Ad.ly – Ovvero i Tweet Sponsorizzati dalle Celebrità

Un modello in grado di reggere?

scritto da Francesco Gavello [+] il 30 settembre 2009 | 10 Commenti in: Monetizzare Contenuti | Social Media

ad.ly

Si è fatto un gran parlare nell’ultima settimana (tranne in Italia e capirai dopo perché) di Ad.ly, l’ultimo nuovo tentativo di spremere soldi da Twitter.

Solo che questa volta sembra che l’idea sia leggermente diversa.
Forse anche un pelino più valida dei disastrosi tentativi precedenti (Magpie su tutti).

Ad.ly basa la sua meccanica sull’assunto più semplice del mondo: se riesci a generare “buzz” intorno a ciò che fai, hai del valore potenzialmente monetizzabile. Punto.

Su Twitter, ce ne sono parecchi di utenti in grado di generare buzz. Utenti che hanno macinato nel tempo migliaia e migliaia di follower (centinaia di migliaia) per i motivi più disparati.

Alcuni di essi, già Very Important Person nella vita di tutti i giorni, non hanno poi dovuto fare altro che annunciare l’iscrizione al pennuto per vedere i propri fan espandersi a macchia d’olio verso l’ennesimo modo per rimanere in contatto con i propri beniamini. Ricordi la questione Oprah?

Che fare dunque di tutta questa popolarità? Come legarla con il desiderio sempre più impellente dei brand di raggiungere i loro target passando attraverso canali autorevoli e riconosciuti?

Come funziona?

Quello che Ad.ly propone è un “semplice” modello di monetizzazione basato su tweet sponsorizzati, sufficientemente flessibile da poter essere davvero preso in considerazione.

Rapido esempio di funzionamento.

Quando il “Big Brand X” decide di promuovere un prodotto, tutto ciò che deve fare è navigare tra le celebrità iscritte ad Ad.ly e contattare quella più affine al target e al messaggio da comprendere. Quando (e se) la celebrità accetta la campagna, questa propone un esempio di creatività al brand. Non un dettaglio da quattro soldi se si considerano le possibili stonature o la perdita di credibilità derivanti da un tweet scritto da terzi e nella maggior parte dei casi totalmente estraneo allo stile dell’utente.

Una volta conclusa la trattativa la campagna viene finalmente avviata e una singola volta al giorno per 7 giorni il tweet sponsorizzato viene diffuso ai follower. Completano la torta un modello di tracking dettagliato così che entrambe le parti possano stabilirne l’efficacia durante e dopo il suo svolgimento.

La batteria di pentole fondo fuso alto un centimetro…

C’è da dire che per meccanica e strumenti a disposizione il modello di Ad.ly è sicuramente molto ben pensato rispetto al semplice “clicca qui per sparare pubblicità ai tuoi contatti e guadagnare una miseria ogni mese”. L’utente può accettare o rifiutare campagne in piena autonomia -mantenendo così coerente la proposta di contenuti verso i propri follower- così come mantenere pieno controllo della creatività della campagna.

Tre questioni però sorgono all’orizzonte:

  • Quale reazione potranno avere i follower nel vedere la loro amata twitter-star recapitare loro messaggi pubblicitari? Si romperà la magia della comunicazione informale per fare posto, tra un tweet e l’altro, alla più classica delle pause pubblicitarie dove il VIP tenta di vendere il set di pentole o la trapunta sfoderabile?
  • Cosa penseranno, ancora, i sopracitati follower quando vedranno le più grandi celebrità di twitter disposte a sponsorizzare i propri tweet per “arrotondare qualche dollaro in più” (ok, molti dollari in più), quando tecnicamente proprio grazie a loro dovrebbero già averne a palate?
  • Terza, tragica domanda: funzionerà davvero? La Twittersfera si è sempre considerata restia nel dare fiducia a qualsiasi cosa sapesse di artificiale e controllato. Che i tweet possano essere concordati prima di tutto con la star in questione è cosa buona, ma dovendo necessariamente identificarli uno per uno come “Ad by http://ad.ly/” l’incantesimo potrebbe non sortire gli effetti voluti.

Che ne pensi?
Può davvero funzionare?

E secondo te quanto siamo lontani dal poter proporre un modello simile in Italia?

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10 Commenti

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  1. Uhm… così a pelle l’idea non mi piace molto: non ci trovo nulla di rivoluzionario e sinceramente trovo che i messaggi pubblicitari minerebbero anche gli altri tweet. Perchè non sfruttare lo spazio intorno ai tweet? Penso che sia importante separare contenuti e pubblicità altrimenti la fiducia svanisce.

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  2. comùnicaTI ha detto:

    protemmo provare a far aprire un account Twitter a Mastrota e poi iscriverlo su Ad.ly :D

    cmq personalmente quest’invasività della pubblicità è stancante e vomitevole. e poi quanto sarebbe disposto a pagare un brand per far fare un tweet sponsorizzato al giorno a Oprah? :|

    Rispondi
  3. Andrea Vit ha detto:

    Mah, a me francamente sembra un tentativo goffo di “fregare gli utenti” di Twitter e non mi convince molto!
    Sottoscrivo l’appello all’ingresso in Twitter di Mastrota :-)
    Secondo me spaccherebbe di brutto!

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  4. Ciao Francesco,

    mi hai anticipato :-)

    Dopo aver letto questo interessante articolo su Ad.ly:

    http://www.techcrunch.com/2009/09/22/ad-ly-brings-sponsored-tweets-from-celebrities/

    stavo anche io preparando un post sull’argomento per dire la mia…

    Anche a me, comunque, non sembra un’idea particolarmente entusiasmante: già non sono un patito di Twitter, se in più si iniziano a mettere in mezzo messaggi pubblicitari…

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  5. Francesco Gavello ha detto:

    Ma seriamente parlando: in Italia chi potrebbe ancora scuotere la twittersfera con il suo ingresso? Maria de Filippi? (brrr…) Gerry Scotti?

    Persino Grillo, tralasciando la comunicazione a senso unico, con tutta la sua popolarità raggiunge a malapena i 5k follower (e non twitta da Maggio…)

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  6. Gian Paolo ha detto:

    Non mi piace sputare sentenze così presto tuttavia visti i servizi analoghi già disponibili temo che anche questo sia destinato a fallire. Non vedo Twitter come metodo così diretto per monetizzare con prodotti altrui.. almeno non con un tweet ogni tanto che tenta di rifilarmi una batteria di pentole.

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  7. Ciao Francesco, bella novità (per chi ha più di 100.000 followers), anche se ormai si parla da tempo di pubblicità su Twitter. Del resto non si può ignorare l’andamento del mercato pubblicitario, sempre in costante aumento, soprattutto quest’anno grazie anche ai social network, come è anche esposto nell’articolo http://magazine.artistiko.net/2009-09-10/pubblicita-social-network-investire-e-comunicare-attraverso-new-media/
    Confermo come dici te che in Italia Twitter è ancora usato poco, credo anche soprattutto per via del fatto che non è in italiano (a noi può sembrare indifferente, ma per la moltitudine di navigatori è un grosso problema!). NEgli USA spopola da oltre 1 anno, qua ancora pochi lo conoscono e lo usano.
    Staremo a vedere!

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  8. Me sembra una stron…a!
    Cioè, è il solito discorso che vale un pò per tutti i social network.

    I messaggi pubblicitari sono accettati solo in particolari casi: quando sono davvero in tema con la linea editoriale (in questo caso con il personaggio Twitter), quando sono intelligenti e ben fatti, e quando sono discreti.
    Diversamente il lettore fa presto a mollare la fonte e togliere sottoscrizione.

    E’ evidente che i messaggi pubblicitari così virtuosi sono ben pochi, e che la gran parte delle aziende è destinata a fallire nel suo intento di diffusione.

    Rispondi

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