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	<title>Francesco Gavello - Blog Marketing Tips, Web &#38; Blogosfera &#187; Monetizzare Contenuti</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 21 May 2012 03:30:00 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La fonte di tutti i problemi</title>
		<link>http://francescogavello.it/trovare-nicchia-online</link>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 03:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Monetizzare Contenuti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivere Contenuti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>



Quanto è difficile scoprire una buona nicchia a cui rivolgersi? Ha ancora senso farlo e quali leve dovresti muovere? Ce ne parla oggi Alessio nel suo guest post. Vuoi pubblicare un articolo su FrancescoGavello.it? Questa è la pagina da cui iniziare!  
I problemi per un business online sono tantissimi, ...</p><p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/trovare-nicchia-online">La fonte di tutti i problemi</a></p>
</div></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="contenitore_shield">
<img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/trovare-nicchia-blog.jpg" alt="Come trovare la giusta nicchia online?" title="trovare-nicchia-blog" width="668" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-24235" /></p>
<div class="shield"></div>
</div>
<p><em>Quanto è difficile scoprire una buona nicchia a cui rivolgersi? Ha ancora senso farlo e quali leve dovresti muovere? Ce ne parla oggi Alessio nel suo guest post. Vuoi pubblicare un articolo su FrancescoGavello.it? <a href="http://francescogavello.it/linee-guida-pubblicazione-guest-post">Questa è la pagina</a> da cui iniziare! <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </em></p>
<p>I problemi per un business online sono tantissimi, traffico, conversioni, visitatori di bassa qualità ecc. ma alla fine <strong>la causa di tutti questi problemi</strong> (o che contribuisce) <strong>è l’errata scelta della nicchia di mercato.</strong></p>
<p>Perché dico questo?</p>
<p>Per il semplice fatto che le persone sono su internet per cercare soluzioni ai loro problemi, e ormai non si accontentano più di trovarne una che sia abbastanza efficace, ma la vogliono su misura per i loro problemi.</p>
<p>Per semplificare quello che intendo dire prendi come esempio una persona che vuole imparare a pescare tonni. Un blog, corso, ebook o altro che parla della pesca in maniera generale, non avrà sicuramente lo stesso successo di uno che tratta questo tema specifico, proprio perché è studiato e indirizzato appositamente per quel tipo di desiderio.</p>
<p>La stessa cosa funziona per tutti i tipi di pesca (nei laghi, in barca, da riva, tipo particolare di pesce ecc). Insomma ogni business specializzato in una di queste aree precise, potrà “rubare” clienti al business che tratta di pesca generica.</p>
<p><span id="more-24221"></span></p>
<p>Che cosa significa questo?</p>
<p>Che <strong>se cerchi di raggiungere un gran numero di persone trattando argomenti generici, non raggiungerai effettivamente nessuno</strong> e anche se riuscirai, ad avere un buon pubblico rimarrai comunque in una situazione di vulnerabilità, visto che chiunque può prendersi una fetta del tuo pubblico offrendo un servizio o prodotto più specifico e adatto alle loro esigenze.</p>
<p>Ora torniamo a noi, come si lega <a href="http://internetmarketingsemplificato.com/">la scelta della giusta nicchia di mercato</a> con i problemi di un internet business?</p>
<p>Inanzi tutto se i contenuti sono solo una “minestra annacquata e insipida” (come nel caso della pesca generica) le persone non saranno incentivate a condividere con i loro amici, ad aprire una discussione a continuare a leggerti o ascoltarti e <strong>questo si riflette su tutte le aree del tuo business.</strong></p>
<p>Prima di tutto sul traffico, visto che uno scarso interesse da parte del tuo pubblico sarà interpretato da google come scarsa qualità, quindi i motori di ricerca stessi saranno meno propensi a indicizzarti. </p>
<p>Anche utilizzando la pubblicità non avresti vita facile, visto che le persone sarebbero più attratte da un’offerta diretta e specifica.<br />
Poi per non parlare delle conversioni che sicuramente ne risentirebbero, visto lo scarso interesse nei confronti di un prodotto cosi generico. Per questi motivi ho detto che <strong>tutti i problemi sono da ricondurre</strong> (almeno in buona parte) <strong>alla scelta della nicchia.</strong></p>
<p>Al contrario se ti comporti come nel caso del business focalizzato sulla pesca dei tonni, quindi se tratti contenuti per una certa categoria di persone e per un problema ben specifico, sarà più facile avere risultati. </p>
<p>Infatti traffico verrà aiutato dalla viralità scuscitata in alcune persone, e in questo modo <strong>incontrerai anche meno resistenze nella vendita</strong>, visto che la tua risorsa è stata consigliata da una persona di fiducia e non da un venditore senza scupoli.</p>
<p>Insomma se vogliamo riassumere quanto detto, <strong>alla base del successo</strong> (questo vale sia per business online che offline) <strong>ci sono le persone che sono alla ricerca di una soluzione per il loro problema</strong>, e se riesci ad <strong>offrire una soluzione su misura per quel tipo di problema</strong>, puoi star sicuro che buona parte dei tuoi pensieri se ne andranno e il successo sarà a portata di mano.</p>
<p>Ok, ma come comportarsi dal punto di vista pratico?</p>
<p>Premesso che non esiste un metodo standard che funzioni in tutti i casi e per chiunque, voglio comunque indicarti i <strong>passaggi che io stesso utilizzo</strong>, quando mi trovo di fronte ad un nuovo progetto:</p>
<ul>
<li>Trova un gruppo di persone a cui rivolgerti;</li>
<li>Scopri qual è il più grande problema per questo gruppo: cosa non le fa dormire la notte?</li>
<li>Cerca di comprendere come offrire una soluzione a quel problema in modo unico.</li>
</ul>
<p>Magari partendo dalle passioni o dalle esperienze, la prima cosa da fare è <strong>stabilire un gruppo di persone a cui vuoi rivolgerti</strong> (nell’esempio precedente sono le persone interessate alla pesca).</p>
<p>Il passaggio successivo prevede l’analisi dei volumi di ricerca (grazie allo strumento di Google per la <a href="https://www.google.it/url?sa=t&#038;rct=j&#038;q=&#038;esrc=s&#038;source=web&#038;cd=2&#038;ved=0CGgQFjAB&#038;url=https%3A%2F%2Fadwords.google.com%2Fo%2FTargeting%2FExplorer%3F__c%3D1000000000%26__u%3D1000000000%26ideaRequestType%3DKEYWORD_IDEAS&#038;ei=exS1T8_3GsfXsgbDrN38Cw&#038;usg=AFQjCNFaL4W6x6-_B_y-rAiiEgOZ-kEF-A">ricerca delle parole chiave</a>), delle discussioni su forum, community, altri blog ecc per <strong>scoprire a cosa le persone sono interessate e qual è il problema più grande.</strong></p>
<p><em>(nd Francesco: ti consiglio anche l&#8217;ottimo -e gratuito in parte- <a href="http://www.keywordeye.co.uk/">Keyword Eye</a> <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  )</em></p>
<p>A questo punto rimane solo da <strong>ricercare potenziali concorrenti</strong> che già hanno blog, prodotti o servizi sull’argomento. </p>
<p>Nel caso non ce ne siano prendi questo dato come un campanello di allarme, perché potrebbe non esserci mercato. Invece trovare concorrenti è sicuramente un buon segno, perché significa che esistono persone disposte a spendere denaro per la soluzione ai loro problemi.</p>
<p>Una volta trovati chiediti: <em>&#8220;Che cosa posso offrire che le persone non hanno ancora a disposizione?&#8221;</em></p>
<p>Questo serve per <strong>trovare la tua unicità</strong> che può essere di qualsiasi tipo, per esempio offrendo dei video, un supporto online, di persona, il raggiungimento di un risultato particolare ecc. </p>
<p>Se nessuno offre questo tipo di prodotti o servizi, utilizza questa mancanza per proporti in modo unico.</p>
<p>Come dicevo questa non è l’unica strada per trovare la giusta nicchia, proprio per questo mi piacerebbe sapere come ti comporti tu. Ci vediamo tra i commenti? <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>immagine: <a href="http://it.fotolia.com/id/5090134">© Fotolia.com</a></p>
<p><div style="font-size:10px">
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Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/trovare-nicchia-online">La fonte di tutti i problemi</a></p>
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		<title>Cicli di Acquisto</title>
		<link>http://francescogavello.it/ciclo-acquisto-sito-web</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 03:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Monetizzare Contenuti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>



Ad un certo punto, realizzi di essere diventato un vero esperto su un particolare argomento.
Sai che per questo ambito sussiste una buona base di interesse e decidi quindi di aprire un blog o un piccolo portale, per valorizzare questa tua competenza e cercare di costruire su di essa una qualche ...</p><p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="contenitore_shield">
<img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/buying-mode-lettori-blog.jpg" alt="Portare i lettori in buying mode" title="buying-mode-lettori-blog" width="668" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-24164" /></p>
<div class="shield"></div>
</div>
<p>Ad un certo punto, realizzi di essere diventato un vero esperto su un particolare argomento.</p>
<p>Sai che per questo ambito sussiste una buona base di interesse e decidi quindi di aprire un blog o un piccolo portale, per valorizzare questa tua competenza e cercare di costruire su di essa una qualche forma di guadagno attivo o passivo.</p>
<p>Passi le giornate a leggere i blog di altre persone. Di potenziali competitor. Valuti tattiche.<br />
Pianifichi tutti i diversi step nei mesi a venire.</p>
<p>Contatti poi un bravo web designer, o ti rimbocchi le maniche e raggiungi un buon compromesso grafico.</p>
<p>Sei soddisfatto del risultato.<br />
E, hey, lo è davvero.</p>
<p>Inizi a scrivere.<br />
Ottimi contenuti, peraltro.</p>
<p>Scrivi. Scrivi. Scrivi.<br />
Finalmente arrivano i primi commenti. Le persone sono entusiaste di ciò che leggono sulle tue pagine.</p>
<p>Passano i giorni, passano i mesi e il tuo blog diventa un piccolo fulcro intorno alla nicchia che hai deciso di coprire. Scompare la paura per la pagina bianca e sei ragionevolmente sicuro di possedere una minima platea di lettori quotidiani.</p>
<p>E a questo punto pensi: <em>&#8220;Perché nessuno di loro sta comprando un accidente attraverso mie pagine?&#8221;</em></p>
<p>Perché a fronte di tanti buoni commenti e pageviews le conversioni latitano, i click sugli annunci sono inesistenti e le richieste di contatto lavorative solo un miraggio lontano?</p>
<p>Semplicemente perché i tuoi utenti <strong>non sono in “Buying Mode”.</strong></p>
<p><span id="more-24162"></span></p>
<p>Quante volte hai letto una storia del genere?<br />
Forse è già capitata anche a te.</p>
<p>Il mito del <em>&#8220;get rich quickly&#8221;</em> con i blog si infrange più o meno sempre in questo modo.</p>
<p>Alla base c’è probabilmente una reale competenza. Competenza che facciamo fruttare creando una buona community ma che non ci ripaga di un euro in termini di conversioni verso acquisti, contatti o click sugli annunci.</p>
<p>Fino a quando pensi di dover soltanto scrivere di più, scrivere meglio, tessere altri rapporti.</p>
<p>Ma non è questo il punto.</p>
<p>Il punto è <strong>comprendere in quale step del ciclo di acquisto si trovino gli utenti nel momento in cui visitano le tue pagine.</strong></p>
<p>Mi spiego.</p>
<p>Una conversione che avviene -o non avviene- tra le pagine di un sito web è semplicemente dettata dalla posizione dell’utente in un ciclo ben definito. Tutti lo sperimentiamo.</p>
<ol>
<li>La presa di coscienza di una nuova necessità;</li>
<li>La ricerca di dati e un confronto con terzi;</li>
<li>L&#8217;acquisto vero e proprio;</li>
</ol>
<p>Opzionalmente, arriva poi dopo un certo periodo di tempo la ricerca di informazioni e servizi correlati volti a espandere la mia esperienza sul prodotto. Quindi:</p>
<ol>
<li><strong>Ho bisogno di un nuovo zaino per il mio laptop?</strong> Durante una classica navigazione in rete scopro come siano disponibili tante nuove possibilità per il trasporto di un MacBook Pro in maniera efficiente. Prima o poi, divento cosciente di questa mia nuova necessità. Voglio un nuovo zaino per il mio laptop!</li>
<li><strong>Quali sono le opzioni a mia disposizione?</strong> Vado allora alla ricerca di qualcuno che mi presenti comparative e esperienze sui diversi prodotti sul mercato. Ho bisogno di venire rassicurato e guidato, perché se è vero che ho deciso che qualcosa devo comprare, non ho idea del cosa e del come;</li>
<li><strong>Ok, lo voglio!</strong> Puntato l&#8217;oggetto del desiderio, tra tutte le informazioni che ho raccolto sino a qui, ho scoperto nel frattempo un buon punto di riferimento? Riesco a percepire il migliore player in grado di risolvere la mia necessità?</li>
</ol>
<p>Nel primo step, non mi interessano ancora granché questioni di prezzo o disponibilità. Tenderò ad ignorarle o a fuggire da esse. Sarò d’altra parte suscettibile ad alimentare durante la mia navigazione nuove esigenze da soddisfare. Ho la mente sgombra e voglio solo lasciarmi cullare dalle tante possibilità.</p>
<p>Nel secondo step ho chiaro il mio desiderio di acquisto, oppure non l&#8217;ho ancora focalizzato verso una singola specifica soluzione. Sono alla ricerca di numeri, dati, feedback. Non sono ancora pronto all’acquisto di un preciso prodotto, appunto, ma sto più che altro raccogliendo informazioni e spunti che da lì a poco metterò insieme.</p>
<p>Nel terzo step, sono arrivato al fondo. Ho capito cosa è meglio per me e sono disposto a spendere. Mi serve rapidamente una proposta di vendita fatta e finita, che porti finalmente a risolvere la mia necessità.</p>
<p>Il fatto è che le persone si aspettano, giustamente, interazioni differenti a seconda di dove si trovino nei differenti step di questo ciclo. </p>
<p>Spingere una vendita a tutto spiano in un articolo in cui stai solo introducendo un qualche tipo di nuova necessità (step #1) può andare a incrinare il processo. A rendere palese (anche ingiustamente) il tuo desiderio di spillare una vendita in più.</p>
<p>Così come ostinarti a realizzare video per l’utilizzo del prodotto X non mi aiuterà a vendere (perlomeno non direttamente su quelle pagine) il prodotto in questione. Perché chi cerca una guida o un esempio di utilizzo di un qualsiasi prodotto, con molta probabilità sta ancora cercando di farsi un’idea di quali alternative ha a disposizione.</p>
<p>Ed è per questo che comparative e recensioni estremamente pertinenti possono fornire un buon canale <strong>se e solo se vi indirizziamo utenti con i quali abbiamo già avuto una precedente interazione</strong> volta a definire prima di tutto la necessità dell&#8217;acquisto.</p>
<p>Utenti in ingresso dai diversi social network potrebbe essere invece meno suscettibili a ricevere sin da subito proposte di vendita esplicite, essendo questi mezzi che usiamo normalmente in modalità ben più rilassata, cercando stimoli sulle possibili necessità, e non già soluzioni alle necessità.</p>
<p>Nella pianificazione editoriale di un blog, <strong>capire quanto ciò che stiamo scrivendo si rivolga o meno ai diversi step nel ciclo d’acquisto dei nostri lettori</strong> è importante sia per modulare un messaggio più efficace e pertinente, sia per evitare di disperdere energie rivolgendosi alle persone sbagliate.</p>
<p>Che ne pensi? <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>foto: <a href="http://it.fotolia.com/id/22252075">@Fotolia.com</a></p>
<p><div style="font-size:10px">
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		<title>Backlinks Efficaci: Istruzioni per l’uso!</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 03:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Monetizzare Contenuti]]></category>
		<category><![CDATA[Trending Topic]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
Quello che stai per leggere è un guest post di Mark Cannelli. Mark ci racconta oggi quali siano gli aspetti da tenere sott&#8217;occhio quando andiamo a costruire una strategia di link building per i nostri progetti. Buona lettura!  
Hai scritto un buon articolo e vuoi condividerlo con i lettori ...</p><p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
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</div></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/creare-backlinks-efficaci.jpg" alt="Come creare backlinks efficaci blog" title="creare-backlinks-efficaci" width="668" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-23982" /></p>
<p><em>Quello che stai per leggere è un guest post di Mark Cannelli. Mark ci racconta oggi quali siano gli aspetti da tenere sott&#8217;occhio quando andiamo a costruire una strategia di link building per i nostri progetti. Buona lettura! <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Hai scritto un buon articolo e vuoi condividerlo con i lettori di questo blog? <a href="http://francescogavello.it/linee-guida-pubblicazione-guest-post">Ecco come fare!</a></em></p>
<p>Veicolare traffico organico dai motori di ricerca (Google in primis) è qualcosa che interessa non solo a chi vuole <a href="http://www.guadagnareonlineitalia.it/">guadagnare online</a> o fare business con internet, ma a tutti coloro che a qualsiasi titolo vogliano divulgare i loro contenuti nel web al maggior numero di utenti target.</p>
<p>Prima di andare avanti, apro e chiudo una breve parentesi: tutto quello che dirò si applica benissimo non solo con Google, ma anche a <strong>tutti gli altri motori di ricerca.</strong> Se dedico una particolare attenzione al colosso di Mountain View, è solo per la sua innegabile importanza (a dir poco primaria!) nell’ambito della search online.</p>
<p>Detto questo, nel presente articolo mi concentrerò su un aspetto a dir poco fondamentale della SEO, ovvero <strong>come si ottimizza un backlink al proprio sito.</strong> Per la precisione: le cose da tenere sempre presenti e le pratiche da evitare, per fare in modo di avere i migliori risultati possibili senza spiacevoli “effetti collaterali”.</p>
<h2>No ai link nofollow</h2>
<p>Prima di tutto un backlink, per essere efficace nei confronti del tuo sito, deve essere <strong>privo del nofollow o dell’attributo rel=“nofollow”.</strong> Se quanto ho appena detto ti suona come arabo, allora ciò che leggerai nelle prossime righe ti sarà sicuramente utile.</p>
<p>Iniziamo dal nofollow. Quest’ultimo consente a un sito di inviare ai motori di ricerca l’istruzione “non seguire i link o il link presenti/e in questa pagina”, così da non dare peso al sito che viene linkato all’interno del ranking del motore di ricerca.</p>
<p>In pratica, se la pagina che ti linka ha il meta name nofollow, allora quel link che ricevi da essa <strong>non ha nessun valore.</strong> Ovviamente, questo non esclude che qualcuno ci possa anche cliccare sopra e scoprire, in questo modo, il tuo sito. Tuttavia rimane il fatto che, ai fini di un tuo migliore posizionamento all’interno dei risultati di Google, quel link vale zero.</p>
<p>Il rel=“nofollow” ha la stessa funziona del comune nofollow, ma è un po’ più specifico. Mentre il nofollow “inibisce” sempre tutti i link all’interno di una pagina web, invece col rel=“nofollow” è possibile lavorare a livello più “chirurgico”.</p>
<p>…In pratica: il proprietario del sito che dà i link può decidere, all’interno della stessa pagina web, che un tot di link vengano seguiti dai motori di ricerca e che quindi passino link juice (in questo caso si dice che quei link sono <strong>dofollow</strong>), e che invece un altro tot di link non vengano presi in considerazione dai motori.</p>
<p>Detto questo, ai fini di un miglior posizionamento su Google a te devono interessare solo i link dofollow! <strong>Come fare in pratica a capire se un backlink è “buono”</strong>, oppure se ha il nofollow? </p>
<p>Potresti dare un’occhiata al codice del link, ma se vuoi fare velocemente usa l’utilissima funzione “Highlight Nofollow Links” del plugin <a href="http://www.quirk.biz/searchstatus/">SearchStatus per Firefox</a> (tutti i link nofollow li riconoscerai subito perché verranno ben evidenziati).</p>
<h2>La posizione</h2>
<p>Dove è inserito un backlink, all’interno di una pagina web, ha un’importanza a dir poco enorme! Infatti se il link che punta al tuo sito non è inserito nei punti giusti, varrà molto poco agli occhi di Google.</p>
<p>Le posizioni da evitare sono, non a caso, quelle più scontate e maggiormente utilizzate per inserire i link: footer, header, sidebar, widgets, i vari “powered by”, le pagine dedicate solo ai link e i blogroll.</p>
<p><strong>Qual è la posizione migliore?</strong> Semplicemente: all’interno del corpo del testo vero e proprio della pagina web, possibilmente all’inizio. Ad esempio, se all’interno di un articolo su un blog WordPress ci sono 3 link, quello che avrà maggior valore è il link che viene prima degli altri 2.</p>
<p>Importante: non serve ripetere lo stesso identico link un miliardo di volte all’interno della stessa pagina web. Mettere più link identici non aumenta l’importanza agli occhi di Google. Anzi, devi sapere che quest’ultimo tende a sminuire il valore di molti link concentrati tutti nella stessa identica pagina.</p>
<h2>Contenuto del sito e della pagina che ospitano il link</h2>
<p>Più il dominio è anziano, più ha alto page rank e trust e meglio è. Come capire il trust di un dominio? Ovviamente l’esperienza e l’ “occhio clinico” aiutano molto, in ogni caso ci sono dei parametri abbastanza semplici da valutare:</p>
<ul>
<li>Ovviamente: come si posiziona quel sito su Google.</li>
<li>La qualità dei contenuti.</li>
<li>Anzianità del dominio (molto importante per il trust). Puoi usare <a href="http://whois.domaintools.com/">DomainTools</a> per vedere l’anzianità.</li>
<li>Pagerank del dominio e delle singole pagine.</li>
<li>Vedere chi è che linka quel sito e con quale anchor text. Puoi usare <a href="http://www.opensiteexplorer.org/">Open Site Explorer</a> per monitorare questi parametri.</li>
</ul>
<p>In genere, salvo rare eccezioni, la home è la pagina del sito con maggior trust e PR, pertanto cerca di far inserire il link in una pagina web che <strong>non si allontani più di tanto dalla home</strong> (no pagine troppo in profondità!).</p>
<p>E’ molto importante che il contenuto della pagina che ospita il backlink <strong>sia originale</strong> (no contenuti copiati!) e che <strong>sia in tema</strong> col contenuto del sito che andrà a linkare. Se poi è il sito intero a essere in tema, e non solo la singola pagina web che dà il link, allora è ancora meglio.</p>
<p>Se la pagina web che ospita il link non è in tema col tuo sito, allora cerca almeno di contestualizzare a livello tematico le parole che stanno intorno al link. In pratica: il link non dovrà mai essere buttato là nella pagina web “giusto per”, ma dovrà sempre avere almeno una piccola parte di testo che ne rende tematicamente più coerente l’inserimento&#8230;</p>
<h2>Anchor text tematico</h2>
<p>Non farti mai linkare utilizzando il link nudo e crudo messo per esteso. Esempio pratico: http://www.tuosito.it/</p>
<p>Evita come la peste anche i vari clicca qui, vai qui, guarda qui, leggi qui, eccetera.</p>
<p><strong>Fatti linkare usando un anchor-text tematico</strong> composto dalla keyword del sito, o di una sua singola pagina web, che vuoi spingere su Google. Tuttavia, non fare l’errore di utilizzare sempre e solo lo stesso anchor-text (più avanti vediamo meglio questo aspetto).</p>
<h2>Formattazione del backlink</h2>
<p>Deve essere <strong>ben visibile e risaltare chiaramente</strong> rispetto al restante testo normale. Se un occhio umano non capisce che si tratta di un backlink perché lo confonde col restante corpo del testo, allora Google gli darà ZERO valore. </p>
<p>Ovviamente, non c’è bisogno che ti inventi chissà quali effetti speciali stratosferici per mettere in evidenza un link! Il normalissimo blu sottolineato che si vede sin dagli albori di internet sarà più che sufficiente. <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Se ti è possibile (a volte e solo per i link a cui tieni di più), cerca anche di evidenziare il link con grassetto e/o corsivo.</p>
<h2>Fattore tempo</h2>
<p>Sto parlando della durata del backlink all’interno di un sito: in pratica, quanto tempo ci rimane? I link una “botta e via” della serie “li metto e li tolgo” non servono a niente (o quasi). I link che ti danno e che restano sono un po’ come il vino buono: <strong>più invecchiano e più&#8230;ti aiutano!</strong> <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Crescita temporale. Se il tuo sito è molto giovane, ha pochi contenuti e basso PR, allora devi stare attento perché ha un “potere di assorbimento” di link limitato. Pertanto, se esageri a fare link building in pochissimo tempo, il rischio che corri è quello di essere penalizzato da Google per matrici di link forzate.</p>
<p>Tuttavia, a tal proposito, ci sono alcune importanti precisazioni da fare. Vediamo nel dettaglio <strong>come ti devi comportare:</strong></p>
<ul>
<li>Se ricevi link solo da siti molto autorevoli (alto PR, molto anziani, ottimi contenuti, eccetera), allora puoi ricevere tutti i backlink che ti pare in pochissimo tempo.</li>
<li>Se ricevi link da siti tutto sommato “normali” (non fanno schifo e non sono fonti spam ma non sono manco così autorevoli), allora devi essere un po’ più cauto e fare in modo che la crescita temporale dei backlink al tuo sito sia abbastanza diluita nel tempo (settimane/mesi) e non avvenga invece tutta di botto.</li>
</ul>
<h2>Pratiche altamente sconsigliate</h2>
<p>Google è diventato molto più aggressivo nei confronti di certe pratiche e, se non ti muovi con i dovuti crismi, rischi solo penalizzazioni facili e mazzate sui denti. Qui di seguito ti elenco quelli che sono gli errori più frequenti che non dovrai mai fare: </p>
<ul>
<li><strong>Non cercare mai backlink da siti spam, illegali, porno, pirata o di pessima qualità.</strong> Questo genere di link è meglio non averli, perché possono inficiare seriamente la tua posizione agli occhi di Google.</li>
<li><strong>Non farti linkare sempre e solo la tua home page</strong>, ogni tanto fai linkare anche le pagine interne del sito. Ovviamente, se sei all’inizio e puoi disporre solo di pochi backlink, allora privilegia sempre la home del sito ma senza esagerare.</li>
<li><strong>Non farti linkare sempre con lo stesso anchor text nei link</strong>, ma utilizza spesso anche parole chiave alternative e/o sinonimi. Esempio pratico: anziché usare sempre “addestramento cani”, potresti usare anche “come addestrare un cane”, “addestrare cani”, eccetera.</li>
<li><strong>A meno che il tuo sito abbia già una certa anzianità</strong> e sia ritenuto una fonte molto autorevole da Google, allora evita come la peste di farti inondare in pochissimo tempo da una valanga di backlinks, soprattutto se provengono da siti di scarso/nullo valore. In caso contrario: penalizzazione quasi sicura! </li>
<li>Per lo stesso motivo appena visto, <strong>evita come la peste tutti quei servizi che ti iscrivono a una valanga di directory</strong> (sia italiane che straniere) in poco tempo e che magari, nel fare questo, utilizzano sempre lo stesso titolo e la stessa descrizione.</li>
</ul>
<p>In generale: un sito nato da poco e con pochi contenuti è molto debole. E’ come un bambino piccolo e indifeso che va curato e seguito in un certo modo, specie all’inizio, in quanto <strong>ci vuole molto poco a fargli del male&#8230;</strong> </p>
<h2>Network di siti</h2>
<p>Un discorso a parte, vista la loro potenziale pericolosità, meritano i network di siti. Cosa sono? In pratica, quando tu <strong>sei proprietario di più siti e inizi a interlinkarli fra di loro</strong> per “spingerli” all’interno di Google, si dice in gergo che stai creando un network di siti.</p>
<p>Normalmente, non ci sarebbe nulla di male a collegare i propri siti con qualche link. Se poi questi siti hanno tematiche simili (ad esempio: sito di ricette di cucina che linka un sito che parla di dolci), allora si tratta di una pratica naturale, potenzialmente utile per il navigatore e quindi non sanzionata da Google. Ma purtroppo, tanto per cambiare, ci sono i soliti furbi che esagerano e che finiscono col farsi male da soli. </p>
<p><strong>Tipico esempio:</strong> network di domini tutti con parola chiave esatta nel nome di dominio (ma con le estensioni diverse), tutti hostati sullo stesso server, tutti presi a nome dello stesso proprietario, tutti con la stessa grafica e gli stessi identici contenuti (magari manco originali ma copiati da qualcun altro!), tutti con lo stesso codice di Analytics, tutti con identici title e description, tutti che si interlinkano fra di loro sempre con lo stesso anchor text “ottimizzato”, tutti che si interlinkano solo attraverso le home page e mai da pagine interne, infine nessuno di questi siti linka mai risorse web esterne. <strong>Penalizzazione sicura al 200%!</strong> </p>
<p>In pratica: è come andare a rubare e lasciare la propria carta d’identità sul luogo del reato, compreso il numero di cellulare per farsi rintracciare ancora più in fretta dalla polizia! <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>E non serve, per forza, che tu faccia proprio tutte le stupidaggini sopra citate per essere punito. Basta anche un “buon” mix di un tot numero di esse per renderti <strong>subito sospetto</strong> di fronte a Google. </p>
<p>Morale della favola: lascia perdere i network di siti che creano <strong>matrici di links palesemente forzate e poco naturali.</strong> Ormai Google è più che vaccinato nei confronti di queste pratiche: le scopre e le penalizza molto facilmente. </p>
<p>Tuttavia, non cadere neanche nell’errore opposto di chi si fa un miliardo di problemi a interlinkare siti che sono dello stesso proprietario. L’importante è rispettare questi semplici accorgimenti che elenco qui di seguito:</p>
<ul>
<li>Non linkare “tanto per”, ma chiediti sempre se la risorsa che stai linkando può, potenzialmente, <strong>arricchire l’esperienza dell’utente.</strong> Esempio pratico: se hai un sito di ricette di cucina e un altro che parla di dolci, allora potrebbe avere un senso creare un collegamento tra i due siti tramite un link. Se invece il tuo sito di ricette di cucina linka il tuo sito dove parli di trading online, allora il senso inizia a latitare&#8230;</li>
<li>I contenuti dei siti del tuo network devono essere unici e originali. Idem per ciò che concerne il tag title di ogni pagina web di ogni tuo sito.</li>
<li>I link inseriscili sempre <strong>all’interno del corpo del testo</strong> e non in zone come: sidebar, header, footer, blogroll, pagina dedicata solo ai link e simili.</li>
<li>Non linkare solo le home page dei siti, ma anche <strong>le pagine interne.</strong></li>
<li>Ricordati di dare link anche a siti esterni a quelli del tuo network. Mi raccomando che questi link siano dofollow (ossia senza nofollow).</li>
<li>Non linkare gli stessi siti del tuo network utilizzando sempre lo stesso anchor-text. Utilizza spesso varianti e sinonimi in tema.</li>
<li>Non interlinkare mai i siti del tuo network in maniera troppo “forzata” (tipo linkwheel e simili per intenderci). Vuoi un consiglio? <strong>La migliore matrice di link esistente è quella casuale</strong> (sempre tenendo conto della tematicità ovviamente…). </li>
<li>Non interlinkare di botto un miliardo di siti del tuo network. Fai in modo che la matrice di link cresca in maniera progressiva nell’arco di settimane/mesi.</li>
</ul>
<p>Ok, direi che per adesso è tutto.<br />
Fai buon uso di queste informazioni e soprattutto&#8230; buon backlinking!!! <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>4 Domande per una Landing Page Efficace</title>
		<link>http://francescogavello.it/domande-landing-page-efficace</link>
		<comments>http://francescogavello.it/domande-landing-page-efficace#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 03:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Monetizzare Contenuti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivere Contenuti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
Vendere non è quasi mai questione di vendere.
Sul serio.
Vendere è questione di posizionare una necessità.
Di lavorare su alcune sfumature estremamente banali così da portare chi ci legge (o chi abbiamo di fronte) esattamente dove vogliamo noi. Ovvero, renderlo consapevole della bontà di ciò che gli stiamo offrendo e di come ...</p><p><div style="font-size:10px">
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Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/domande-landing-page-efficace">4 Domande per una Landing Page Efficace</a></p>
</div></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/conversione-utente.jpg" alt="Sviluppare landing page che funziona" title="conversione-utente" width="668" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-23943" /></p>
<p>Vendere non è quasi mai questione di vendere.</p>
<p>Sul serio.</p>
<p>Vendere è questione di posizionare una necessità.</p>
<p>Di lavorare su alcune sfumature estremamente banali così da portare chi ci legge (o chi abbiamo di fronte) esattamente dove vogliamo noi. Ovvero, renderlo consapevole della bontà di ciò che gli stiamo offrendo e di come questo possa migliorare la sua vita, fidandosi della nostra offerta.</p>
<p>Eppure, ancora molti faticano nel <strong>concepire un semplice ma efficace percorso di conversione.</strong> Sia questa una landing page da associare a una campagna AdWords, o una pagina di vendita la cui fonte di traffico è di tipo diverso, prima o poi ti troverai di fronte a dover rispettare le quattro domande fondamentali.</p>
<p><strong>Quattro domande.</strong> Non di più.<br />
Che dall’alto verso il basso vanno a costruire il tuo messaggio.<br />
E sono in grado di cambiare radicalmente i risultati di una landing page.</p>
<h3>1. Cosa mi proponi?</h3>
<p>In partenza, rispondi a quanto si chiede l&#8217;utente:</p>
<ul>
<li>Qual è la filosofia alla base di ciò che sto vedendo?</li>
<li>A chi ti rivolgi?</li>
<li>Perché lo fai?</li>
<li>Hai una storia con la quale possa confrontarmi?</li>
</ul>
<p>Inizia dal definire il tuo punto di vista. Può essere una storia o parte di essa, oppure un breve incipit che definisca una problematica e il tuo punto di vista su di essa.</p>
<p>Non rimanere sul generico ma cerca di <strong>sfaccettare il più possibile il panorama che vai a costruire, senza ancora nominare espressamente il tuo prodotto e ancor meno fare accenno a prezzi</strong> e modalità di acquisto.</p>
<h3>2. Perché mi dovrebbe importare?</h3>
<p>Poi scendi di un ulteriore livello, e rispondi a nuove domande:</p>
<ul>
<li>In cosa sei diverso dai tuoi concorrenti?</li>
<li>Quali sono i benefit per me, al di là delle semplici feature?</li>
</ul>
<p>Non limitarti a presentarmi il tuo prodotto dando per scontato che io sia già dalla tua parte. Affronta il discorso con la consapevolezza che avrò modo di dedicarti solo un’altra manciata di secondi.</p>
<p><strong>Lavora sui benefit, più che sulle feature.</strong> Spiegami in che modo ciò che mi proponi cambierà in meglio la mia vita. Non limitarti a scaricare su di me numeri e statistiche, ancora meno non nasconderti dietro ad esse.</p>
<p>Una volta arrivato sulla tua landing, probabilmente avrò modo (o avrò già avuto modo) di confrontare il tuo prodotto con quello dei tuoi concorrenti, con soluzioni artigianali e con la non troppo remota idea di trovare una soluzione su altri fronti.</p>
<p>Convincimi a restare! Spiegami perché diamine dovrei fidarmi proprio di te e non di tutta quell’altra folla urlante che hai di fianco.</p>
<h3>3. Perché dovrei crederti?</h3>
<p>A questo punto, anticipa le più classiche paure del tipo:</p>
<ul>
<li>Come mai costa così tanto / così poco?</li>
<li>Hey, mi stai fregando?</li>
<li>Riuscirò ad avere il prodotto in tempo?</li>
<li>Perché non dovrei rivolgermi a soluzioni concorrenti?</li>
</ul>
<p>Il grande fraintendimento di alcune landing page è di dare per scontato che chi vi scrive, forte di un qualche genere di esperienza o credibilità maturata, possa automaticamente vendere qualsiasi cosa senza rispettare questo processo logico, pressochè automatico, che si attiva nella mente del lettore.</p>
<p>Puoi anche essere il più rispettato venditore della tua nicchia, ma nulla da te comprerò se non avrò rassicurazione sui tempi di spedizione (beh, se questa è la mia paura). O se insieme alla tua soluzione altre di terzi appaiono più appetibili e a minor (o maggior) costo, e tu non fai nulla per comprendere e risolvere questi miei dubbi.</p>
<p>Saltare a piè pari questa fase, in cui <strong>sostanzialmente si gioca a carte scoperte</strong>, rischia di lasciare irrisolte questioni semplici da chiarificare ed estremamente motivanti quando vengono cavalcate per spingere un acquisto.</p>
<h3>4. Cosa vuoi che faccia?</h3>
<p>Arrivati qui, il terreno è in discesa. Quasi. C’è ancora una sfumatura da cogliere. Solo perché il tuo prodotto mi è chiaro nella sua forma, ho capito che mi serve e ho capito che sei la persona che me lo può far avere, <strong>non è detto che il meccanico processo di acquisto sia altrettanto rassicurante.</strong></p>
<p>È questione della più volte citata sfera di sicurezza.</p>
<p>Le persone si trovano meno a loro agio su terreni in cui il rapporto di causa-effetto non è chiaro.</p>
<ul>
<li>Cosa succederà dopo l’acquisto?</li>
<li>Il mio pagamento avverrà in modo sicuro?</li>
<li>Cosa succede se qualcosa va storto?</li>
<li>Come ti contatto per ogni evenienza?</li>
</ul>
<p><a href="http://francescogavello.it/sfera-di-sicurezza">Anticipa e chiarifica:</a> due imperativi categorici. Non lasciare nulla di non detto e cerca di fornire quante più rassicurazioni puoi sul processo materiale di acquisto da parte dell’utente.</p>
<p>È un po’ la vecchia storia per cui ogni acquisto Paypal viene più volte presentato da chi vende come “su server sicuro”, anche se per gli addetti ai lavori può suonare ridondante. Lo stesso Paypal è un nome che sempre più spesso diventa l&#8217;ennesima spinta a un acquisto rapido e indolore se confrontato a meccaniche poco chiare, di terze parti ancora e dove -appunto- i risultati sono incerti e il terreno tutto da esplorare.</p>
<h2>Money Back Guarantee?</h2>
<p>Il “Soddisfatto o Rimborsato” nasce un po’ da qui. I 30, 60 o addirittura 90 giorni di “Money Back Guarantee” con cui molti prodotti sul web sono venduti sono la più palese e attesa forma di rassicurazione che l’utente è abituato a trovare durante un acquisto online. Ma si può fare più di questo, lavorando sul rendere chiaro ogni step prima, durante e dopo l’acquisto.</p>
<p>Prova a pensare: <strong>qual è la domanda che per prima ti fai quando atterri su una qualsiasi landing page?</strong> <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><div style="font-size:10px">
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</div></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Come (ma soprattutto perché) Devi Creare una Comunità Online</title>
		<link>http://francescogavello.it/come-ma-soprattutto-perche-devi-creare-una-comunita-online</link>
		<comments>http://francescogavello.it/come-ma-soprattutto-perche-devi-creare-una-comunita-online#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 03:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogging Tips]]></category>
		<category><![CDATA[Monetizzare Contenuti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://francescogavello.it/?p=23480</guid>
		<description><![CDATA[<p>
Quello che segue è un guest posti di Stefano Mini. Stefano ci parla oggi della sua visione su community online e fidelizzazione dell&#8217;utenza. Buona lettura!  
Sono convinto che il blogging sia divertente. Mi diverto a parlare con le persone, con chi lascia un commento, con gli altri amministratori. Sono ...</p><p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/come-ma-soprattutto-perche-devi-creare-una-comunita-online">Come (ma soprattutto perché) Devi Creare una Comunità Online</a></p>
</div></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/perche-costruire-community-online.jpg" alt="Perché costruire una community online" title="perche-costruire-community-online" width="668" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-23482" /></p>
<p><em>Quello che segue è un guest posti di Stefano Mini. Stefano ci parla oggi della sua visione su community online e fidelizzazione dell&#8217;utenza. Buona lettura! <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </em></p>
<p>Sono convinto che il blogging sia divertente. Mi diverto a parlare con le persone, con chi lascia un commento, con gli altri amministratori. Sono fatto così.</p>
<p>Nel corso dei mesi e degli anni, mi sono accorto che questa mia attitudine mi ha portato a <strong>sviluppare delle ottime relazioni con gli utenti abituali del mio blog</strong>. Li conosco per nome, ci scambiamo email e parliamo del più e del meno, non solo di argomenti relativi al blog. E questi utenti rimangono, leggono i nuovi articoli settimana dopo settimana.</p>
<p>Oltre al fatto che mi fa molto piacere vedere che qualcuno apprezzi quello che scrivo, ho capito che questi utenti fidelizzati sono un&#8217;incredibile opportunità per il sito sotto due profili: la SEO e i guadagni.</p>
<p>Vediamo un po&#8217; questi due aspetti separatamente.</p>
<p><span id="more-23480"></span></p>
<h2>Come far leva sui propri fan per la SEO</h2>
<p>Ottenere un link non è semplice. Ci sono gli scambi fra siti simili, article marketing, directory, guest post. Ma le possibilità sono limitate per due ragioni:</p>
<ul>
<li>Ci sono troppi siti internet per conoscerli tutti;</li>
<li>In molti portali è difficile ottenere un backlink.</li>
</ul>
<p>Questi problemi vengono risolti quando si ha un gruppo di appassionati che credono nel tuo sito.</p>
<p>Immagina di avere cinquanta utenti che ti seguono da più di un anno, sono affezionati, ti conoscono per nome e ti considerano più un amico che un tizio che scrive cose interessanti su internet. <strong>Pensi che non ti vogliano aiutare?</strong> Metteranno il tuo URL ogni volta che si parla dello specifico argomento che tratti tu, consiglieranno il link agli amici, diffonderanno la tua popolarità. In altre parole, saranno dei <em>link builder</em> a costo zero.</p>
<p>In più otterrai backlink da siti che non hai mai sentito nominare, e che mai avresti conosciuto se un tuo ammiratore non ti avesse sponsorizzato.</p>
<p><strong>Come si fa a massimizzare questo vantaggio?</strong> Semplicemente, chiedi. Le domande accompagnate da un &#8220;per favore&#8221; hanno un potere incredibile su chi già ti conosce e ti considera un amico. Io ad un amico che mi chiede 50€ in prestito gli do la somma senza garanzie, se chiedi ai tuoi fan un link o una condivisione su Facebook difficilmente ti diranno di no.</p>
<p>Basta usare il tono giusto: chiedere un favore da un amico, in cambio di tutti gli articoli gratuiti.</p>
<h2>Come guadagnare di più grazie ai fan</h2>
<p>Un miglior posizionamento significa più visitatori, e più visitatori significano più introiti (si spera). Ma anche a parità di accessi giornalieri, un pubblico fidelizzato è molto più redditizio dei nuovi visitatori provenienti da Google.</p>
<p>Questo perché le persone, soprattutto in Italia, si fidano molto poco a comprare su internet. Sono cresciuti in una cultura che ti insegna a vedere la fregatura dietro ogni angolo, fino a rasentare la paranoia. Non siamo nel bellissimo mercato nordamericano, qui <strong>la gente penserà al tuo sito come ad una truffa</strong>.</p>
<p>Questo finché non li convinci del contrario, e questo richiederà del tempo. I tuoi fan sono le persone ormai convinte che il materiale che proponi è di altissima qualità e meritevole di essere acquistato. Quando fai uscire un nuovo ebook, saranno i tuoi fan i primi a procedere all&#8217;acquisto.</p>
<p>L&#8217;esempio più lampante è quello di Apple: se iniziasse a produrre spazzolini da denti, milioni di persone li comprerebbero anche a 200€.</p>
<p>E non è finita qui. Mettiti nei panni di un navigatore che trova per puro caso il tuo blog su Google. Entra, legge l&#8217;articolo interessante, e vede:</p>
<ul>
<li>37 fan su Facebook;</li>
<li>4 follower su Twitter;</li>
<li>0 commenti, 1 quando va bene;</li>
<li>PageRank 0 (se è un utente evoluto).</li>
</ul>
<p>Cosa penserà? Che il sito non vale niente. Non ci sono visitatori, nessuno se lo fila, perché dovrei farlo io? Non dimenticare che l&#8217;uomo vive in società, e per questo cerca la riprova sociale e l&#8217;effetto branco: <strong>se lo fanno tutti lo faccio anch&#8217;io</strong>, se non lo fa nessuno meglio lasciare perdere.</p>
<p>Se lo stesso utente entrasse sullo stesso sito con duemila fan su Facebook e trenta commenti per articolo, avrebbe l&#8217;impressione di una comunità attiva e numerosa. Sarà incuriosito e leggerà i nuovi articoli, si iscriverà alla newsletter, magari diventerà fan a sua volta.</p>
<h2>Come creare il tuo personale esercito di fan</h2>
<p>Sto andando un po&#8217; a ritroso qui: sono partito dai benefici di avere dei fedeli appassionati, adesso vediamo come ottenerli.</p>
<p>Il metodo è solo uno: conversazione, conversazione, conversazione. Parla con i tuoi fan, interagisci con loro in tutte le occasioni possibili. Rispondi ai commenti e alle email, ma soprattutto stimola la conversazione. Quello che ho notato è che molti fan non ti contattano mai per svariate ragioni: magari non hanno tempo o voglia, magari pensano di infastidirti. Al massimo lasciano un commento all&#8217;articolo, e anche questo è piuttosto raro.</p>
<p>Sei quindi tu a doverti prendere carico di questo problema. Fai domande alla tua lista di email, e rispondi personalmente ad ogni messaggio che riceverai (magari con un&#8217;osservazione personale), incentiva a lasciare un commento a fine articolo, chiedi il parere di chi ti segue sui social network.</p>
<p>Questo non potrò mai sottolinearlo abbastanza: <strong>parla come se avessi di fronte un tuo amico, non come un giornalista o una grande compagnia</strong>. Su internet le persone vogliono parlare con altre persone, sono stufe della pubblicità e dei giornalisti così distaccati dai loro problemi. Parla col cuore, senza curarti di apparire professionale a tutti i costi: è controproducente.</p>
<p>Più parli con le persone più loro si ricorderanno di te, e prima o poi inizieranno a considerarti un amico con cui discutere di qualsiasi cosa.</p>
<h2>A chi serve avere una comunità attiva e numerosa</h2>
<p>Ci sono molti modi per guadagnare con un sito internet:</p>
<ul>
<li>Banner pubblicitari;</li>
<li>Promuovere prodotti altrui (affiliazione);</li>
<li>Vendere i propri prodotti.</li>
</ul>
<p>Un gruppo di fan serve solamente alla terza categoria. I banner pubblicitari vengono cliccati praticamente solo dai nuovi visitatori, e promuovere prodotti altrui significa lasciare ad altri l&#8217;onere di sviluppare il marketing.</p>
<p>Ma vendere qualcosa di proprio è più remunerativo e dà soddisfazioni decisamente maggiori. Certo è più difficile: oltre alla campagna di marketing dovrai sviluppare un prodotto degno di essere venduto. Ma io dico che ne vale ampiamente la pena.</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>Se hai in mente grandi progetti per il tuo sito internet, allora il primo passo è quello di creare una comunità che ruota attorno a te e al tuo sito. Ci vuole del tempo, e per i primi 6 mesi non vedrai alcun risultato. Ma a lungo termine lo sforzo verrà ripagato.</p>
<p>Tu credi di avere un buon seguito?<br />
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		<title>Cos&#8217;è l&#8217;In-Game Advertising e Perché Potrebbe Essere Molto Più a Portata di Mano di Quanto Credi</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 03:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Questo è un guest post di Raffaele Gaito. Raffaele è il fondatore di Mangatar, startup che si sostiene attraverso diverse forme di in-game advertising. Personalmente? Queste logiche mi hanno sempre affascinato. Oggi ci racconta di cosa si tratta, e come ha declinato e fatto fruttare queste strategie. Buona lettura! 
L&#8217;in-game ...</p><p><div style="font-size:10px">
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo è un guest post di Raffaele Gaito. Raffaele è il fondatore di Mangatar, startup che si sostiene attraverso diverse forme di in-game advertising. Personalmente? Queste logiche mi hanno sempre affascinato. Oggi ci racconta di cosa si tratta, e come ha declinato e fatto fruttare queste strategie. Buona lettura!</em> </p>
<p>L&#8217;in-game advertising è l&#8217;inserimento di annunci pubblicitari all&#8217;interno di un videogioco.</p>
<p>Questa forma pubblicitaria è spesso confusa con l&#8217;advergame. Entrame le tipologie di advertising sono legate al mondo dei videogiochi ma differiscono, sostanzialmente, nel fatto che l&#8217;in-game advertising è una forma di product placement applicata ai videogiochi mentre l&#8217;advergame è un videogioco interamente concepito per veicolare un messaggio pubblicitario.</p>
<p>Nel primo caso abbiamo una correlazione non diretta tra il videogioco e il brand mentre nel secondo, il gioco è rappresentativo del brand stesso, con evidente correlazione. Il fenomeno dell&#8217;in-game advertising è in costante crescita: secondo Wikipedia, nel 2009 la spesa in questo settore è stata di 700 milioni di dollari e arriverà a 1 miliardo di dollari nel 2014.</p>
<p>Il vantaggio dell&#8217;in-game advertising è abbastanza evidente: il banner inserito all&#8217;interno di un videogioco è un elemento discreto che permette di veicolare un messaggio in maniera estremamente mirata.</p>
<p>Nel caso particolare del web, i banner classici sono sempre più fastidiosi e meno efficaci, diventano sempre più grandi e più invadenti, con la conseguenza di infastidire l&#8217;utente durante la navigazione. Poter aggiungere uno sponsor all&#8217;interno di un gioco offre una modalità di advertising coerente e contestualizzata. Questo è vero soprattutto nei casi in cui l&#8217;ambiente equivalente, nella vita reale, prevede la presenza dello stesso tipo di sponsor. E&#8217; facile intuire che <strong>i contesti sportivi sono quelli che meglio si prestano</strong> ad ospitare questa forma pubblicitaria.</p>
<p>L&#8217;in-game advertising non è, ovviamente, tutto rose e fiori, ci sono anche dei rischi. Chiunque utilizza questa forma di pubblicità (sia dal lato inserzionista che dal lato sviluppatore) deve fare molta attenzione a non abusarne per non ottenere l&#8217;effetto opposto sul giocatore e scatenare le stesse reazioni negative che si verificano con i fastidiosi banner web. È inoltre importante mantenere un equilibrio tra il gameplay e la presenza di advertising per non distogliere eccessivamente l&#8217;attenzione del giocatore dalla trama di gioco.</p>
<p>Altro aspetto da non sottovalutare è quello legato alla scarsa misurabilità dell&#8217;efficacia di questo mezzo, soprattutto in relazione al numero di spettatori che il gioco riesce a raggiungere. Il problema sussiste, però, quasi esclusivamente per i giochi da console e PC dove i tempi di realizzazione e le modalità di distribuzione rendono difficile valutarne la popolarità finché il gioco non viene effettivamente lanciato sul mercato.</p>
<p>Ma quando ha inizio tutto questo?</p>
<h2>Breve storia dell&#8217;in-game advertising</h2>
<p>E&#8217; difficile stabilire con esattezza quando è nato l&#8217;in-game advertising.</p>
<p>Secondo wikipedia tutto ha inizio nel 1978 con il gioco Adventureland che conteneva al suo interno una pubblicità del successivo gioco <em>Pirate Adventure.</em></p>
<p>Secondo Adverlab, invece, il primo caso di in-game advertising si è verificato ben 5 anni prima, nel 1973, all&#8217;interno del gioco <em>Lunar Lander</em> dove era presente un riferimento al panino BigMac di McDonald&#8217;s. Questi primi casi spesso non vengono però considerati veri in-game advertising perché legati a particolari easter egg o a dei cameo ideati e realizzati da singoli programmatori.</p>
<p>Quello che è certo è che negli anni 80 i grossi brand presero in elevata considerazione il mezzo videoludico e ci fu il primo boom degli advergame, con la realizzazione di giochi brandizzati da parte di Pepsi, Penguin, Chupa Chups, 7up ed altri big player.</p>
<p>Il punto di svolta, in questo settore, c&#8217;è stato nel 1994 con l&#8217;inizio della fortunata serie di giochi di calcio <em>FIFA</em> della Electronic Arts. La presenza a bordo campo di cartelloni pubblicitari di famosi brand fu definito, da qualcuno, “incidental advertising” che, prima di monetizzare, aveva l&#8217;obiettivo di rendere più realistico l&#8217;ambiente di gioco: il campo doveva somigliare il più possibile a quello che l&#8217;utente era abituato a vedere in TV.</p>
<p><img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/ea-sports.jpg" alt="Cos&#039;è in-game advertising" title="ea-sports" width="668" height="468" class="aligncenter size-full wp-image-23120" /></p>
<p>La crescita esponenziale dei videogiochi (soprattutto i browser game) e dei casual gamers ha conseguentemente fatto crescere ed evolvere l&#8217;in-game advertising portando alla nascita di network pubblicitari (come Ad4game, Hitfox ed altri) che lavorano esclusivamente in questo campo. </p>
<p>E&#8217; cresciuto l&#8217;interesse anche da parte di colossi come Microsoft, che nel 2006 acquistò Massive, e Google che ha realizzato un&#8217;area ad-hoc del Google Display Network  per la pubblicità all&#8217;interno dei videogiochi. Network utilizzato, tra l&#8217;altro, da grandi nomi di quest&#8217;industria come Zynga, Konami e Playfish.</p>
<h2>Qualche esempio di in-game advertising</h2>
<p>Come è facilmente deducibile, questa forma di pubblicità si adatta alla perfezione ai videogiochi di tipo sportivo. I casi più famosi e che, sicuramente, tutti abbiamo individuato almeno una volta sono quelli di <em>Pro Evolution Soccer</em>, <em>FIFA</em>, <em>Need For Speed</em>, <em>Nascar</em>, ecc., nei quali sono presenti sullo sfondo dei cartelloni pubblicitari con noti marchi sportivi, automobilistici, di fast food e di energy drink.</p>
<p>Ovviamente non tutti i casi di in-game advertising sono legati al mondo sportivo. Altra tipologia di giochi dove questa forma pubblicitaria è ampiamente utilizzata è quella dei MMORPG. Famosi sono gli esempi di <em>City of Heroes</em> e <em>Anarchy Online</em> dove, in strada, sono presenti cartelloni pubblicitari con marchi reali.</p>
<p>Un caso a parte è invece <em>Second Life</em> che non è considerato a tutti gli effetti un videogioco ma che ha portato l&#8217;in-game advertising ad un altro livello, creando una vera e propria economia digitale alternativa basata sui Linden dollars che potevano essere poi cambiati in moneta reale.</p>
<p>Altro caso di in-game advertising fuori dagli schemi e sicuramente degno di nota è quello a sfondo politico verificatosi del 2008. Per le presidenziali americane di quell&#8217;anno furono, infatti, inseriti dei <strong>cartelloni pubblicitari di Barack Obama</strong> nel gioco di auto <em>Burnout Paradise</em> della Electronic Arts.</p>
<p>In Italia, la diffusione di questa forma pubblicitaria è iniziata da pochi anni, in corrispondenza con l&#8217;esplosione dei social game. La nascita delle prime aziende nostrane di giochi online social (quasi tutte startup) ha portato con se anche i primi casi di in-game advertising.</p>
<p>Alcuni esempi di giovani realtà della penisola che stanno testando questa forma di pubblicità all&#8217;interno di browser game sono <a href="https://apps.facebook.com/soccersquare/">SoccerSquare</a> (manageriale di calcio sviluppato da SportSquare) e <a href="http://www.mygpteam.com/">MyGPTeam</a> (manageriale di Formula 1 sviluppato da Interactive Project). A conferma di quello detto in precedenza, in entrambi i casi si tratta di videogiochi legati al mondo dello sport.</p>
<h2>Il nostro caso: Mangatar</h2>
<p><img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/mangatar.jpg" alt="Mangatar in-game advertising" title="mangatar" width="346" height="323" class="aligncenter size-full wp-image-23121" /></p>
<p>Anche noi, in mangatar, utilizziamo l&#8217;in-game advertising come forma di pubblicità.</p>
<p><a href="http://www.mangatar.net/">Mangatar</a> è un gioco di ruolo social ambientato nel vasto mondo del fumetto giapponese, il manga. Ancora in fase beta e in pieno sviluppo, uno dei suoi elementi chiave, il <a href="http://www.mangatar.net/create-your-avatar.php">generatore di avatar</a> già presenta al suo interno questa forma di advertising.</p>
<p>In mangatar, ogni utente crea i personaggi che dopo andrà ad utilizzare all&#8217;interno del gioco. E&#8217; facile intuire come l&#8217;in-game advertising venga calato all&#8217;interno di un tool per la creazione di avatar: l&#8217;inserzionista ha la possibilità di offrire al giocatore elementi per personalizzare con il proprio brand i suoi personaggi.</p>
<p>Il sistema è realizzato in maniera poco invasiva attraverso l&#8217;utilizzo di quelli che noi abbiamo chiamato “places”. Prendendo in prestito alcuni concetti dei location-based system, abbiamo infatti realizzato una serie di pagine tematiche all&#8217;interno delle quali il giocatore deve fare “check-in” per accedere ad ulteriori elementi per personalizzare i suoi avatar. Queste pagine possono essere legate ad un luogo fisico, un evento, un tema e, nel caso degli inserzionisti, ad un brand.</p>
<p>Il vantaggio, ancora una volta, è doppio: il giocatore ne ricava un maggior numero di elementi di personalizzazione e la possibilità di creare “avatar griffati”; l&#8217;inserzionista veicola il suo messaggio pubblicitario in maniera contestuale e non invasiva, coinvolgendo emotivamente il giocatore e facendo di ogni avatar un testimonial.</p>
<p>Qual è la tua opinione sull&#8217;in-game advertising?</p>
<p>Se guardiamo ai social network come terreno fertile, il panorama sembra davvero roseo anche su investimenti molto più contenuti e accessibili per piccole startup. Che ne pensi?</p>
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		<title>Diventare uno Scrittore di Successo? Se Hai Scritto un Buon Libro, Ecco il Metodo Migliore</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 03:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Questo è un guest post di Emanuele Properzi. Ho avuto modo di valutare in anteprima il suo ultimo progetto, chiamato BESTSELLER COURSE (sì, tutto maiuscolo) e l&#8217;ho trovato decisamente interessante. Soprattutto per la passione che da tempo Emanuele riversa nello studio delle tecniche di promozione libraria. Ah, le iscrizioni al ...</p><p><div style="font-size:10px">
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo è un guest post di Emanuele Properzi. Ho avuto modo di valutare in anteprima il suo ultimo progetto, chiamato BESTSELLER COURSE (sì, tutto maiuscolo) e l&#8217;ho trovato decisamente interessante. Soprattutto per la passione che da tempo Emanuele riversa nello studio delle tecniche di promozione libraria. Ah, le iscrizioni al suo corso terminano a 50. Buona lettura!</em></p>
<p>Dopo due anni di confronti con decine di scrittori, intensi studi e numerose prove <em>sul campo</em>, sono arrivato a una conclusione che ti farà storcere la bocca.</p>
<p>Una premessa: non sto a scrivere sul portale di Francesco per lanciare provocazioni, ma sono qui solo per condividere in modo trasparente e oggettivo il mio pensiero.</p>
<p>La conclusione cui sono giunto dopo tutto il lavoro che ho svolto, è che se un autore ha scritto un buon libro, che abbia contenuti attuali, originali e scorrevoli (pubblicato sia con una casa editrice sia col self publishing), che è presentato in un formato accettabile ed è sufficientemente distribuito, il numero di copie che può vendere di tale libro è linearmente dipendente dalla qualità e dalla durata del marketing che verrà fatto (sia per l&#8217;autopromozione che per il marketing affidato a terzi), a patto che il marketing sia “di un certo tipo”.</p>
<p>Ogni editore, agente letterario, esperto editoriale avrebbe voglia ora di prendermi a calci, ma io non ho paura di esprimere la mia opinione, seppur ammetto che è rivoluzionaria.</p>
<h2>Una tesi rivoluzionaria, che tutti prenderebbero a calci</h2>
<p>Ciò che noi tutti conosciamo è il ciclo di vita di un libro, che parte dal lancio dello stesso, seguito da un picco di vendite iniziale, da un periodo di mantenimento dei risultati di mercato e poi da un inesorabile calo del desiderio dei potenziali lettori di acquistare il libro in questione. Sembra che questo sia l&#8217;ineluttabile destino di tutti i libri.</p>
<p>Eppure ci sono casi editoriali che sfuggono da queste legge, ci sono libri che sembrano resuscitare dal nulla e dopo anni passati in dimenticatoio svettano nelle classifiche di vendita. Quali sono le dinamiche che stabiliscono questi anomali flussi editoriali?<br />
La natura di queste dinamiche è pressoché sconosciuta.</p>
<p>In Italia da indagini ISTAT solo una persona su tre legge più di tre libri all&#8217;anno.<br />
Un libro non è quindi un pezzo di pane, non è un bene consumato da tutti, ma solo da un piccola fetta del potenziale mercato.</p>
<p>In Italia si pubblicano decine di migliaia di nuovi titoli all&#8217;anno, gli autori che si autopubblicano sono in forte crescita così come le case editrici che godono dell&#8217;abbattimento dei costi derivato dall&#8217;avvento del digitale e la pubblicazione di ebook sta letteralmente volando.</p>
<p>Ma che razza di mercato è mai questo? Non è così assurdo sostenere che ci sono più autori che lettori, no: non è così assurdo.</p>
<p>L&#8217;assioma rivoluzionario che funge da preambolo a questo post (più marketing “di un certo tipo” con un buon libro = sempre più vendite), sembra infrangersi fragorosamente se contestualizzato all&#8217;interno delle statistiche che caratterizzano un mercato così follemente sbilanciato.</p>
<h2>Il paradosso del fiume di concorrenza omologata che favorisce anziché affogare</h2>
<p>Eppure sono qua a scriverti che paradossalmente questo scenario editoriale avvilente per chi cerca di emergere con il proprio libro, favorisce ancora più un autore che riesce a distinguersi con un marketing di “un certo tipo”.</p>
<p>In un breve post non riuscirò di sicuro a difendere esaustivamente la mia tesi, per questo motivo che ho costruito un corso costituito da più di 300 pagine (BESTSELLER COURSE), ma ora voglio darti comunque alcuni spunti di riflessione.</p>
<p><img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/promozione-ebook-strategia.jpg" alt="Come promuovere un libro in rete?" title="promozione-ebook-strategia" width="668" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-22273" /></p>
<p>Supponi che ci siano 70.000 nuovi autori ogni anno in Italia. Realisticamente gran parte della case editrici che tipo di promozione possono fare ai propri libri sapendo che nel breve ne pubblicheranno altri, che nello stesso periodo in cui ne lanciano uno, altre 100 case editrici ne lanciano un altro dello stesso genere? Possono fare realisticamente un marketing a breve termine, solitamente al  massimo a 6/8 mesi. Altrimenti lasciano il libro al suo destino e se va&#8230; va.</p>
<p>70.000 nuovi titoli all&#8217;anno significa omologazione totale, appiattimento delle proposte e uguaglianza statistica di successo rivolta ovviamente verso le probabilità più basse.</p>
<p>In 6 mesi un buon libro non ha il tempo fisiologico per innescare un passaparola accettabile, tanto più con una concorrenza oceanica, spietata e frenetica come quella di oggi.</p>
<p>Non conosco autori che fanno piani marketing a 2 anni, ma conosco tanti autori che hanno fermato di promuoversi sul più bello, cioè quando hanno piantato alcuni semi che stavano per germogliare.</p>
<h2>Ma come deve essere un marketing di “un certo tipo” che abbatte i cicli di vita?</h2>
<p>Qual è il marketing di “un certo tipo” che secondo me permette di vendere libri in modo linearmente crescente?</p>
<p>Ti rispondo in modo molto sommario&#8230; è un marketing che si basa su un piano a lungo termine (2 anni), che è gestito dall&#8217;autore adottando un “certo metodo”, che si distingue fortemente dalla smisurata omologazione editoriale, e in cui l&#8217;autore assume un ruolo responsabile e determinato di “fulcro sociale”.</p>
<p>Fulcro sociale?</p>
<p>Non ci vuole tanto lavoro per promuovere il proprio libro per farne un successo, ci vuole più che altro tanta consapevolezza. Un autore, nel momento in cui capisce, che ciò che serve per tramutare il libro in un successo è saper crearsi tante e strategiche relazioni, allora ecco come l&#8217;autore diventa il fulcro sociale del suo progetto editoriale.</p>
<p>Quasi nessuno dei 70000 nuovi autori di ogni anno ragiona in questo modo mentre sta promuovendo il proprio libro. Quasi nessuno fa un piano marketing a 2 anni, o un programma per individuare da subito un elenco di relazioni strategiche per la crescita del libro, dagli opinion leader agli sponsor, dai giornalisti alle persone chiave come organizzatori di eventi, speaker radiofonici, presentatori televisivi etc.</p>
<p>Quasi tutti dei 70000 autori che tentano di promuoversi credono che pubblicando il link di IBS sulla propria bacheca di Facebook, mandando qualche email agli amici, facendo una presentazione dopo essersi raccomandati a qualche conoscente, possano provare a sfondare. Ma così non si arriva da nessuna parte.</p>
<h2>Hai venduto il tuo libro ai tuoi amici e parenti pensando di innescare il passaparola?</h2>
<p>Come non si arriva da nessuna parte promuovendo il proprio libro ai parenti e conoscenti, che a loro volta, se faranno il passaparola, proporranno il tuo libro alle stesse persone cui lo hai fatto tu, perché tutti quanti (tu, parenti e conoscenti) appartenete allo stesso circolo sociale!</p>
<p>Quando un autore capisce che il suo libro lo deve proporre a sconosciuti, allora la sua promozione salirà di livello, perché solo così si potranno sverginare col passaparola nuovi circoli sociali rinnovando e rimpolpando il bacino dei suoi potenziali lettori.</p>
<p>Nel mio corso BESTSELLER COURSE descrivo nel Modulo 2 come individuare le “Cerchie” del proprio libro, ovvero delle classi di potenziali lettori che hanno interessi in tema con argomenti e aspetti specifici cui un libro può essere associato.</p>
<p>Partendo da queste Cerchie si può sviluppare un marketing che abbatterà il ciclo di vita di un libro, perché andrà ad agire sui desideri delle persone che non crescono e salgono come la repentinità di un ciclo di vita librario, ma sono lì, a volte in perenne attesa di essere esauditi, magari con un libro.</p>
<p>Un libro che viene proposto facendo leva sui desideri delle persone può quindi rivolgersi anche al <em>mercato dei non lettori.</em></p>
<h2>La chiave? Relazioni, sinergie, responsabilità, investimento nell&#8217;era dei social network</h2>
<p>Nel momento in cui un autore raggiunge la consapevolezza che effettuerà il marketing più incisivo sviluppando relazioni ad hoc, allora dopo un po&#8217; si renderà conto quanto è fortunato perché sta vivendo nell&#8217;era dei social network, e, se conosce il metodo giusto, creare delle relazioni costruttive è oggi veramente agevole grazie a tali reti virtuali.</p>
<p>Non c&#8217;è limite temporale a sollecitare le Cerchie, non ci sono limiti per crearsi relazioni, non c&#8217;è limite a migliorare il proprio know-how su come ottenere sempre di più dalle relazioni, non c&#8217;è limite a massimizzare i risultati promozionali che scaturiscono da sinergie ad hoc tra le reti sociali offline e online, non c&#8217;è limite a sfruttare a proprio favore una distinzione netta a livello marketing nell&#8217;omologazione uniforme di uno ampissimo scenario editoriale.</p>
<p>Per questo che sono convinto che se un autore intendesse investire su se stesso nella formazione e nell&#8217;azione susseguente alla formazione, potrebbe plausibilmente ottenere in un progetto a lungo termine, i risultati cui aspira e di cui ne sarà il principale artefice.</p>
<p>A tal proposito, se ami scrivere, ti propongo il mio corso BESTSELLER COURSE, unico nel suo genere, in cui lancio la sfida di acquisire la formazione necessaria per emergere nel mondo editoriale, anche se non hai esperienza di marketing.</p>
<h2>Cosa ne pensi della mia discutibile tesi?</h2>
<p>Tre anni fa, con una valanga di esperienza in meno di oggi, lanciai il mio romanzo online e più di 6000 persone lo scaricarono. Il mio sito ScrittoreVincente.com è stato di ispirazione per DeViola che ha creato il caso editoriale online dell&#8217;anno nel 2010 e poi nel 2011 ho seguito in prima persona la promozione editoriale di un autore sconosciuto (Arpetti) e che sta tramutando il proprio libro in un film che sarà girato da un noto regista italiano.</p>
<p>BESTSELLER COURSE sarà online ancora per pochi giorni e mi rivolgo a un pubblico piccolo di soli 50 iscritti. Non ho intenzione di diffondere queste strategie a tutti, è mio obiettivo creare un piccolo gruppo di futuri casi editoriali.</p>
<p>Cosa ne pensi della mia tesi sui cicli editoriali, avresti voglia di prenderla a calci oppure vorresti approfondire?</p>
<p>Ti ringrazio per il tuo tempo! <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 04:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>
Una domanda: il modello di business promosso da App Store (ed eventuali concorrenti) può ormai considerarsi un&#8217;avvisaglia di un panorama che sta cambiando, lentamente, anche in segmenti limitrofi e più coriacei?
È quello che Alberto Baracchi mi ha chiesto qualche giorno fa su Facebook.
Il ragionamento parte dal post di Mirko, in cui ...</p><p><div style="font-size:10px">
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<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
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<p>Una domanda: il modello di business promosso da App Store (ed eventuali concorrenti) può ormai considerarsi un&#8217;avvisaglia di un panorama che sta cambiando, lentamente, anche in segmenti limitrofi e più coriacei?</p>
<p>È quello che Alberto Baracchi <a href="http://www.facebook.com/francesco.gavello/posts/174167919272666">mi ha chiesto qualche giorno fa</a> su Facebook.</p>
<p>Il ragionamento parte dal <a href="http://www.mirkosoffia.it/2010/06/02/pagheresti-2-euro-per-rispondere-alla-domanda-a-cosa-stai-pensando/">post di Mirko</a>, in cui provocatoriamente si chiede: <em>&#8220;Pagheresti 2 euro per aggiornare il tuo stato su Facebook?&#8221;</em></p>
<p><span id="more-18467"></span></p>
<p>Di paywall, accessi flat e contenuti (free)premium si è discusso parecchio in passato.</p>
<p>La risposta, secondo Mirko, è affermativa. Se si sta consolidando una prassi -quella del pagare n-euro per scaricare un&#8217;app dallo store di Apple- <strong>non siamo poi così distanti quanto crediamo dal poter chiedere altrettanti euro per far accedere i lettori ai nostri contenuti.</strong></p>
<p>Oppure no?</p>
<p>Sarà, ma io ho ancora qualche dubbio.</p>
<h2>Percezione del valore</h2>
<p>E non solo perché i dati confermano che <a href="http://blogs.independent.co.uk/2010/11/02/the-times-paywall-the-verdict/">esperimenti del genere</a>, anche su larga scala, non sembrano godere dei risultati sperati. È più il fatto che, semplicemente, credo che il valore venga percepito nei due casi in maniera diversa.</p>
<p>Da un lato c&#8217;è l&#8217;App Store che ti propone qualcosa del tipo: <em>&#8220;Pagami adesso 0,79 euro e, scaricata l&#8217;app, utilizzala come ti pare per accedere per sempre al contenuto a cui fa riferimento&#8221;</em>. Dall&#8217;altro una (ipotetica) proposta da parte di un editore: <em>&#8220;Pagami 0,79 euro per accedere per una settimana al mio network. O per acquistare un pacchetto da n-aggiornamenti di stato.&#8221;</em></p>
<p>Due proposte niente affatto equivalenti.</p>
<p>Nel primo caso l&#8217;utente è messo nelle condizioni di <strong>considerare l&#8217;app come qualcosa di cui acquista la proprietà</strong> (anche se burocraticamente non è esattamente così). Concetto con il quale tuttavia siamo molto più familiari e con cui prendiamo confidenza nel momento in cui acquistiamo una rivista o un album. Paghiamo per poter disporre liberamente e senza vincoli di ciò che abbiamo acquistato.</p>
<p>Nel secondo caso si presuppone nell&#8217;utente una consapevolezza ben superiore. <strong>Si vende un accesso, una potenzialità.</strong> Lontano dall&#8217;acquisto occasionale, il pagare per l&#8217;accesso a un network o anche solo per aggiornare il proprio stato presuppone un utilizzo molto più maturo del mezzo. Una scelta che pondera ritorni, investimenti, impegno da dedicarci.</p>
<p>Tagliando fuori in un istante, nel secondo caso, tutti gli utilizzatori occasionali o semplici appassionati che non traggano dal mezzo guadagni diretti o indiretti. E non è una situazione che auspicherei di vedere concretizzata.</p>
<h2>Che ne pensi?</h2>
<p>Davvero il modello di business dell&#8217;App Store è stato in grado di mutare la percezione del &#8220;pagare per accedere&#8221;? O si è trattato (semplicemente, ma non troppo) delle meccaniche che già conosciamo e che nulla hanno mutato nella considerazione da parte dell&#8217;utenza della necessità di pagare una certa flat mensile per accedere a dei contenuti online?</p>
<p>foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/8078381@N03/2827005993/">pareeerica</a></p>
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		<title>Dovresti Pagare per la Tua Pubblicità?</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 04:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Monetizzare Contenuti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
Non sempre.
Almeno, è questo ciò che Brian Clark (al secolo Copyblogger) afferma in un recente articolo.
Quante volte abbiamo scritto che i buoni contenuti viaggiano spesso per vie virali in maniera assolutamente gratuita (e, ci aggiungerei anche, autonoma e imprevedibile)? E allora, se questi viaggiano senza spendere un centesimo, perché chi ...</p><p><div style="font-size:10px">
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<p>Non sempre.</p>
<p>Almeno, è questo ciò che Brian Clark (al secolo Copyblogger) afferma <a href="http://www.copyblogger.com/online-advertising/">in un recente articolo.</a></p>
<p>Quante volte abbiamo scritto che i buoni contenuti viaggiano spesso per vie virali in maniera assolutamente gratuita (e, ci aggiungerei anche, autonoma e imprevedibile)? E allora, se questi viaggiano senza spendere un centesimo, perché chi si trova agli inizi del proprio percorso dovrebbe ancora spendere in advertising?</p>
<p>Perché non concentrarsi, in quel preciso momento, sul creare contenuti assolutamente fantastici e rimandare il budget per le campagne pubblicitarie un po&#8217; più in là?</p>
<p><span id="more-18035"></span></p>
<p>Se riassumiamo un&#8217;attività di marketing &#8220;standard&#8221; in tre step:</p>
<ul>
<li>1. Qualche tipo di pubblicità verso un sito web</li>
<li>2. Una landing page ben scritta</li>
<li>3. Un ottimo prodotto da distribuire</li>
</ul>
<p>&#8230;perché allora non rendere i contenuti <strong>i soli responsabili di quel primo step promozionale?</strong></p>
<p>È ciò che gli utenti stanno già cercando <em>in primis.</em> O sbaglio?<br />
Ottimi contenuti, risorse, punti di riferimento che soddisfino il proprio problema.</p>
<p>Se ci pensi, <em>al minuto zero</em> il tuo progetto merita sì visibilità, ma <strong>visibilità di quella buona, genuina, autorevole.</strong> Spendere un migliaio di euro per una campagna banner non farà altro che portare utenti sul tuo sito. E lasciarli a loro stessi, incerti se proseguire o meno a leggere la tua landing page. Incerti di cosa potranno trovare all&#8217;interno. Non dirà cioè nulla di realmente appetibile su di te.</p>
<p>Certo, in un mondo perfetto sarebbe ottimo avere entrambi: concentrare un paio di mesi del proprio team nella stesura di contenuti di enorme valore e poi spingerli, da un lato in maniera virale (mirata, precisa), dall&#8217;altro con un&#8217;adeguata campagna pubblicitaria.</p>
<p>Ma forse questo è uno step successivo.<br />
Che non tutti possono mettere in pratica.</p>
<p>Per gli altri -e nei primi tempi- i contenuti possono sostituire le campagne di avertising?</p>
<p><div style="font-size:10px">
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		<title>Guadagnare con un Blog è Possibile Solo Scrivendo di Come Guadagnare con un Blog?</title>
		<link>http://francescogavello.it/guadagnare-nicchia-blog</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 03:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Monetizzare Contenuti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
Direttamente dal mio feed reader, oggi vorrei condividere con te una piccola, spesso discussa questione. Una di quelle che tornano -un po&#8217; come la morte dei blog- ciclicamente a galla, pronte a generare nuovo prevedibile buzz.
Ti sarai chiesto almeno una volta:
Per guadagnare con il mio blog devo necessariamente
parlare di come ...</p><p><div style="font-size:10px">
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<p>Direttamente dal mio feed reader, oggi vorrei condividere con te una <a href="http://www.problogger.net/archives/2010/01/09/do-make-money-online-tips-only-work-on-blogs-about-making-money-online/">piccola</a>, <a href="http://www.viperchill.com/probably-never-read/">spesso discussa</a> questione. Una di quelle che tornano -un po&#8217; come <a href="http://magazine.liquida.it/2010/03/25/morte-dei-blog-allarme-rientrato/">la morte dei blog</a>- ciclicamente a galla, pronte a generare nuovo prevedibile buzz.</p>
<p>Ti sarai chiesto almeno una volta:</p>
<blockquote><p>Per guadagnare con il mio blog devo necessariamente<br />
parlare di come guadagnare con un blog?</p></blockquote>
<p>A meno che tu non abbia cominciato a scrivere giusto ieri, probabilmente avrai notato come la maggior parte dei blogger che dichiarano di guadagnare tramite loro pagine sembrino appartenere tutti&#8230; proprio alla nicchia del guadagnare online.</p>
<p>Sai, consigli di marketing, articoli del tipo &#8220;come guadagnare con&#8221;, &#8220;compra il mio report&#8221; e via discorrendo.</p>
<p>Cosa c&#8217;è di strano? Niente, quando i contenuti ci sono e sono di qualità.</p>
<p>Solo, sembra non esista -stando anche alle belle sommette dichiarate di tanto in tanto- altro modo di <strong>ottenere un rientro senza toccare l&#8217;argomento &#8220;soldi, marketing e monetizzazione dei contenuti&#8221;</strong> in maniera diretta.</p>
<p>Tutti i tuoi sogni sono dunque destinati ad infrangersi?<br />
Nessuna speranza quindi per quel blog di viaggi che tanto desideravi portare in alto?</p>
<p><span id="more-14836"></span></p>
<h2>Money Honey</h2>
<p>La risposta in breve: <strong>&#8220;No, al contrario!&#8221;</strong></p>
<p>La risposta estesa trova spazio di seguito. <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Forse sarebbe il caso di far ricadere la questione all&#8217;interno di quei <a href="http://francescogavello.it/i-falsi-miti-del-blogging-fingi-finche-non-ottieni">falsi miti</a> che spesso circondano la blogosfera.</p>
<p>Sicuramente esistono un sacco di persone che hanno fatto (e continuano a fare) una discreta fortuna proponendosi come punto di riferimento per la nicchia del guadagnare online. </p>
<p>Blog che hanno tratto il loro guadagno più grande dall&#8217;aver conquistato una posizione rilevante nel loro settore, quando ancora i competitors erano pochi. E dall&#8217;aver lottato giorno dopo giorno per mantenerla, questa posizione, a suon di contenuti di prim&#8217;ordine.</p>
<p>A loro, <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kudos">kudos</a></em>, giusto per rispolverare un termine geek.</p>
<p>Ma al di là di queste affermate realtà -chi non conosce oramai capisaldi come <a href="http://www.alverde.net/blog/">AlVerde</a> o <a href="http://www.masternewmedia.org/it/">MasterNewMedia</a>?- è bene sapere che si possono scoprire altrettanto numerosi e affermati esempi che nulla condividono con la nicchia in questione.</p>
<p><strong>Casi di successo che, solo, sono dannatamente più difficili da trovare</strong> nel cosiddetto <em>giorno zero</em>, quando il novello blogger decide che &#8220;è giunta ora di guadagnare online&#8221;.</p>
<p>Difficili da trovare e da identificare:</p>
<ul>
<li>Perché mantengono un profilo molto basso</li>
<li>Perché non hanno intenzione di raccontare agli altri la loro storia</li>
<li>Perché non hanno intenzione di alterare un equilibrio delicato</li>
<li>Perché risultano schiacciati da mille altri blog che raccontano &#8220;il solo e vero metodo&#8221; riguardo al guadagnare online</li>
</ul>
<p>Ma non significa per questo che non esistano.</p>
<p>Tutto ciò unito al fatto che spesso la monetizzazione è trasversale ai contenuti presentati -un workshop, un eBook, collaborazioni con realtà sul territorio- rende evidente che <strong>l&#8217;apparente monetizzazione diretta non è il solo indice (nè il più affidabile) per capire chi effettivamente stia ricavando profitti dalla propria passione.<br />
</strong><br />
Poi certo, si potrebbero scrivere pagine e pagine sul come tentare di guadagnare con un blog sia molto più che una serie di operazioni meccaniche da compiere, che nessuno possa rivelarti la giusta formula per fare soldi con la tua passione ma che dovresti invece essere tu a cogliere la giusta scintilla con cui rendere ciò che scrivi una forma di sostentamento.</p>
<p>Ma questa, come si suol dire, è un&#8217;altra storia. <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Che ne pensi?<br />
È possibile trovare fortuna in altre nicchie?</p>
<p>Forse tu stesso (senza voler entrare troppo nel dettaglio) riesci ad ottenere discrete <em>soddisfazioni</em> in altri particolari ambiti? In caso positivo, sarei davvero felice se mi raccontassi la tua esperienza! <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><div style="font-size:10px">
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<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
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