Di Barbari e Relazioni Umane

Brand ambassador stipendiati

scritto da Francesco Gavello [+] il 07 marzo 2013 | Lascia un commento in: Ispirazioni

Come usare i social network all'interno di un'azienda

Sandy per SocialMediaToday rappresenta con una similitudine davvero efficace il pericolo che corrono tanti brand sui social media.

Checché se ne dica (e a dispetto delle prove provate) essere presenti sui social per molte aziende è ancora estremamente complicato. Abituati da anni di marketing tradizionale, imparare a gestire un canale biunivoco con i propri clienti è stato uno sforzo notevole.

E poi, voilà. Superato questo primo scoglio, gli utenti hanno imparato a relazionarsi con il brand in maniera più profonda, finendo come prevedibile per identificare qualunque loro contatto più o meno legato al brand con il brand stesso.

I barbari sono dentro le mura. Fantastico.

È umanamente comprensibile, dopotutto. Quelli in ufficio promuovono l’azienda sui social sono spesso identificati da un preciso reparto o team di lavoro, mentre tutti gli altri continuano indisturbati a lavorare e agire in maniera più o meno libera in rete.

Domanda.

Qual è la persona più importante per il tuo brand?

Il genio del reparto marketing?
Il consulente web?
Il CEO con la visione ispiratrice?

Ma figuriamoci.
La persona più importante per il tuo brand è il tuo cliente. :)

E al tuo cliente importa poco se durante una crisi d’immagine il suo contatto diretto con l’azienda -l’amico incrociato su LinkedIn- non sa che pesci pigliare, o peggio ancora agisce in modo controproducente perché completamente all’oscuro di tutto.

La fa facile, Sandy, dicendo di rendere ogni proprio collaboratore un ambasciatore. Consigliando di sforzarsi di impiegare i più anziani e scafati per formare i nuovi, e modellare i loro comportamenti sui social in modo che riflettano la realtà aziendale per la quale lavorano. Che se male non fa, ci aggiungo io, nel migliore dei casi è tanto di guadagnato come spinta promozionale.

Ma questo apre un discorso più ampio.

Davvero negli anni d’oro dei social media si può ancora fare distinzione tra profilo privato e profilo aziendale? Io, da libero professionista, non colgo più questa mancanza poichè io sono l’azienda e l’azienda sono io.

Ma un dipendente dovrà mai essere tenuto a freno in tal senso? O per contrastare i “barbari dentro le mura” l’unica arma sarà imparare a identificarsi con la propria azienda in qualunque contesto (e sperare in bene)?

I social media, la rete in senso più ampio, fluidificano ma non cambiano di una virgola le relazioni umane. Forse, era quello che sarebbe naturalmente dovuto succedere.

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