad un certo punto di perdere di vista le grosse realtà.

A proposito di corsi internazionali, la mia opinione -credo oggettiva- è che tali corsi presentino una qualità inferiore rispetto ai corsi italiani, anche se sono spesso supportati da un’alta forza economica e commerciale.

Vorrei veramente tanto che noi, Giorgio e Enrico ci mettessimo ad incrementare la qualità dei nostri prodotti dandogli in prospettiva un taglio un po’ più internazionale (Enrico ha fatto un corso a Londra e ciò è ottimo, ora tocca a noi invitare qualche ospite internazionale e fare esperienza) e chissà, non mettersi ogni tanto in concorrenza tra di noi giusto per stimolare la crescita qualitativa e commerciale del prodotto (ci sono fette di mercato da conquistare!).

Dobbiamo spalancare le ultime barriere commerciali che ancora ci sono da attraversare.

Sogno spesso di un evento che metta noi tre in concorrenza, dove il pubblico alla fine del corso giudichi qualitativamente ciascuno di noi come relatore. Potrebbe essere uno stimolo interessante sia per tutti gli appassionati di marketing, sia a noi per dimostrare il massimo del nostro expertise.

Agli Italiani in genere piacciono i servizi e prodotti italiani, perciò mi farebbe tanto piacere che sul campo di formazione SEO le quote di mercato rimanessero nelle mani delle aziende del nostro paese.

3. Uno dei vostri prossimi corsi, “Seo For $ales”, è interamente dedicato all’ottimizzazione degli e-Commerce: “Il traffico. Le vendite. I soldi”, come recita l’introduzione. Ritieni che questo settore si trovi in una situazione di stallo, che sia ancora parecchio inespresso nelle sue potenzialità lato SEO? Se sì, si tratta di un problema strutturale (mancano i software o sono troppo complessi) o manca semplicemente l’esperienza?

No, il motivo è esattamente l’opposto. Molti e-commerce hanno già acquisito l’esperienza di un consulente SEO nel loro passato. Hanno capito sulla loro pelle l’importanza dell’ottimizzazione del sito per i motori di ricerca. E cominciano a capire anche il legame tra SEO, brand e marketing. Legame che sarà sempre più forte e che cerchiamo di spiegare durante i nostri corsi.

Insomma, credo che Seo for Sales sia un buon corso per un imprenditore sveglio con il proprio e-commerce, un SEO oppure un programmatore che desideri far crescere il proprio negozio on-line. Potrebbe essere decisamente stimolante anche per i responsabili di comunicazione e marketing degli e-commerce stessi, permettendo di ampliare le loro basi di SEO e delle logiche universali del web applicati a questa scienza.

E lo vedo bene anche per tutti coloro che vogliono spingere al massimo le loro affiliazioni.

Coloro che invece vogliono imparare la SEO in generale e non sono cosi orientati all’aspetto di merchandising forse meglio che vadano da un’altra parte: il Convegno GT è un posto più idoneo secondo me.

Gli amanti di web design, comunicazione creativa, e insomma tutte le persone con un taglio un po’ più creativo-comunicativo-giornalistico potrebbero essere interessate a nostri altri corsi. Lascio perdere l’inserzione di un link, visto che ho un la buona abitudine -da un buon marketer- di inserire solamente 2 massimo 3 link pubblicitari nelle interviste.

4. Il traffico proveniente dai social network rischia di diventare sempre più rilevante rispetto a quello proveniente dai motori di ricerca?

Non è un rischio. E’ un opportunità.

Sono molto contento che il traffico search, anche se molto lentamente, stia calando. Il web dallo spazio infinito man mano comincia a diventare finito. Ovviamente è un processo lungo che può durare una o due decadi. Il dato di fatto rimane: i social network hanno aperto nuove opportunità di comunicazione, branding e ovviamente monetizzazione.

Che consiglio posso dare? Sicuramente uno: vedere sempre il web come tutto l’insieme e non come un singolo canale.

I business che riescono a portare la gente e il comunicato da un canale all’altro sono i business del successo. Ti porto l’esempio del mio amico Vito Lomele. Quattro anni fa ha fondato il motore di ricerca lavoro Jobrapido.it, per il quale inizialmente acquisiva traffico via Adwords e SEO per velocemente reindirizzarlo verso il canale mail (il servizio Job Alert) . Era una strada talmente semplice e vincente che Vito dopo 2 anni si è trovato ad avere decine di migliaia di persone on-line che non cercavano più “lavoro” su Google, bensì cercavano “Jobrapido”. In poche parole il passaggio dalla SEO al canale mail ha permesso di costruire il valore: il brand.

5. Il discorso delle affiliazioni è un tema gustoso che sta parecchio a cuore ai blogger che cercano di monetizzare le proprie pagine. Spesso però ci si scontra con risultati deludenti: cattiva comunicazione da parte di chi gestisce lo spazio o un panorama di offerte troppo limitato e poco appetibile?

Un blogger ha due strade:

  • Strada 1: scrivere della sua passione, e poi di conseguenza raccogliere un macello di traffico (credo che www.maestroalberto.it sia un buon esempio in questo caso. Maestro, il professore universitario, ha cominciato di scrivere delle tematiche della scuola e del web ed è finito nella top 50 della classifica di BlogBabel).
  • Strada 2: capire al volo il rapporto tra merchandising e lato editoriale e sfruttarlo al massimo. Credo che un buon esempio in questo caso sia Scuola Zoo. Questi ragazzi raccolgono i contenuti scritti dagli “utenti scolastici” (engagement). Poi scrivono ulteriori articoli sulla base di questi contenuti, ad esempio un articolo su una maglietta che fa ridere (contenuto editoriale). E per finire… vendono la stessa maglietta agli stessi studenti (campioni del mondo: chiusura del ciclo tra engagment-content e merchandising).

6. Molti blogger sono semplicemente spaventati dalla SEO. Troppi acronimi, tool (apparentemente) incomprensibili, sedicenti guru che si contraddicono ogni giorno. Con il risultato che in molti si limitano a scrivere scrivere e ancora scrivere sperando che Google faccia il resto. Cosa consiglieresti ad un blogger che vuole iniziare ad ottenere una buona posizione sui motori di ricerca?

Penso che prima di tutto dovrebbero chiedere ai loro amici che possiedono blog popolari di farsi mettere link contestualizzati. Ovvero link all’interno degli articoli con delle parole chiavi per cui uno vuole salire. Per esempio, se si ha un blog su delle ricette di cucina, sarebbe conveniente inserire un link ricette cucina nell’articolo del blog.

P.S. Tranquilli, il link qui sopra non è un mio cliente. E’ un sito di un mio amico, gestito da un mio competitor. Ma lo link comunque. Così, per scherzo.

foto: seolaboratorio

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5 Commenti

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  1. Mattia ha detto:

    Ciao,
    bella intervista, l’ho letta molto volentieri!

    Ho guardato il sorgente del link ricette convinto che ci avessi messo un nofollow :D
    E invece no… bravo..

    è una sifida indiretta al tuo concorrente? ;)

    Ciao
    Mattia

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  2. fede ha detto:

    Ma Michal Gawel (Michele Gavello) è il fratello polacco di Francesco Gavello?

    Rispondi
  3. [...] Come Lavora un SEO – Intervista a Michal Gawel (SEOLAB) Pubblicato in Business online, Flash, Google, Migliori post della settimana, SEO, WordPress | [...]

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  4. davide ha detto:

    ebbravo michal… sono un suo corsista e confermo la sua bontà (non è una marketta ma la santa verità) nonchè la sua ottima predisposizione a parlare a faccia aperta anche dei competitor! forza seolab!

    Rispondi
  5. Michal ha detto:

    ringrazio tutti color che ci hanno parlato e commentato. Insomma, rimango come sempre alla disposizione. E poi, i link inseriti nella intervista verso i miei competitors – si, trattateli come delle sfide!!! Forza Seolaboratorio!

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