Call-To-Action che Funzionano

So Call Me Maybe

scritto da Francesco Gavello [+] il 13 novembre 2012 | 7 Commenti in: Scrivere Contenuti

Come migliorare una call-to-action

Il fatto è che molte call-to-action che si vedono in giro non funzionano come dovrebbero.

Semplicemente non funzionano.

Così bombardati ogni giorno di informazioni e stimoli, siamo diventati parecchio bravi nel classico gioco del “sospetta & rimanda”, trovando sempre ottime scuse per non compiere l’ennesimo “click qui”.

Se ricordi, qualche tempo fa scrivevo di come un banale “Click Here” potesse non essere sempre tutto ciò di cui avessero bisogno le tue campagne DEM.

Certo, qualcosa di così perentorio può ancora funzionare. Se adeguatamente supportato, nel testo che lo circondi, da ulteriori motivazioni.

Può ancora funzionare se il solito Clicca Qui arriva al momento giusto nella tua pagina, dopo che un’attenta serie di spunti e riflessioni hanno messo in moto gli ingranaggi nella mente del lettore.
Se arriva, insomma, con cognizione di causa e tanti test a supporto.

Ma spesso, soprattutto quando si è alle prime armi, non si arriva a tanto.
Per semplicità e per velocità, diamo per assodato che quel Clicca Qui a fondo pagina sia il massimo che possiamo raggiungere come stimolo.

E continuando quindi a variare tutto ciò che ci sta intorno (testi, immagini, grassetti, colori), non ci accorgiamo dell’ingrato compito che vi abbiamo affibbiato, a quella povera -e fondamentale- chiamata all’azione.

Come rimediare? :)

Punti di vista

Il fatto è che una call-to-action, per funzionare, dovrebbe rispondere ad alcune precise caratteristiche.

Dovrebbe essere concisa. Asciutta. E contestualizzata, aggiungerei. Memorabile? sicuramente. In grado insomma di far accendere la classica lampadina senza far dubitare l’utente di ciò che troverà dall’altra parte del click.

Per funzionare deve, in buona sostanza, riuscire spostare il focus da chi scrive verso chi legge.

Tutto qui? Oh, sì.
Qualche esempio?

  • (nel promuovere una newsletter di cucina) “Iscriviti” diventa “Scopri come cucinare i macarons”
  • (in sidebar, sul tuo blog) “Iscriviti al feed” diventa “Sfoglia i contenuti in Google Reader”
  • (nel promuovere la vendita di un corso in aula) “Contattaci” diventa “Ricevi ulteriori informazioni”
  • (come sopra ma in versione #2) “Contattaci” diventa “Scopri le promozioni in corso”
  • (nel promuovere un infoprodotto) “Clicca qui” diventa “Impara a disegnare a mano libera”
  • (nel promuovere un servizio di consulenza) “Contattami” diventa “Ricevi un preventivo su misura”
  • (in header o nel footer) “Chiamaci” diventa “Parla ora con il supporto tecnico”

E così via.

Spostare il focus da ciò che noi otteniamo grazie al contatto verso ciò che l’utente riceverà grazie all’azione che sta per intraprendere è la chiave per costruire call-to-action che semplicemente …funzionano.

Èd è anche un buon modo di concepire i propri testi, se proprio vogliamo dirla tutta.

Per estensione, non è il solo Clicca Qui a venire rimesso in gioco. Lo è anche la nutrita schiera di Iscriviti, Seguimi e Contattami, i quali possono essere girati a seconda dei casi nelle loro corrispettive gratificazioni per l’utente.

Ricevi, Ottieni, Scarica, Impara sono tutti termini molto più precisi, estremamente a portata di mano e contestualizzati tanto per una squeeze page quanto per una vera e propria landing. O perché no, semplicemente per testare qualcosa di nuovo in sidebar o sulla homepage di un nuovo prodotto ad-hoc.

Spesso, clicca qui è la soluzione più ovvia. È la strada più praticata.
Lo uso anch’io? Certo che sì. Funziona davvero? A volte.

Testare nuove call-to-action che finalmente valorizzino il risultato per l’utente può dare esiti inaspettati. Perché non provare?

foto: @Lasse Kristensen – Fotolia.it

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7 Commenti

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  1. Daniele ha detto:

    Hai ragione, non ci avevo pensato. Devo pensare ad alcune che ho scritto io e modificarle ;)
    Anche perché è pieno il web di “iscriviti”, “clicca” e via dicendo. Bisogna anche variare per conquistare la curiosità del lettore.

    Rispondi
  2. [...] Call-To-Action che Funzionano [...]

    Rispondi
  3. Marco ha detto:

    Immagino che quando hai detto che “Clicca qui” diventa “Impara a disegnare a mano libera” tu ti riferissi a un bottone che porta alla pagina del corso di disegno. In tal caso sono d’accordo.
    E quando si tratta proprio del pulsante di acquisto di un prodotto? “Acquista” o “Procedi all’acquisto” cosa potrebbe diventare?
    Forse la cosa migliore è farlo diventare “Acquista [nome del prodotto]“.
    Certo non “Acquista [nome del prodotto] e impara a [abilità da acquisire grazie al prodotto]“, perché un bottone con troppe scritte non va bene.

    Rispondi
  4. Antonio Cicirelli ha detto:

    Se spostassimo un attimo il focus sulle call to action di un e-commerce, quali sono secondo voi più efficaci?

    - Aggiungi al carrello (il classico evergreen)
    - Aquista
    - Compralo subito
    - Aquista ora
    - Approfittane subito

    Questi sono solo alcuni esempi che si incontrano sui portali di commercio elettronico e mi piacerebbe avere una vostra opinione sull’efficacia di queste o altre call to action che possano migliorare i tassi di conversione di un ecommerce.

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  5. roberto ha detto:

    Giusto! E a pensarci su sono io il primo che spesso evito il “clicca qui”…e poi come scrive Daniele lo inserisco in alcuni miei post :-) .
    Anche l’ovvio se messo sotto una luce diversa acquista un valore maggiore.C’è sempre qualcosa da imparare in ogni tuo articolo.

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  6. claudio ha detto:

    Hai ragione quando dici che spostare il focus dei testi verso ciò che l’utente riceverà grazie all’azione è un buon modo di concepire i testi in genere e non solo le call-to-action.
    Penso che chi non l’ha ancora fatto dovrebbe scrivere i testi web proprio secondo questa ottica.

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  7. Giovanni Villani ha detto:

    Post interessante. Per quanto la prospettiva sia semplice non è affatto scontata. Facendo un rapido controllo sui miei call-to-action mi sono accorto di aver commesso molti errori in questo senso. Il tuo post è chiaro nell’identificare sia il problema che la soluzione.
    Grazie.

    Rispondi

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